Immaginarsi in un posto che “non c’è”

Buonarota e Pisci affrontano il testo che incarna alla perfezione la loro concezione di “teatro”: infatti, i veri protagonisti non sono loro

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Peter Pan
Foto di Federico Pitto

Portare in scena Peter Pan doveva essere una delle cose che Pasquale Buonarota e Alessandro Pisci serbavano nel cassetto da molto tempo, considerando il loro intendere il teatro come un veicolo naturale di riflessione sui temi che riguardano l’identità. Gli eterni bambini di Pigiami hanno trovato in Giorgio Scaramuzzino il loro contraltare – e regista dello spettacolo – per operare il confronto e la riflessione sull’argomento della crescita, della voglia di crescere e della voglia di tornare piccoli che faceva da impianto al romanzo di James Matthew Barrie. E hanno trovato in una sempre più brava Celeste Gugliandolo la loro Wendy, ripensata in chiave contemporanea, come se fosse cresciuta a Zecchino d’Oro ed MTV.

Il risultato è sbalorditivo: a una drammaturgia fresca e contemporanea si accompagna una concezione scenica di sicuro impatto, con costumi e scenografie semplici ma sempre efficaci (Lorenza Gioberti), luci e relativi effetti speciali capaci di rappresentare il fantastico mondo delle fate (Aldo Mantovani), musiche e canzoni originali totalmente affini al tono semi-serio della messinscena (Paolo Silvestri).

Semi-serio” perché, certo, si tratta di giocare e immaginare l’impossibile, ma nascondendo dietro le righe il grande tema del conflitto individuale di ognuno – adulto o bambino – nei confronti della propria età: Peter Pan, già in come era stato concepito da Barrie, è la metafora teatrale più adeguata a un tema simile.

I protagonisti sono i lettori del romanzo, gli spettatori seduti in platea chiamati a immaginare, insieme agli interpreti, ciò che accade in una realtà fantastica che risiede nei semplici pretesti della scena. Sei bambini siedono in una platea più piccola in mezzo al palco, sei testimoni della verità che l’immaginazione collettiva è capace di restituire.

Scaramuzzino dirige i sei giovani interpreti appena diplomati alla Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Genova “Mariangela Melato” (Francesco Bovara, Simone Cammarata, Michele De Paola, Davide Mazzella, Gianmarco Mancuso, Federico Pasquali), ognuno libero di interpretare quella verità scenica – e immaginare, e immaginarsi – come ritiene più appropriato.

I sei interpreti genovesi producono così altrettanti modi di “stare in scena”, nel patchwork arlecchinesco proprio degli scapestrati bambini sperduti, ma anche dei temibili pirati: ciascuno di loro si sdoppia in due personaggi analoghi e opposti, rivelando il significato dell’opera che attribuisce a bambini e adulti quella stessa necessità di giocare e immaginare.

Infine, il duello tra Buonarota (Capitan Uncino) e Pisci (Peter Pan), cui prendono parte anche le tifoserie dei bambini sperduti e dei pirati, con tanto di cori da stadio!, porta alla sospirata rappresentazione dello scontro generazionale che aleggiava in sordina fin dall’inizio dello spettacolo. Oppure a essere rappresentato è il conflitto interiore di ogni bambino che freme per diventare adulto, di ogni adulto che vorrebbe tornare bambino?

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Peter Pan

drammaturgia Giorgio Scaramuzzino, Pasquale Buonarota, Alessandro Pisci

regia Giorgio Scaramuzzino

con Pasquale Buonarota, Alessandro Pisci, Celeste Gugliandolo

e con Francesco Bovara, Simone Cammarata, Michele De Paola, Davide Mazzella, Gianmarco Mancuso, Federico Pasquali

musiche Paolo Silvestri

scene e costumi Lorenza Gioberti

luci Aldo Mantovani

tecnico audio e luci Agostino Nardella

co-produzione Teatro Nazionale di Genova, Fondazione TRG Onlus

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