Artisti all’Opera, Il Teatro dell’Opera di Roma sulla frontiera dell’arte da Picasso a Kentridge1880-2017

Una mostra che ripercorre il rapporto del Teatro dell’Opera con i più grandi artisti del Novecento. Al Museo di Roma a Palazzo Braschi, dal 17 novembre 2017 all’11 marzo 2018

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Raccontare e tradurre oltre un secolo di arte performativa in un inedito e ricco percorso espositivo: questo l’obiettivo di Artisti all’Opera, Il Teatro dell’Opera di Roma sulla frontiera dell’arte da Picasso a Kentridge1880-2017, la mostra allestita al Museo di Roma a Palazzo Braschi, dal 17 novembre 2017 all’11 marzo 2018 che ripercorre il rapporto del Costanzi con i più grandi artisti del Novecento, da Pablo Picasso a Renato Guttuso, da Giorgio de Chirico ad Alberto Burri, Giacomo Manzù, Arnaldo Pomodoro e William Kentridge.

Attraverso le numerose sezioni di Artisti all’Opera sarà raccontata la storia del Teatro dell’Opera di Roma che ha sempre cercato un rapporto con l’arte figurativa mostrando scene e costumi, bozzetti, figurini e maquette, ma anche il celebre sipario lungo 15 metri dipinto da de Chirico per un Otello rossiniano.

Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e dalla Fondazione Teatro dell’Opera di Roma in collaborazione con la Fondazione Cineteca di Bologna e curata da Gian Luca Farinelli con Antonio Bigini e Rosaria Gioia, Artisti all’Opera offre un percorso attraverso meraviglie dell’arte scenica, lasciando immergere il visitatore nella storia del Teatro dell’Opera di Roma attraverso i grandi nomi dell’arte e attraverso piccoli gioielli minori offrendo di spiare anche il fondamentale lavoro delle maestranze, ricreato attraverso un gioco d’allestimento d’effetto.

Originale, lungo e innovativo è stato il percorso che ha segnato il Teatro dell’Opera di Roma, dalla sua nascita al prestigio che l’ha accompagnato fino ai giorni nostri, e che presentiamo in questa mostra – le parole di Carlo Fuortes, Sovrintendente del Teatro dell’Opera di RomaTutti con la loro arte hanno lasciato orme indelebili sulla scena del Teatro dell’Opera di Roma che, in questa prima grande mostra ospitata nella propria città, ha l’ambizione di restituire centotrentasette anni di memoria, ripercorrendo il cammino di un grande teatro internazionale, segnato dalla stessa innata vocazione per la bellezza della sua città”.

La mostra si snoda attraverso numerose sezioni partendo idealmente dal sipario del carretto delle scene originali di Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni che debuttò al Costanzi nel 1890, passando attraverso Giacomo Puccini e il costume della Turandot indossato da Maria Callas, i costumi di Caramba e Fortuny, i bozzetti e i figurini del futurista Enrico Prampolini.

fino all’arrivo nel 1920 dei Ballets Russes di Diaghilev con la presenza di scenografi-artisti come Braque, Picasso, Benois, Utrillo: sono del 1919 scene e costumi di Picasso per il balletto di Manuel de Falla Il cappello a tre punte.

La mostra rappresenta al meglio la grande tradizione dell’Opera all’italiana, punto di incontro tra arti diverse, arte totale, che coinvolge la molteplicità dei sensi. Mascagni e Puccini, Callas e Pavarotti, Tosi e Caramba, ma anche Picasso, de Chirico, Burri, Kentridge … – dichiara Gian Luca Farinelli, Direttore della Fondazione Cineteca Di Bologna – L’elenco è cosi lungo che è più semplice dire: il Teatro dell’Opera di Roma è stato la frontiera dell’Arte del Novecento, il luogo d’incontro delle Arti e degli Artisti, che si sono riuniti per creare qualcosa in comune, vissuto solo in un determinato momento, in scena”.

Gli Anni Sessanta sono frenetici per la presenza di Renato Guttuso impegnato con la Carmen di Bizet e la Sagra della primavera di Stravinskij, Giacomo Manzù per Oedipus Rex di Stravinskij, Alexander Calder per Work in progress di Maderna, ma i decenni successivi vedono la presenza di Alberto Burri con il Cretto per November Steps, balletto di Minsa Craig del 1972, Mario Ceroli per La fanciulla del West di Puccini,, Arnaldo Pomodoro per Semiramide di Rossini nel 1982 e William Kentridge per la Lulu di Berg della stagione 2016/2017.

La mostra omaggia anche la presenza di grandi registi, da Luca Ronconi a Bob Wilson, da Terry Gilliam a Werner Herzog, fino a Emma Dante e Sofia Coppola, passando naturalmente attraverso il mitico allestimento di di Luchino Visconti che ha curato anche scene e costumi del Don Carlo di Verdi, del quale viene esposta la maquette originale.

Ma non solo grandi artisti figurativi e grandi registi nella storia del Teatro dell’Opera, ma anche grandi costumisti, come Danilo Donati, il premio Oscar Gabriella Pescucci, Pier Luigi Pizzi, stilisti che non sanno resistere al richiamo del palco, come Armani, Valentino, Ungaro.

Percorrere gli spazi di questa mostra e un po’ immergersi nello spirito di quella “Gesamtkunstwerk” di wagneriana memoria, quell’opera d’arte totale che è somma, e sintesi, di tutte le espressioni artistiche che l’uomo è in grado di creare. … Riunirle oggi al Museo di Roma di Palazzo Braschi, in questa mostra frutto della collaborazione di istituzioni diverse, che mettono a beneficio comune le rispettive eredità storiche e culturali, e un modo di ricordare artisti grandi e insuperati. Ma è anche l’occasione per rendere il giusto tributo alle molte maestranze, che alla creazione e costruzione della messa in scena contribuiscono, per tanta parte, all’ombra della ribalta. È un modo, infine, per offrire al visitatore del museo la possibilità di superare, per un momento, la spessa coltre del sipario, quel diaframma che divide la rappresentazione da tutto ciò che intorno a essa ruota e rende ancor più grande” dichiara Claudio Parisi Presicce, Sovrintendente Capitolino ai Beni Culturali.

Biglietti per la Mostra da 9 euro, info 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00), www.museodiroma.it; www.museiincomune.it

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