Educazione scaligera

"Aida" in scena al Teatro alla Scala di Milano fino al 3 giugno 2018

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Entra il direttore, siede l’orchestra. La musica non inizia.

Tremori e sangue freddo all’uscita del sovraintendente Pereira. Chi sarà stato male?

Non sono molti i protagonisti, quindi si tratta solo di probabilità.

Troppe volte negli ultimi anni, l’uscita del sovraintendente ha accompagnato la notizia del ritardo o della malattia di qualche cantante. Effetto Pavlov…”

(https://www.teatrionline.com/2018/04/le-vacanze-romane-di-don-pasquale/)

Non più tardi di un mese fa ho iniziato così una recensione sul Don Pasquale nella stagione lirica della Scala. Non me ne vogliano i miei lettori, ma il riciclo (che ha comunque illustri antesignani come Mozart e Rossini, fra gli altri) è d’obbligo nel mondo della musica.

L’importante è il finale. Che qui è stato, ovviamente, diverso.

In questo caso l’assenza del Radames previsto, Fabio Sartori, non poteva passare inosservata, al suo posto Jorge de Leon, abituato al ruolo in teatri quali il MET e la Wiener Staatsoper e già protagonista nel 2003 nell’Aida scaligera (direttore Noseda).

A partire dalla sua prova, racconterò una serata che ha avuto delle particolarità.

La sua esibizione è stata come ci si poteva aspettare e sperare.

Sostituire all’ultimo, pur conoscendo parte e ricordandosi vagamente la regia, è un fardello enorme che il tenore ha retto pur con un crescendo di prestazione dal primo atto più tentennante fino alla completa fiducia e confidenza degli ultimi due atti, recitativi compresi, tanto da meritare gli applausi più fragorosi della serata.

Applausi che hanno contraddistinto tutta la serata e che però spesso e volentieri sembravano quasi più inseriti in partitura in sostituzioni delle pause che di vero apprezzamento. Quasi un obbligo morale per il numeroso pubblico internazionale (tutte le recite sono sold out da mesi, comprese quelle non in abbonamento) che era venuto anch’esso a celebrare i 95 anni di Franco Zeffirelli e a vedere una delle sue regie più celebri, quasi un must nella vita di ogni melomane.

La buona condotta meneghina degli abbonati ha però riportato la serata su binari più canonici con alcuni apprezzamenti ad alta voce a smorzare i facili entusiasmi e a permettere all’opera una maggiore continuità musicale.

Daniel Oren, in sostituzione di Nello Santi (ma in questo caso annunciata da tempo), al debutto al Piermarini, l’opera la conosce perfettamente essendone uno dei suoi appuntamenti fissi in cartellone all’Arena di Verona. Non intimorito dall’esordio, sceglie il medesimo piglio energico che gli si vede generalmente negli appuntamenti estivi, producendo momenti dalla potenza e dal coinvolgimento trionfale.

Il cast segue molto attentamente i fraseggi del maestro producendo ottime prove. Bene Krassimira Stoyanova, Aida, anche se il risultato non lascia trasparire quella regalità che sarebbe propria del personaggio. Meno riuscito il personaggio di Amneris, Violeta Urmana, non sempre a suo agio con i recitativi. Molto interessanti le prove di George Gagnidze, Amonasro, e Vitalij Kowaljow, Ramfis.

Menzione a Riccardo della Sciucca, allievo dell’Accademia della Scala. In un primo atto di timidezza del protagonista, riesce in poche battute a rubare la scena.

Nulla si può dire in più su una regia storica, sono già passati 55 anni dal debutto, che non sia già stato detto.

Le fondazioni liriche sinfoniche sanno e riutilizzano alcuni allestimenti da usato sicuro ma non per questo di livello basso o appena sufficiente. Quando ci si trova davanti ad un classico, un cult come Ben Hur che, nonostante il passare degli anni e tanto sia cambiato nel modo di concepire e montare di una regia, speri sempre di poter apprezzare nuovamente.

Significativo in questo senso il già citato tutto esaurito del pubblico.

La preparazione di Bruno Casoni e le scelte di Oren hanno però portato ad alcune scene dall’alto livello tecnico, una fra tutte il finale del primo atto. Buona prova del coro ma non sempre coeso, soprattutto nelle scene di massiccia presenza in palco.

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Venerdì 18 Maggio, Teatro alla Scala, Milano

Aida

Opera in quattro atti

Libretto | Antonio Ghislanzoni

Musica | Giuseppe Verdi

Direttore | Daniel Oren

Regia | Franco Zeffirelli (ripresa da Marco Gandini)

Scene, Costumi | Lila de Nobili

Luci | Marco Filibeck

Coreografia | Vladimir Vasiliev (ripresa da Lara Montanaro)

CORO e ORCHESTRA DEL TEATRO ALLA SCALA

Maestro del Coro | Bruno Casoni

Personaggi ed interpreti principali

Aida | Krassimira Stoyanova

Radameès | Jorge de Leon

Amneris | Violeta Urmana

Amonasro | George Gagnidze

Ramfis | Vitalij Kowaljow

Il re | Carlo Colombara

Sacerdotessa | Enkeleda Kamani

Messaggero | Riccardo Della Sciucca

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