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Le cosmicomiche. La boutique del mistero. Calvino incontra Buzzati

Andato in scena al Teatro Palladium di Roma

Foto di Dorkin

Il mondo letterario di Calvino e quello di Buzzati si mescolano sulle tavole del palcoscenico, nel progetto di Lorenzo Loris che compone una drammaturgia in cui l’immaginario comico e fantastico delle Cosmicomiche vira nella visione magica e surreale dei temi esistenziali moderni.

I 12 racconti fantascientifici scritti da Calvino negli anni Sessanta affrontano in forma umoristica temi che riguardano l’universo, lo spazio, il tempo e l’evoluzione, sviluppando una narrazione immaginifica e surreale fondata su un dato scientifico o una teoria.

Lo stesso Calvino spiegò che il titolo condensava l’atteggiamento naturale dell’uomo primitivo o dei classici che poteva definirsi ‘cosmico’ con la necessità che ha l’uomo moderno di affrontare le questioni importanti attraverso un filtro, funzione che è svolta dal ‘comico’.

La distanza della luna è il primo della raccolta che affronta il mito dell’allontanamento della luna a causa delle maree. Pietro Bontempo interpreta con acrobatica fisicità ed enfasi espressiva il vecchio Qfwfq, testimone di tutto ciò che è accaduto nel cosmo fin dal Bing Bang. Nei tempi in cui la luna descriveva un’orbita ellittica, nel punto di minima distanza era possibile saltarci su dagli Scogli di Zinco per raccogliere il latte lunare, simile a ricotta, composto di succhi vegetali, girini, bitume, lenticchie, miele, uova di storione, muffa, pollini, vermi, sali minerali …

Di suo cugino sordo, abilissimo a saltare su, si innamora la moglie del capitano che lo segue sulla luna per un mese, decidendo di rimanerci per sempre e assimilarsi a lei, per diventare della stessa sostanza del pianeta che il sordo aveva tanto amato, ma abbandonato nel momento in cui la distanza dalla terra aumenta definitivamente, incurante dell’amore della donna. Anche Qfwfq, che pure la ama, torna sulla terra lasciandola sola accanto alla sua arpa, struggendosi poi di nostalgia a ogni plenilunio.

Ne La memoria del mondo Paolo Bessegato è il compassato direttore che illustra al successore Müller i criteri del più grande centro di documentazione mai progettato, che raccoglie tutte le informazioni esistenti al mondo da trasmettere ad altri, concentrate in pochissimo spazio, come la memoria individuale del cervello umano. Qualche dato, tuttavia, non viene fornito, essendo la menzogna più indicativa della verità, così la realtà viene manipolata quando non concorda con l’informazione che si vuole trasmettere. Come nel caso di un amore tradito che bisogna, invece, consegnare puro alla memoria del mondo.

In questo incontro virtuale tra due grandi autori del Novecento, Buzzati risponde con Ragazza che precipita in cui Bontempo narra, col consueto impeto interpretativo, il volo verso terra di una ragazza da un grattacielo altissimo, che attraverso i vetri scorge una varia umanità. Gli appartamenti lussuosi dei piani alti abitati da gente elegantissima, man mano vengono sostituiti da abitazioni più modeste e buie e anonimi uffici, mentre scorge altre ragazze che precipitano più velocemente di lei, accomunate dalla stessa voglia di crescere in fretta, incuranti degli inviti a fermarsi delle persone affacciate alle finestre. Quando si rende conto che precipitando è invecchiata è tardi, ormai rischia di schiantarsi, a meno che … non si tramuti in una stella!

Non riesci più a ricordare il mio nome. Io sono ormai uscito da te, confuso tra le innumerevoli ombre” è il rammarico dell’anima afflitta che in Inviti superflui rievoca il suo amore perduto che gli riscalda ancora il cuore. Opponendosi ai capricci del destino vuole riscrivere il finale, riportando al presente quel tempo “in cui si viveva insieme senza saperlo”.

E, malinconicamente, Buzzati volge lo sguardo sulla triste condizione umana, concludendo “Io chiederei ‘ti ricordi’ ma tu non ricorderesti. Adesso ci penso, sei troppo lontana”.

 

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