Teatro dell’Opera di Roma, il successo della Soirée Roland Petit

L’Arlésienne, Le Jeune Homme et la Mort, Carmen per l’omaggio al genio di Petit. In scena fino al 14 settembre

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Foto di Rolando Paolo Guerzoni

Era il dicembre 2010 quando Roland Petit assisteva alla serata in suo onore al Teatro dell’Opera di Roma con il dittico L’ArlésienneCarmen che segnava anche il debutto capitolino di Eleonora Abbagnato. A distanza di sette anni ormai, il Costanzi torna con l’omaggio al geniale coreografo francese scomparso nel luglio del 2011, con la Soirée Petit Roland Petit e il “trittico” L’Arlesienne-Le Jeune Homme et la Mort-Carmen che dopo la pausa estiva conclude la stagione di balletto 2016/2017.

E la “ripresa” viene impreziosita dalla presenza sul palco della Abbagnato, ora direttrice del Corpo di Ballo del Teatro, che torna anche a danzare nel ruolo della Mort in Le Jeune Homme et la Mort che ha interpretato per oltre 20 anni in un funereo passo a due dal sapore esistenzialista (del 1946) che a distanza di anni continua a disturbare le coscienze inquietando lo spettatore accanto a Stéphane Bullion, étoile dell’Opéra di Parigi e storico partner nel ruolo.

Lei, lineamenti alteri, caschetto nero e abito giallo accecante, interpreta alla perfezione il ruolo algido e spietato della donna altera, che provoca l’uomo e gli si nega in un sottile e crudele gioco di seduzione della morte nel finale inaspettato (ma non troppo).

Splendida la Passacaglia di Bach nell’orchestrazione di Respighi in un crescendo emotivo con un finale scenografico sui tetti di Parigi (scene cinematografiche di Georges Wakhévitch) e con alcuni tocchi drammaturgici tutta paternità di Jean Cocteau (anche autore dei costumi) in una vicenda che si chiude con il trionfo della morte sulla vita.

Fil rouge della serata restano gli insoddisfacenti o meglio gli impossibili rapporti fra uomo e donna, in un coacervo di relazioni impossibili da portare avanti dove amore e passione sembrano non viaggiare nella stessa direzione: anche se in modi diversi è sempre la morte la protagonista che viene veicolata attraverso un amore impossibile e con tre tagli diversi.

Brilla Alessio RezzaFrédéri ne L’Arlésienne (del 1974), insensibile all’amore e alla gentilezza di Vivette-Rebecca Bianchi (eterea e delicata) sullo sfondo di un paesaggio caldo e avvolgente di Van Gogh, ma sempre ossessionato dall’angosciosa assenza-presenza dell’Arlesiana fino a lasciarsi travolgere dalla pazzia che lo torta a scegliere la morte gettandosi nel vuoto in un balletto dal sapore malinconico e struggente incentrato sulla forza e la fragilità del personaggio maschile.

Altra tragica fine, altro connubio di eros-thanatos nella geniale Carmen del 1949 che conclude la serata: in cinque quadri il genio di Petit smonta e rimonta fra erotismo e ironia la musica e il libretto della già celebre delle opere di Bizet, mescola le carte della drammaturgia e i personaggi (Escamillo diventa una maschera ridicola) mette in evidenza tutta la sensualità e l’insolenza di Carmen, una svettante e vivacissima Natasha Kusch, artista ospite impeccabile (che si alterna nel ruolo con la Bianchi) al debutto all’Opera di Roma, che duetta accanto all’ottimo Michele Satriano – Don Josè nel ruolo di un gentiluomo irretito dal fascino dell’inafferrabile femme fatale interpreti di uno dei passi a due più belli ed erotici della danza.

Non manca però tutta la gamma dell’amore e della passione, dalla seduzione alla gelosia al tradimento all’abbandono, al senso di possesso, prevedibili tappe di una storia d’amore impossible raccontate da Petit senza rinunciare mai a un tocco di sfacciata irriverenza, al gioco, agli squisiti tocchi di teatro come l’Hababera rivisitata con tanto di coro e ballerini in costumi modernissimi e un po’ punk con strizzatissime guepiéres di Antoni Clavé. Ma non manca mai il divertimento teatrale anche nel più tragico dei finali.

La danza non è soltanto tecnica e io spero con queste serate di emozionare davvero il pubblico” aveva dichiarato Eleonora Abbagnato in occasione della presentazione della serata che è stata un grande successo (con musiche su base pre registrata dall’Orchestra del Teatro dell’Opera). Si replica fino al 14 settembre, poi va in scena la Giselle nella versione di Patricia Ruanne vista nel 2015 al Costanzi (dal 20 al 24 settembre) a chiudere la stagione di balletto con la presenza di Rebecca Bianchi e Susanna Salvi nel ruolo di Giselle e Claudio Coviello Claudio Cocino Michele Satriano nel ruolo di Albrecht.

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