Sorelle Materassi

Al Teatro Quirino di Roma fino al 3 dicembre 2017

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La vena malinconica e beffarda del futurista Aldo Palazzeschi emerge nel romanzo Sorelle Materassi del 1934, ambientato all’inizio del secolo scorso a Coverciano, sobborgo di Firenze. L’adattamento cinematografico del 1943 ha visto protagoniste le sorelle Emma e Irma Gramatica, mentre la divulgazione popolare si è avuta nel 1972 con lo sceneggiato televisivo interpretato da Rina Morelli, Sarah Ferrati, Nora Ricci, Ave Ninchi e un giovanissimo Giuseppe Pambieri.

Questa versione teatrale si avvale del libero adattamento del drammaturgo Ugo Chiti per la regia di Geppy Gleijeses che ha voluto un cast di primedonne quali Lucia Poli, Milena Vukotic e Marilù Prati.

Teresa e Carolina sono due sorelle, attempate e nubili, che ricamano raffinati corredi da sposa per la nobiltà fiorentina che vengono consegnati dalla più giovane Giselda, rientrata in casa dopo la separazione dal marito. Su di loro e sulla casa vigila la saggia e amorevole Niobe.

Uno spaccato di femminile operosità in un interno fiorentino, dove sono avvizzite le giovinezze di due donne che intrecciano ai ricami rimpianti e sospiri.

Questo equilibrio fondato sul lavoro e la rinuncia viene alterato dall’arrivo del giovane figlio della quarta sorella Augusta, morta ad Ancona. Esuberante e spregiudicato, Remo invade le esistenze delle zie scatenando una ridda di sentimenti inaspettati. Il bisogno spasmodico di esaudire tutti i desideri del nipote diventa un vaso di Pandora da cui fuoriescono tenerezze represse, attrazione per il maschile che si stempera nell’ammirazione per la bellezza giovanile, una sensualità serotina che smuove pruriginose esternazioni d’affetto. Remo, consapevole del suo ascendente, è sempre più esigente e in breve dilapida il patrimonio lasciando le zie sul lastrico, sorde ai rimbrotti di Giselda, inascoltata Cassandra.

Teresa ondeggia tra abbandoni e resistenze mentre Carolina dà sfogo a soffocate smancerie e tenera tattilità, dinamiche emotive che fanno emergere sopiti rancori, gelosie e rivalità ardenti fino ad allora soffocate. Il nipote, dopo aver scatenato la girandola di senili sentimenti amorosi e prosciugato le finanze, annuncia il matrimonio con un’ereditiera americana, al quale le due zie partecipano vestite da sposa, in competizione con quella vera che ritengono non possa amare Remo più di loro. Dopodiché tornano a una grama esistenza, sfogliando le foto dell’aitante nipote che non tornerà più.

Lucia Poli e Milena Vukotic sfoderano tutta la gamma di versatilità dei loro personaggi, arrendevoli e trepidanti nell’amore per il nipote, sagaci e pungenti nei battibecchi quotidiani, rigorosa e controllata la prima, svolazzante e sospirosa la seconda. Marilù Prati è la borbottona e pragmatica Giselda, Sandra Garuglieri è infaticabile nel ruolo della domestica che corre forsennatamente trasportando vassoi per sfamare la brigata di amici di Remo, interpretato da Gabriele Anagni come un bel tenebroso con baffi impomatati e sigaretta in bocca. Roberta Lucca è la spilungona Peggy col vestito da sposa Belle Èpoque (i costumi sono di Ilaria Salgarella, Clara Gonzalez, Liz Ccahua coordinate da Andrea Viotti), Gian Luca Mandarini ha il ruolo dell’amico Palle.

La scenografia di Roberto Crea lavora sulle suggestioni: le ombre dietro un velatino mostrano le sorelle ricevute dal Papa a cui hanno donato una stola ricamata; nella sala da lavoro il groviglio di alberi attraverso un’ampia vetrata suggerisce l’ampio giardino dove avvengono i bagordi con gli amici; grandi corbeille di fiori bianchi creano l’atmosfera delle nozze; due fanali puntati verso il pubblico evocano l’idea dell’automobile che Remo acquista per un improbabile lavoro.

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