Intervista a Giorgia Trasselli, protagonista di “Analisi illogica”

Intervista a cura di Ines Arsì

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testo e regia di MARCO PREDIERI

con GIORGIA TRASSELLI e SIMONE MARZOLA

produzione ALTROVE TEATRO

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Il pubblico del Teatro di Cestello di Firenze ha accolto con un sentito e fitto applauso il ritorno sulle scene di Giorgia Trasselli, attrice e regista amatissima dal grande pubblico per la sua collaborazione professionale con Sandra e Raimondo Vianello e qui protagonista, insieme all’attore e noto doppiatore Simone Marzola, di una commedia molto ben studiata di Marco Predieri.

L’abbiamo intervistata per conoscere le sue riflessioni immediate dopo lo spettacolo:

Giorgia Trasselli, ci racconti il suo personaggio, protagonista di “Analisi Illogica”.

Francesca, agente immobiliare, vive in casa con la famiglia, un figlio e un marito architetto; una normalissima donna che viaggia e ha, tutto sommato, una vita regolare, come milioni di altre donne. Si trova a Firenze per un convegno e viene ospitata da una psicologa, sua carissima amica di vecchia data, nello studio dove solitamente riceve i pazienti. Quello che è divertente di questa Analisi Illogica di Marco Predieri, quella che è la particolarità di questo personaggio che interpreto, donna intelligente dalla vita borghese, è ritrovarsi in una situazione del tutto insolita, senza spaventarsi di fronte ad un probabile pericolo. E poi… Non sveliamo come va a finire!

Il dialogo è brillante e ricco di colpi di scena. Sembra trattarsi di un gioco che vede i personaggi padroneggiare il contesto vicendevolmente, in modo alternato, fino all’incontro, al vero e proprio scambio, all’esaudirsi della comunicazione reciproca.

Esatto, c’è uno scambio di battute continue e negli antagonismi, si crea, in realtà, un ascolto da entrambe le parti. In questa situazione surreale, folle, buffa, ridicola, di tensione, si crea una condizione in cui entrambi i protagonisti riescono a comprendersi e a comprendere meglio qualcosa di se stessi e della propria vita, che diversamente non avrebbero mai afferrato.

Uno dei temi portanti della commedia è il tradimento, un tema delicatissimo, attraversato sapientemente, intrattenendo con leggerezza il pubblico e insieme toccandone corde emotive profonde.

Sì, il tradimento è un dato drammaturgico riconosciuto dai personaggi, una realtà a cui Francesca reagisce con solo un breve cedimento, intuendo una verità dolorosa che la frastorna, ma che non vuole confessare di aver compreso. Ecco, questo è estremamente interessante da indagare.

Interessante perché non solo chi tradisce non vuole confessare, ma spesso anche chi viene tradito.

Vero, anche il tradito vive la sua condizione come una vergogna, un problema per la sua dignità. Anche se riconosce sicuramente, nel gioco delle parti, di poter essere sia potenziale vittima che carnefice. Francesca affronta questa situazione ritrovando la sua ironia e arrivando così al confronto finale.

Il personaggio sembra essere quello di una donna emotiva che coltiva un profondo rispetto verso se stessa e non si lascia schiacciare da eventi avversi. Nel mondo dello spettacolo invece spesso ci si lascia schiacciare, forse per paura, da meccanismi di sopraffazione e violenza che stritolano la dignità e le competenze professionali.

Personalmente non posso negare che da giovane ci sono state un paio di situazioni critiche, ma sono riuscita a cavarmela, una volta con un piantarello e una volta con una battuta ironica, per smontare un po’ di insistenze palesi. Questo capita nel mondo dello spettacolo come nella vita comune, perché ci si trova, non solo da attrici a ricevere attenzioni indesiderate da persone, spesso, davvero insospettabili. Insospettabili! Lo dico col cuore. Amici, persone che erano, oserei dire, quasi di famiglia. Basta trovarsi sola per un momento. E rimani male. Conoscevo le rispettive compagne di questi. Quindi è un dolore chiedersi come si permettono.

Il tradimento, quindi, oltre un compagno può inquinare anche una cara amicizia, una collaborazione professionale.

Certo. La vita è comunque piena di passioni e al cuor non si comanda, per cui tutto può accadere, ma penso siano importanti le modalità in cui accadono le cose. Ci sono tanti modi di farle o non farle accadere e anche di affrontarle quando sono accadute.

Va scardinato il meccanismo culturale per cui si subisce e tace la violenza?

Come lei ha saggiamente affermato le donne si vergognano di essere state tradite, ma anche di essere state importunate, purtroppo. Io non sono mai stata in analisi, ma credo che un modo importante per scardinare violenze e torti subiti sia questo, per uscirne bene e per andare avanti bene nella vita. Non si tiene un masso del genere dentro.

Quindi è preferibile scardinare al proprio interno invece di denunciare pubblicamente?

Le violenze gravi vanno affrontate drasticamente in tutte e due i modi.

Sandra e Raimondo sono stati, senza dubbio, una coppia granitica nell’immaginario degli italiani. Lei che ha avuto modo di collaborare professionalmente per lungo tempo con loro, come ha visto maturare il loro rapporto nel quotidiano, oltre la patina televisiva?

Hanno affrontato, credo, la loro relazione in modo molto intelligente. C’era della stima tra di loro e quando c’è stima e ammiri qualcuno è più facile che lo ami; potevano esserci forse sbandate, litigi, schermaglie, punti di vista diversissimi, ma restavano loro, anche dietro la patina. Litigavano in maniera molto spiritosa. Si volevano bene.

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