Il bambino dalle orecchie grandi

Andato in scena al Teatro delle Spiagge, Firenze

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Il bambino dalle orecchie grandi” si costruisce tra le emozioni e i piccoli racconti di vita quotidiana di una storia d’amore, una storia qualsiasi e allo stesso tempo la nostra storia, vecchia o attuale che sia. Ci sono le attese e le previsioni, le paure e le incompatibilità. Ci si domanda se siamo fatti per stare insieme, per sempre, se ci siamo conosciuti in una vita precedente, potrebbe essere possibile, perché no, tutto potrebbe essere un ripetibile infinito, un “8” disteso, prigionieri nel destino delle attrazioni. Lo spettacolo possiede più chiavi di lettura e questo aspetto lo rende naturalmente interessante ed efficace. La compagnia Teatrodilina, diretta da Francesco Lagi, ci riporta sul palco a vivere piccole situazioni, eventi di vita quotidiana e lo fa con così tanta spontaneità ed alchimia che il pubblico non può fare a meno di immedesimarsi e rivivere con gli attori il già avvenuto. Le vicende si snodano in un quadro di autentico vissuto e quotidiano, ma è proprio questo aspetto che le rende originali e genera nello spettatore l’idea del “è vero, è proprio così che funziona!

Sul palco Anna Bellato e Leonardo Maddalena che, con bravura e naturalezza, interpretano una coppia che si è appena conosciuta. Hanno entrambi le orecchie grandi, aspetto che li ha portati a soffrire quando, da piccoli, venivano presi in giro dagli altri bambini per questa loro originalità. Da questo momento in poi però avere le orecchie grandi diventa il motivo per stare insieme, come se fosse un segno del destino. Tutto parte con l’incertezza e con il domandarsi se potrebbe funzionare. Poi passa del tempo, forse poco, forse anni o forse il tempo della stabilità dell’infinito e c’è la raccolta punti con i vasetti della marmellata, la pianta regalata che si spera che fiorirà, ma che deve stare alla luce, delle piccole manie dell’altro che scatenano una lite; si dice “non ti voglio più vedere”, ma poi si fa la pace.

Uno spettacolo commovente e delicato, scritto con la consueta spontaneità di Francesco Lagi.

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