Il ragazzo dell’ultimo banco

In scena al Piccolo Teatro Studio Melato di Milano fino al 18 aprile 2019

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Il ragazzo dell’ultimo banco
Foto di Masiar Pasquali

Eccellente spettacolo sia per i temi e le problematiche trattati, sia per l’ottima regia che avvalendosi di validi attori ha saputo tenere sul filo della corda gli spettatori immergendoli in un ambiente in cui si respirano la scuola per le sue valenze formative e il teatro per la sua capacità di rappresentare la realtà inducendo a riflettere ad ampio spettro.

L’autore del testo è Juan Mayorga, uno spagnolo (Madrid, 1965) di oggi che, laureato in matematica e con un dottorato in filosofia, oltre ad avere insegnato la materia scientifica per alcuni anni alle scuole superiori, ha scritto saggi e testi teatrali molto rappresentati (alcuni messi in scena in oltre trenta lingue) per i quali ha ricevuto riconoscimenti e premi: comunque una persona che ha vissuto la scuola dal suo interno.

Il ragazzo dell’ultimo banco altro non è che un frammento di scuola, momento importante insieme alla famiglia per la formazione dell’individuo.

Se la famiglia latita o è quasi inesistente – come dimostrano spesso alcuni allievi che come tutti attraversano il momento delicato e difficile della crescita connotato da insicurezze, timori e titubanze spesso celate da atteggiamenti di ostentata autoaffermazione – può accadere che la figura di un professore serio e impegnato soprattutto nelle discipline umanistiche divenga una guida o perfino una sorta di vice-padre o vice-madre (ruoli questi ultimi da evitare malgrado l’apparente attrazione che sembrano esercitare sull’ego del docente anche perché le due figure hanno più incisività formativa se non sono soggette a confusione). D’altra parte, sono proprio gli insegnanti di tali materie a ricevere nei temi scritti brandelli di pensieri dei discenti e a mediare i pensieri e gli scritti di altri individui tenendo ‘tra mani’ anime, menti e pensieri altrui, scavando e scovando tra emozioni e idee come ben dimostra tra le altre soprattutto la critica psicanalitica ed entrando abitualmente nelle esistenze altrui. Se ben si riflette, far trovare a ciascuno il proprio io senza influenzarlo è una responsabilità gigantesca non ricambiata né dal credito di cui i docenti godono nell’attuale società né da una remunerazione adeguata.

Ed ecco Claudio, protagonista della pièce e prototipo di ragazzo non ben supportato in famiglia, che si siede all’ultimo banco per fare gli ‘affaracci suoi’, per osservare senza essere guardato in quanto teme il rapporto con i compagni e tiene gli insegnanti a debita distanza a meno che questi non riescano a coinvolgerlo tramite la richiesta di una sorta di diario: occasione per Claudio per agganciare il proprio insegnante di lettere che da pescatore incuriosito diviene pescato così come la famiglia dell’amico Rafa, ricca o meglio arricchita e borghese, ma povera spiritualmente, prima disprezzata e poi partecipata giorno e notte non solo per aiutare l’amico, ma anche per le pulsioni che suscita nel suo animo adolescenziale la madre del sodale.

Una storia come tante che diventa avvincente grazie alla “bacchetta” di Jacopo Gassman (Roma 1980) – alla sua prima regia in una produzione al Piccolo Teatro, tra i figli dell’indimenticabile Vittorio quello che da giovane ha scelto di dedicarsi alla regia studiando nel mondo anglosassone nella cui drammaturgia contemporanea trova spesso traducendoli scritti che lo appassionano – il quale, guarda caso, considera Mayorga un suo Maestro.

Nel gioco tra realtà e finzione, Jacopo riesce a tenere desta l’attenzione dando l’impressione che succeda qualcosa come suggerisce anche il cadenzato “continua” posto da Claudio in calce a ogni tema che continua a consegnare: una storia senza fine o un finale volutamente aperto?

Uno spettacolo dal sottile fascino in virtù di una semplice ed essenziale scenografia e soprattutto per la raffinata sinergia tra regia e un sestetto affiatato e validissimo di attori quali Fabrizio Falco nei panni di Claudio, Danilo Nigrelli in quello azzeccatissimo del professor German sempre più appassionato alla scrittura dell’allievo, Pieluigi Corallo e Alfonso De Vreese in quelli del padre dell’amico e di Rafa e di Pia Lanciotti e Mariángelas Torres rispettivamente annoiata madre borghese e simpatica moglie di German, inascoltata dal coniuge

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