Il malinconico e poetico mondo del drammaturgo Franco Scaldati nella straordinaria dolcezza di Enzo Vetrano e Stefano Randisi

Andato in scena a Teatri di Vita, Bologna

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OMBRE FOLLI«Come sempre, nel mondo di Scaldati, chi parla non è mai da solo, anche se parla da solo». Questa frase di Enzo Vetrano e Stefano Randisi racchiude in pochissime parole l’essenza di Ombre folli. Lo spettacolo chiude il ciclo di appuntamenti dedicati alla figura del grande drammaturgo palermitano Franco Scaldati, scomparso sei anni fa. Il primo è stato la presentazione del libro Il teatro è un giardino incantato dove non si muore mai, fresco di pubblicazione, a cui hanno fatto seguito due proiezioni cinematografiche: Totò e Vicè, il film degli stessi Vetrano e Randisi tratto dall’omonimo spettacolo e Gli uomini di questa città io non li conosco, docu-film realizzato da Franco Maresco. Enzo Vetrano e Stefano Randisi si confermano gli interpreti per eccellenza del teatro di Franco Scaldati, come ribadito durante l’incontro post-spettacolo avuto luogo domenica 07 aprile davanti a un gruppo di spettatori e amanti del teatro del drammaturgo palermitano.

Dopo Totò e Vicè e Assassina, testi simbolo dell’impronta drammaturgica di Scaldati, i due si cimentano in questa ulteriore riscrittura scenica di un testo inedito mai pubblicato, restituendolo al pubblico con grande generosità e delicatezza, come sono soliti fare. I due interpreti, curatori anche della regia, hanno deciso di accostare al “copione” vero e proprio di Scaldati alcuni suoi scritti sulla figura dell’Autore (con la A maiuscola). Mentre gli spettatori entrano in scena infatti si intravede in penombra Stefano Randisi che, seduto a una scrivania, batte a macchina alla luce di una fioca lampada. In sottofondo delle sonate di Bach interpretate dal maestro Ezio Bosso. È l’inizio della magia, come sempre Vetrano e Randisi sono maestri nel creare un’atmosfera inclusiva e mantenerla durante tutta la messa in scena trasportando gli spettatori in un viaggio all’interno del mondo “incantato” di Scaldati. Un dialogo a due voci che però non si parlano mai l’un l’altra, riflessioni e pensieri dell’Autore che si fanno parola. Nella visionarietà delle proiezioni all’eco di «Volano finestre!» nasce dal sogno la scrittura. Dalle ombre, figure di uomini: non personaggi ma presenze eteree, quasi invisibili.

E allora ecco i due protagonisti, folli perché veri, reali perché umani. Il primo si trucca e si traveste ogni sera alla ricerca di avventure omosessuali crude e fugaci, uccidendo chi per sfortuna lo riconosce. Il secondo, legato a lui da un profondo affetto, lo “salva” da questa triste vita segregandolo però in casa, nascondendo al mondo quello che effettivamente egli è e quello che anche lui stesso sente nel cuore.

Una storia drammaticamente dolce sviluppata attraverso l’efficacissima potenza scenica di Vetrano e Randisi. I due mettono in scena i personaggi donandosi sul palcoscenico senza remore o filtri, stabilendo una connessione fisicamente frontale e mentalmente diretta con gli spettatori. Del resto è questa la modalità più limpida per restituire scenicamente un testo intriso di poesia, linguisticamente ricco come tutti i testi di Scaldati. Palermitano e italiano si susseguono in un continuo dialogo, così come si susseguono quelle luci e ombre che celano brandelli di verità, inconfessabili segreti e struggente poesia che ha culmine nel finale in cui i due prendono a morsi un gelato come non sono e non saranno mai capaci di prendere a morsi la vita.

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