La forza del teatro

32ª stagione del Teatro di Rifredi di Firenze

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La forza del Teatro di Rifredi sta, anche quest’anno, nell’affiancare spettacoli e personaggi a cui il pubblico si è ormai affezionato ad altri del tutto nuovi, nell’alternare baluardi della toscanità a nomi della scena teatrale internazionale. L’anteprima eccezionale è affidata ad Alessandro Riccio, con il suo Bruna è la notte (17-22 ottobre), che approda nel foyer di Rifredi dopo essere già entrata nei cuori di molti fiorentini. Accompagnato dalla fisarmonica di Alberto Becucci, Riccio canta la storia di Bruna, una vita spesa in locali di seconda scelta interpretando canzoni che dicono la verità. Riccio torna anche nella sua consueta collocazione di fine stagione, insieme a Gaia Nanni, con Audizioni, un dietro le quinte che si preannuncia squisitamente introspettivo. La prima apertura di sipario spetta al Cantico dei cantici (26-28 ottobre) di e con Roberto Latini, che, dopo l’Ubu roi della scorsa stagione, torna a Rifredi con un nuovo febbricitante lavoro costruito su un testo biblico. Dopo il successo dello scorso anno, tornano anche i Kalunka, la compagnia basca che ha commosso Rifredi con André e Dorine, riproponendo quest’ultimo (9 e 10 dicembre) e presentando il nuovo Solitudes (6-8 dicembre), in cui le bitorzolute maschere mute ci parleranno della solitudine e delle solitudini, con un focus attuale e commovente sull’anzianità. Della passata stagione ritroviamo anche le Note da Oscar (1-4 marzo) della ormai di casa Rimbamband, Thanks for vaselina (14-17 marzo) della Carrozzeria Orfeo e due produzioni Pupi e Fresedde con la regia di Angelo Savelli: Alpenstock (4-8 aprile), con Antonella Questa, Ciro Masella e Flavio Cauteruccio, tratto dal testo di Rémi De Vos sulla paura dello straniero, e I racconti del bar sport (19-22 aprile) con Lorenzo Baglioni che si cimenta nel celebre testo di Benni. La direzione artistica di residenza Pupi e Fresedde presenta in tutto 7 produzioni, che spaziano dal teatro ragazzi alla drammaturgia contemporanea. Dieci serate (15-25 febbraio) saranno dedicate a Il principio di Archimede, un testo del drammaturgo catalano Josep Maria Miró, tradotto e diretto da Savelli, con Giulio Maria Corso, Monica Bauco, Riccardo Naldini e il giovane Samuele Picchi. Un tema delicato, raccontato con un linguaggio originale e supportato da una scenografia unica: è questa prima nazionale lo spettacolo che più incuriosisce di questa trentaduesima stagione. Il 20 dicembre sarà la serata dedicata a Rémi De Vos, in cui Serra Yilmaz e Ciro Masella leggeranno due suoi testi tradotti da Savelli, Per tutta la mia vita ho fatto solo cose che non sapevo fare e Occidente, pièces grottesche che affrontano con ironia temi crudi e quanto mai attuali. La scommessa sui giovani di quest’anno è I ragazzi di via Boccaccio #Decameron (28-29 novembre), uno spettacolo under 35 – a partire dall’autore Andrea Falcone e dal regista Giacomo Bogani – che modernizza le novelle boccacciane in storie di ragazzi che comunicano via chat. Le feste a Rifredi si festeggeranno con La briscola in cinque (29 dicembre – 7 gennaio), una produzione del Teatrodante Carlo Monni, per la regia di Andrea Bruno Savelli, che continua la messa in scena dei romanzi gialli di Marco Malvaldi, avvalendosi della schietta toscanità di Sergio Forconi, Giovanna Brilli e Raul Bulgherini. Questi ultimi li ritroviamo con la loro compagnia Il grillo anche nel classico vernacolare I barroccini di via dell’Ariento (17-19 novembre). Inaugura l’anno occupando il palcoscenico quasi tutto gennaio Serra Yilmaz, prima con il grande ritorno de L’ultimo harem (11-21 gennaio) e poi con Grisélidis: memorie di una prostituta (25-27 gennaio) di Coraly Zahonero, che ha messo insieme scritti e interviste della prostituta Grisélidis Réal, la quale si è battuta per la legalizzazione della prostituzione in Svizzera. L’attenzione di Rifredi per i temi di scottante attualità porta in scena anche due progetti teatrali italiani necessari: Geppetto e Geppetto, del siciliano Tindaro Granata, sulle adozioni da parte delle coppie omosessuali, e Sorry, Boys di Marta Cuscunà, che affronta la violenza sulle donne. Approda a Rifredi anche Silvia Gallerano, in due vesti completamente diverse che confermano la sua versatilità: prima ne La locandiera di Goldoni (6-10 marzo), assieme a Claudio Botosso, poi, a chiudere la stagione, ne La merda (4-5 maggio), il dissacrante spettacolo di Cristian Ceresoli che ha girato tutto il mondo ed è già stato apprezzato dal pubblico fiorentino nella sala del Puccini. E a proposito di ritorni e di poliedricità, a novembre arriva dalla Danimarca Paolo Nani con La lettera (9-11 novembre), liberamente tratto da “Esercizi di stile” di Raymond Queneau, e Jekyll on ice (12 novembre), un clown gelataio che si inserisce nelle domeniche dedicate alle famiglie a teatro. Ad aprile invece riecco Alessandro Benvenuti e la sua Arca azzurra teatro con Chi è di scena (12-15 aprile), un’intervista di un fan a un uomo di spettacolo improvvisamente sparito dalle scene, e il sempiterno Benvenuti in casa Gori (17-18 aprile), da vedere e rivedere. Altra amica di Rifredi, Emma Dante porta in scena La scortecata (22-24 marzo) liberamente tratto da “Lo cunto de li cunti” dello scrittore barocco Giambattista Basile; una fiaba popolare, dialettale e volgare che promette molto bene. Non poteva mancare il teatro danza, affidato all’Opus ballet che con Bolero e gaîté parisienne (24-25 novembre), coreografato da Loris Petrillo, propone una visione della contemporaneità con un’interpretazione tutta maschile. Il 13 marzo un evento speciale a cura di Nosoloteatro nell’ambito del Progetto Culturale sulla Legalità e Contrasto alle Mafie: Guido Castiglia interpreta il suo Una storia disegnata nell’aria – per raccontare Rita che sfidò la mafia con Paolo Borsellino.

Una stagione ricca di vecchie conoscenze e nuovi incontri, che cerca l’arte anche nei terreni più aridi della società. Il direttore artistico Giancarlo Mordini sceglie come motto della stagione una frase di Matisse: “Ci sono fiori dappertutto, per chi è capace di vederli”. La sfida del teatro non è soltanto quella di scovare i fiori più belli, ma soprattutto di indicarli e farli cogliere al pubblico. A Rifredi, le premesse ci sono tutte.

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