Omaggio a Leyla Gencer

Al Teatro alla Scala di Milano, una mostra di immagini nel Ridotto dei Palchi a cura di Pier Luigi Pizzi con Franca Cella ricorda il grande soprano. Sabato 12 maggio, giorno dell’inaugurazione

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Tra le grandi dive del belcanto che hanno legato il loro nome al Teatro alla Scala Leyla Gencer, il soprano turco di cui si celebrano i dieci anni dalla scomparsa, ha occupato un ruolo del tutto speciale per personalità vocale, temperamento scenico, vastità del repertorio e durata di un rapporto che dopo il ritiro dalle scene è proseguito con l’impegno didattico con i giovani dell’Accademia.

Il Teatro alla Scala la ricorda con una mostra di immagini nel Ridotto dei Palchi, a cura di Pier Luigi Pizzi con Franca Cella, che ripercorre alcune delle sue interpretazioni scaligere. L’inaugurazione, sabato 12 maggio (ingresso a inviti), sarà aperta da un saluto dell’Ambasciatore della Repubblica di Turchia in Italia Murat Salim Esenli.

Pier Luigi Pizzi ricorda così il grande soprano: “LEYLA GENCER ? Un Mito. Un’immensa Artista. La mia è una testimonianza di ammirazione assoluta per una straordinaria carriera costruita interamente sull’impegno, la dedizione, il rigore, l’autocritica, e di gratitudine infinita per tanti anni di un’amicizia molto speciale.

Vogliamo parlare del suo stile, l’eleganza, la classe, l’intelligenza, la cultura, l’ironia, l’umorismo, la franchezza, la generosità? Una grande Donna”.

La mostra resterà aperta fino al 16 settembre e potrà essere visitata durante il giorno dal pubblico del Museo (nelle cui sale continua la mostra “Gioachino Rossini alla Scala” sempre a cura di Pier Luigi Pizzi) e durante gli intervalli degli spettacoli dagli spettatori di tutte le rappresentazioni.

Nella stessa giornata di sabato 12 dalle ore 16 nel Ridotto delle Gallerie Leyla Gencer sarà ricordata anche con un incontro del ciclo “Grandi voci alla Scala”, organizzato in collaborazione della rivista l’Opera. Franca Cella, Giancarlo Landini e Sabino Lenoci ripercorreranno le tappe principali della carriera dell’artista con video e ascolti. L’ingresso sarà libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

Occorre infine ricordare che torna in scena dall’8 maggio, con una replica anche il 12, l’allestimento di Aida firmato da Franco Zeffirelli e Lila De Nobili in cui Leyla Gencer cantò il 12 maggio 1963, e quindi per otto recite dal 20 aprile 1966, sempre per la direzione di Gianandrea Gavazzeni.

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Leyla Gencer ha debuttato alla Scala il 26 gennaio 1957 nella parte di Madame Lidoine nella prima assoluta dei Dialogues des Carmélites di Poulenc. Da allora il Teatro milanese è stato la seconda casa del soprano turco. Come cantante vi è regolarmente tornata, fino al 29 dicembre 1979, quando ha indossato i panni di Lady Billows nell’Albert Herring di Britten alla Piccola Scala. In poco più di vent’anni la Gencer si è prodotta in un repertorio vastissimo. Ha affrontato Norma, Lucrezia Borgia, Poliuto dando un apporto fondamentale al moderno recupero del melodramma italiano del primo Ottocento e del belcanto, che ha coltivato assiduamente anche su altre prestigiose ribalte. Significativo in particolare il suo contributo alla Donizetti Renaissance, quale interprete di riferimento di Maria Stuarda, Roberto Devereux, Belisario, Caterina Cornaro. Tra le eroine verdiane ricordiamo Amelia ne Un ballo in maschera, Elisabetta in Don Carlo, Elena ne I vespri siciliani, Aida, Amelia/Maria nel Simon Boccanegra, e Lady nel Macbeth. Si è cimentata con due titoli fondamentali del Classicismo della seconda metà del Settecento: Alceste di Gluck e Idomeneo di Mozart. Si è fatta valere nella Dama di picche di Čajkovskij, in Assassinio nella Cattedrale di Pizzetti (altra prima assoluta), nel Mefistofele di Boito, nell’Incoronazione di Poppea di Monteverdi. Ha lavorato con grandi direttori: Claudio Abbado, Hermann Scherchen, Antonino Votto, Gabriele Santini, Nino Sanzogno, Wolfgang Sawallisch e soprattutto con Gianandrea Gavazzeni, che ancora meglio di altri ha saputo metterne in risalto le qualità.

Dopo il 1979 il nome di Leyla Gencer è rimasto legato alla Scala, prima come Responsabile del Corso di interpretazione (Farnace di Vivaldi, 1983) poi come Direttore Artistico dell’Accademia del Teatro, firmando diverse produzioni (Ugo, conte di Parigi di Donizetti, Il barbiere di Siviglia di Rossini, Così fan tutte di Mozart) e dimostrandosi una mirabile maestra di canto e una figura carismatica. Ha messo la sua tecnica di altissimo livello e la sua arte, segnata da una personalità straordinaria, al servizio delle giovani generazioni.

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