Teatro Eliseo, “Play Strindberg” di Friedrich Dürrenmatt

Maria Paiato, Franco Castellano e Maurizio Donadoni nella riscrittura di Danza macabra secondo Dürrenmatt. Dal 9 al 21 maggio a Roma

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Foto di Simone Di Luca

Forse è il caso di conoscere bene, molto bene, Danza macabra di Strindberg (ultima regia di Luca Ronconi andato in scena a Spoleto nel 2014 e poi a Roma) uno dei testi più crudeli ed eversivi sulla dinamica matrimoniale per poter apprezzare al meglio Play Strindberg di Friedrich Dürrenmatt, coproduzione del Teatro Stabile del Friuli, Artisti Riuniti e Mittelfest 16, che va in scena al Teatro Eliseo di Roma dal 9 al 21 maggio.

Lui (Edgar, il capitano), lei (Alice, la moglie), l’altro (Kurt, il cugino/amante) sono i protagonisti dell’inferno matrimoniale a metà strada fra il sorriso e l’agghiacciante amarezza descritto con la consueta, gelida crudeltà dal geniale autore svedese attratto dai rapporti fra uomo e donna (vedi La signorina Julie) e dalla crisi della società e che Friedrich Dürrenmatt si impegna a riscrivere nel 1969 per il Teatro di Basilea nel 1969.

L’autore svizzero tedesco, nato nel 1921 a Berna, lavorava in quel periodo per il teatro di Basilea, ma insoddisfatto delle traduzioni di Danza macabra (scritto nel 1900) per gli attori, decise di impegnarsi personalmente a lavorare all’adattamento.

Il suo lavoro diventa molto più di un adattamento e Play Strindberg (dove play sta proprio per giocare e reinterpretare) qui tradotto da Luciano Codignola, viene proposto attraverso lo sguardo sarcastico e razionalista, cifre stilistiche peculiari di un autore interprete della cultura moderna.

Linguaggio crudo e spietato quello di Dürrenmatt che si diverte a mantenere inalterata la forza del testo di Strindberg, che indaga impietosamente in un matrimonio fra frustrazioni e recriminazioni, andandolo però ad asciugare ulteriormente: modalità drammaturgiche essenziali per poter esaltare le crudeltà e tutta la modernità di un testo attualissimo che indaga sulla famiglia attraverso un confronto serrato posizionando i tre protagonisti, Maria Paiato, Franco Castellano e Maurizio Donadoni, che si dividono fra il teatro e il cinema, sezionandolo sotto le luci di un ring in undici serratissimi round.

Il testo asciutto di Dürrenmatt rappresenta una bella sfida per il trio di attori diretti dal regista Franco Però, direttore artistico del Rossetti di Trieste, pronti a sfruttare al meglio la possibilità di mettere in mostra tutto il loro virtuosismo attraverso una caustica rappresentazione della famiglia.

Tutta l’essenza del testo originale rimane – sottolinea il regista – ma Dürrenmatt ne esalta l’attualità, asciugando fin dove è possibile il linguaggio – già di per sé scarno – come in un continuo corpo a corpo, che solo il gong ferma per qualche istante, dando ai contendenti il tempo di un riposo per riprendere fiato e agli spettatori l’attimo di riflessione su quanto, nel round precedente, hanno visto. Sono immagini veloci come flash di una lotta famigliare in cui arriva all’improvviso il desiderato – da entrambi i coniugi – “straniero”, che veste i panni del cugino e rimette in gioco rapporti e conflittualità.

Scene di Antonio Fiorentino, costumi di Andrea Viotti, musiche di Antonio di Poli, luci di Luca Bronzo per l’atto unico in scena dal 9 al 21 maggio 2017, prezzi da 25 euro, info su www.teatroeliseo.com.

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