Le vacanze romane di “Don Pasquale”

In scena al Teatro alla Scala di Milano fino al 4 maggio 2018

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Entra il direttore, siede l’orchestra.

La musica non inizia.

Tremori e sangue freddo all’uscita del sovraintendente Pereira. Chi sarà stato male? Maestri? Feola? Non sono molti i protagonisti, quindi si tratta solo di probabilità.

Troppe volte negli ultimi anni, l’uscita del sovraintendente ha accompagnato la notizia del ritardo o della malattia di qualche cantante. Effetto Pavlov.

Ed ecco che Pereira si affretta a dire che “no, nessun ammalato” ma a congratularsi, con fare gioviale e da tifoso, con la propria orchestra e con il proprio direttore artistico per il successo agli International Opera Awards, in qualità di migliore orchestra al mondo.

Celebrazioni, applausi meritati per il lavoro di questi anni e poi finalmente musica.

Riccardo Chailly alla prima direzione donizettiana non delude. Sull’orma degli altri titoli della tradizione del grande repertorio lirico italiano da lui diretti in Scala, sceglie un approccio critico e coerente.

Via acuti di tradizione, via le gag (lasciate invece alla regia), orchestra ridotta nel numero degli archi così da ottenere repentini cambi dinamici (riusciti meglio dal secondo atto in poi).

Per lui come per il cast grandi applausi a fine serata.

La regia di Davide Livermore e le sue scene con lo studio Giò Forma sono belle e convincono. Sfruttando un parallelismo con il cinema italiano degli anni ’50, utilizza tutte accortezze più da film che da teatro, rendendo moderno l’intero allestimento. Le risate non sono obbligate e vengono spontaneamente grazie anche ad alcuni momenti corali ben disposti.

D’interesse l’utilizzo dell’ouverture per sondare la psicologia del personaggio di Don Pasquale, il funerale della madre fino al flashback in scena sulle privazioni amorose subite dal personaggio per colpa di un genitore troppo asfissiante.

Occasione per tutti i non milanesi il 19 Aprile su Rai5 per vederne una replica televisiva.

Ambrogio Maestri, nel ruolo di Don Pasquale, non ha bisogno di presentazione né di commenti. Le opere mono-protagonistiche (Falstaff, Gianni Schicchi, Simon Boccanegra, solo per citare le ultime fatiche italiane degli ultimi mesi) sono il suo pane. La sua presenza scenica, la chiarezza del suo recitato circoscrivono perfettamente l’idea Pasquale che il baritono ha in mente, lontano da eccessi buffoneschi, ma con una precisa caratterizzazione psicologica, superando incolume quei limiti imposti da una parte da basso, lui che invece è baritono.

Caratterizzazione chiara ai più anche per la scelta registica di riempire scenicamente l’ouverture.

Chi regge a pieno il confronto con Maestri è Rosa Feola. Tratteggia una Norina sensuale e provocante capace a propria bizza di muovere gli uomini più risoluti. Pure nei non facili movimenti scenici, riesce a mettere quel plus recitativo che ben intriga e ammalia.

Interessante caratterizzazione quella di Mattia Olivieri, Malatesta, aiutato dalla quasi totale onnipresenza scenica. Qui, al contrario della Feola, i movimenti scenici non lo aiutano portandolo quasi a essere un funambolo più che un dottore complottista.

Infine buona la resa vocale di Renè Barbera, non aiutato alcune volte dai tempi e dalle dinamiche orchestrali.

Ultimo ma non ultimo, simpatica la comparsata del Notaro Andrea Notaro.

Numerosi e dagli importanti e rivelatori riferimenti cromatici i costumi pensati da Gianluca Falaschi, fra tutti il cambio di vestito/personalità di Norina che da giovine novizia uscita di convento (in abito rosa confetto) passa in uno sgargiante vestito da padrona di casa.

Buon uso della parte video a cura del D-Wok. Le parti video, moderne e non invasive, bene circondano e specificano la scena, dalla tempesta al ritratto animato stile Harry Potter della madre defunta.

Il coro, diretto da Bruno Casoni, seppur non coinvolto particolarmente dalla partitura donizettiana, fa molto bene il ruolo di comparsa nel terzo atto.

Solo per curiosità segnalo anche in questo caso l’inciviltà di un telefono lasciato acceso durante la rappresentazione. Sempre più risulta necessario scrivere una etichetta che venga rispettata.

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Mercoledì 11 Aprile, Teatro alla Scala, Milano

Don Pasquale

Dramma buffo in tre atti

Libretto | Giovanni Ruffini

Musica | Gaetano Donizetti

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Direttore | Riccardo Chailly

Regia | Davide Livermore

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Scene | Davide Livermore e Giò Forma

Costumi | Gianluca Falaschi

Luci | Nicolas Bovey

Video designer | D-Wok

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CORO e ORCHESTRA DEL TEATRO ALLA SCALA

Maestro del Coro | Bruno Casoni

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Personaggi ed interpreti

Don Pasquale | Ambrogio Maestri

Norina | Rosa Feola

Ernesto | René Barbera

Malatesta | Mattia Olivieri

Un notaro | Andrea Porta

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