Blade Runner 2049

Il film di Denis Villeneuve, sequel di Blade Runner, diretto nel 1982 da Ridley Scott

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Genere: fantascienza

Regia: Denis Villeneuve

Cast: Ryan Gosling, Harrison Ford, Robin Wrigth, Mackenzie Davis, Dave Bautista, Jared Leto, Ana de Armas, Lennie James

Origine: Usa

Anno: 2017

Durata: 252’

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Era il 1982 quando sugli schermi apparve Blade Runner (regia di Ridley Scott e Harrison Ford come protagonista), uno strano film – tratto dal romanzo Do androids dream of electric sheep? scritto nel 1968 dal prolifico scrittore di fantascienza Philip K. Dick (morto peraltro a 54 anni in quello stesso 1982 senza poter vedere l’opera di Scott e goderne, anche finanziariamente, il successo) – che avrebbe conosciuto un trionfo mondiale a livello sia di spettatori sia di critica tanto da divenire un film cult: ancora oggi gode nei giovani di allora del ricordo del suo innegabile fascino accresciuto da quello insito nel ‘bel tempo che fu’.

Il romanzo di Dick e il film di Scott – ambientati nel 2019 – evocano una Los Angeles in rovina in cui non esiste più vita vegetale o animale ed è abitata quasi unicamente da ‘replicanti’ (le ‘pecore elettriche’ del titolo del romanzo) programmati per avere una vita breve, essere lavoratori superdotati e indefessi e non avere capacità di sognare.

Il bel film del canadese Denis Villeneuve, pur mantenendosi fedele agli aspetti fondamentali del romanzo e del film di Scott, sviluppa un racconto autonomo perfettamente godibile anche da chi non ha vissuto quelle esperienze.

Un ricordo del film del 1982 può essere utile per meglio capire la figura del poliziotto Deckard (anche nell’opera di Villeneuve interpretato da Harrison Ford), ‘fil rouge’ di Blade Runner 2049. Deckard era il più bravo dei poliziotti cui era stato affidato il compito di localizzare ed eliminare un gruppo di replicanti che avevano osato ribellarsi (per causa loro era avvenuto anche un crash finanziario) mostrando la capacità di non essere più soltanto automi.

Perché nel 2049, a oltre trent’anni dagli eventi del 2019, l’Agente K (ottimamente interpretato da Ryan Gosling), poliziotto-cacciatore di nuova generazione, che ha scoperto un segreto che può precipitare nel caos la società è incaricato di rintracciarlo? Perché Deckard è sospettato di essere non un umano ma un replicante che si è innamorato vivendo il cortocircuito dei sentimenti, conoscendo felicità e infelicità e per questo di aver infranto l’ordine costituito che prevede per i replicanti di non poter amare, soffrire, gioire, ricordare e quindi vivere una vita vera.

La Los Angeles del 2049 è una metropoli postindustriale e multiculturale divenuta ancora più cupa e invivibile per il cambiamento climatico che ha alzato drammaticamente il livello del mare ed è abitata solo da chi povero o malato non può permettersi di vivere nelle colonie nello spazio e dai replicanti di nuova generazione.

Villeneuve sviluppa ancora più di Scott il tema dell’etica della scienza in questo caso applicata alla liceità di arrivare alla creazione di esseri para-umani (perché tali sono i ‘replicanti’) unicamente finalizzati a lavorare per la ricchezza di pochi: una società ancora peggiore di quella basata sugli schiavi cui almeno era concessa la possibilità dei sentimenti. Non si pensi che queste problematiche etiche siano avveniristiche: basti pensare al sempre più elevato grado di ‘intelligenza’ di cui sono dotati molti robot e al loro graduale sostituire gli uomini, per ora nei processi più manuali.

Sia il film di Scott sia quello di Villeneuve sono dominati dalla difficoltà di distinguere l’uomo dal ‘replicante’ e dal disprezzo misto a timore degli umani verso i ‘replicanti’, cioè i ‘diversi’. I ‘replicanti’ della società del 2049 non sono forse simili agli immigrati della società odierna in cui lavorano un numero infinito di ore con remunerazione da fame e senza diritti?

In un film come Blade Runner l’aspetto scenografico (molla primaria di coinvolgimento dello spettatore) è importantissimo. Pur non potendo contare né sulla sorpresa né sull’invenzione di meccanismi che avevano sfiorato la perfezione nel film del 1982, il regista, peraltro famoso per la grande cura dei dettagli, confeziona un’opera – scandita da un equilibrato succedersi di sorprese – dalle immagini perfette caratterizzate da una grande luminosità in cui luci e colori si fondono creando una serie di quadri-affreschi che affascinano e coinvolgono lo spettatore.

Villeneuve – cui si devono film importanti e con un significativo contenuto filosofico come il recente Arrival (2016) – ha realizzato un’opera che pone al centro le scelte dell’individuo, indipendentemente dal loro essere giuste o meno, e la ricerca esistenziale del proprio io.

Blade Runner 2049 è un film da vedere sia da chi ha amato l’opera di Scott, sia da chi era allora troppo giovane o non era ancora nato.

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