Teatro Argentina, “La maladie de la mort” o l’impossibilità di amare secondo Katie Mitchell

La regista britannica rilegge Marguerite Duras e indaga sulla relazione uomo-donna. L’8 e il 9 novembre a Roma

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La maladie de la mort
Foto di Stephen Cummiskey

Si possono esplorare il sesso e l’intimità fra voyeurismo e pornografia? È quanto tenta di fare la regista britannica Katie Mitchell che porta in scena La maladie de la mort, racconto del 1982 di Marguerite Duras, autrice anche delle celeberrimo L’amante, in un’appassionante rilettura dal tocco cinematografico dove al centro di tutto, restano l’impossibilità d’amare di un uomo e una donna.

La maladie de la mort, spettacolo in lingua francese e italiana (con sovratitoli) che arriva al Teatro Argentina di Roma l’8 e il 9 novembre (ore 21) è una sorta di thriller psicologico: un uomo che aspetta una donna in una stanza d’albergo per imparare come conoscere un corpo femminile, come si ama, ma entrambi finiranno per mostrare tutta la loro inconciliabilità di uomo e donna forse consapevoli dell’impossibilità di amare, della malattia della morte.

La giovane drammaturga Alice Birch ne ha data una nuova interpretazione – dichiara Katie Mitchell – Nel testo originale si tratta prevalentemente del punto di vista dell’uomo, invece qui si tratta soprattutto del punto di vista della donna: com’è essere la vittima di quel tipo di uomo? Volevamo usare le telecamere nello spettacolo per capire come l’uomo scruta il corpo della donna, interrogarci su come il suo corpo appare all’uomo, bilanciare il punto di vista maschile con il punto di vista femminile”

È questo il taglio offerto dalla Mitchell che sceglie di mostrare il divario incolmabile fra uomo e donna mostrando anche con un certo pessimismo che è impossibile riuscire a vivere una vera intimità, un vero coinvolgimento sessuale ed emotivo: la regista opta per uno sguardo sagacemente voyeristico in uno spettacolo non puramente teatrale attraverso una rilettura cinematografica con le telecamere che filmano simultaneamente gli attori costruendo minuto per minuto la messinscena.

Nelle prove abbiamo lavorato, ripresa dopo ripresa, su ogni singolo passo del testo. È stato un processo molto lento. Volevo offrire qualcosa che sapevo essere al di fuori di uno spettacolo teatrale “normale” – continua la Mitchell – Così, quando lo guardi, in basso vedi “il teatro”, e in alto vedi sugli schermi le riprese che mostrano come quell’uomo che stai guardando sta scrutando il corpo della donna proprio in quel momento”.

L’adattamento di Alice Birch viene portato in scena scena dalla donna, Laetitia Dosch e dall’uomo, Nick Fletcher con la voce narrante di Jasmine Trinca che raccoglie l’eredità di Irène Jacob, narratrice nella versione francese.

Importante produzione internazionale del Teatro di Roma – Teatro Nazionale con C.I.C.T. Théâtre des Bouffes du Nord, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Emilia Romagna Teatro Fondazione, Fondazione Teatro Metastasio – Prato, La maladie de la mort è uno spettacolo vietato ai minori di 18 anni, ma dietro la pornografia si nasconde il dolore dell’impossibilità di amare. Dopo il debutto a Torino e Roma, lo spettacolo prosegue la tournée a Bologna, Teatro Arena del Sole: dal 13 al 16 novembre 2018 e a Prato, Teatro Fabbricone: dal 20 al 23 novembre 2018.

Lo spettacolo fa parte della rassegna Dalla pagina alla scena, sul rapporto fra letteratura e scena che include anche La scortecata, rilettura di Emma Dante della novella di Basile, la trilogia sulle donne dell’Ottocento, Senso di Boito, Anna Karenina di Tolstoj, Giro di vite da James secondo Valter Malosti, la Signorina Else dal racconto di Schnitzler secondo Federico Tiezzi, l’Aminta secondo Antonio Latella.

Biglietteria: 06.684.000.311/314 www.teatrodiroma.net, Biglietti: da 40€ a 12 €, Orario spettacoli: 8 e 9 novembre ore 21.00.

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