Venezia 61. Biennale Musica – 30.09: Nel segno del leone dorato

La cerimonia di premiazione e il concerto del compositore Tan Dun

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Teatro alle Tese – ore 20

Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI

Tan Dun |direttore

Simone Rubino |percussionista

Consegna del Leone d’oro alla carriera

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Una cerimonia priva degli strascichi polemici del giorno prima (https://www.teatrionline.com/2017/10/venezia-61-biennale-musica-29-09-angius-e-ladorazione-di-stockhausen/), ha visto la consegna del Leone d’oro del 61. Festival al compositore cinese Tan Dun per il suo esprimere “…in maniera paradigmatica il suo ideale di musica organica in simbiosi con l’ambiente (ideale che trae origine dalla tradizione sciamanica cinese), nella quale elementi naturali come acqua, pietre, oggetti di carta e di ceramica interagiscono con i tradizionali strumenti dell’orchestra.

Grande intuito futuristico, quello alla base della passacaglia Secret of Wind and Birds.

Dotare il pubblico e l’orchestra di una registrazione da azionare tramite cellulare che evocasse il canto d’uccelli, finto naturale e in realtà prodotto da sei antichi strumenti cinesi. Registrazione, così, da ricreare un’atmosfera di sottobosco, in sala.

Il pubblico, coinvolto attivamente, ha però dimostrato di non controllare al meglio i propri smartphone che, anche durante la premiazione, hanno risuonato ‘bucando’ l’atmosfera solenne.

Il brano stupisce e accontenta sia i contemporanei, notevoli alcune ricerche timbriche e alcuni artifici sugli strumenti, sia chi conosce il Tan Dun compositore di colonne sonore, dando ampio spazio a momenti da film.

Palpabile il sentito coinvolgimento degli orchestrali a questo brano e all’intero concerto

Di ispirazione ugualmente naturalistica, ma più incentrata sui timbri percussivi il secondo brano, The Tears of Nature, del 2012.

Un concerto, per percussioni e orchestra, diviso in tre movimenti, ognuno dei quali rappresenta un diverso colore della natura e trae origine dal ricordo di terribili eventi naturali avvenuti in tre diverse città (terremoto del Sichuan, lo tsunami in Giappone e l’uragano Sandy negli Usa). Ricordandoci con le lacrime della natura che la nostra sopravvivenza è strettamente legata a quella della natura.

Solista il percussionista Simone Rubino, musicista e showman, che stupisce per la sua capacità di far risuonare ogni superficie possibile, guancia compresa.

Dopo un piccolo intervallo, l’estratto dall’opera Marco Polo, Concerto for Orchestra, composto nel 2012 ha concluso la serata.

Come l’esploratore veneziano, l’ascoltatore è portato ad un viaggio metaforico verso il Catai (l’antico nome della Cina) in un susseguirsi di intermittenze fra archi e ottoni, pizzicati e un continuo alternarsi di strumenti solistici.

Il brano ripropone quanto ascoltato nella prima parte del programma, dai pizzicati fino alle masse sonore intervallate agli elementi solistici.

Indubbiamente il richiamo di Marco Polo nella sua città natale era molto forte, ma un brano diverso, magari meno recente, anche per scoprire la crescita e la ricerca artistica del neo leone d’oro, sarebbe stato preferibile.

La risposta del pubblico è stata comunque entusiasta, seguita da lunghi e convinti applausi.

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