Parole scolpite nella pietra

La tragedia dell’olocausto raccontata da Primo Levi trova la sua giusta espressione scenica nell’ultimo lavoro di Valter Malosti

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Se questo è un uomo
Foto di Tommaso Le Pera

Valter Malosti voce e corpo delle memorie di Primo Levi: in occasione del centenario dalla sua nascita il Direttore di TPE – Fondazione Teatro Piemonte Europa interpreta la più cruda testimonianza dell’olocausto e ne dirige uno spettacolo che ne mantiene appieno il valore del documento storico.

Nella coproduzione TPE, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale e Teatro di Roma – Teatro Nazionale, in collaborazione con Centro Internazionale di Studi Primo Levi, all’interpretazione letterale dei brani tratti dal romanzo si alternano preziose suggestioni visive (per la scenografia di Marghetita Palli, animata dai video realizzati da Luca Brinchi e Daniele Spanò) e sonore (seguendo il progetto ambientale di Gup Alcaro, con i tre madrigali scritti da Carlo Boccadoro partendo dalle poesie che Primo Levi scrisse al suo rientro dalla tragica esperienza del lager, interpretati dall’Erato Choir: Karin Selva, Caterina Iora, Giulia Beatini, Massimo Lombardi, Stefano Gambarino, Cristian Chiggiato e Renato Cadel).

Solo sul palcoscenico, Malosti condivide lo spazio della memoria soltanto con la significativa presenza corporea delle due mute comparse, Antonio Bertusi e Camilla Sandri, interpreti delle migliaia di testimoni che non hanno potuto raccontare ai posteri la vita di Auschwitz.

Se questo è un uomo non è una semplice trasposizione scenica del romanzo; ideato da Malosti e adattato per il palco insieme a Domenico Scarpa, lo spettacolo si presenta piuttosto come la fedele riproduzione della cronaca di Levi a livello sensoriale ed emozionale. Alla necessaria preminenza del testo si accompagna l’introduzione massiccia di musica e immagine, ma riuscendo sempre a mantenere una coerenza interna che risalti il significato letterale delle parole: miseria e paura, odio e follia.

Gli effetti sonori hanno la forza di evocare il gelo e la paura, l’inumana risolutezza dello sterminio si dipana su rumori attutiti e metallici, i suoni sordi esprimono il freddo distacco dalla civiltà, dall’ordine naturale delle cose e infine da tutta la realtà.

Le scene spoglie e scardinate disegnate da Margherita Palli costituiscono l’immagine puntuale di quella miseria storica – la negazione del diritto di considerarsi “uomo” affermata da Levi – ma soprattutto dell’abietta miseria che ha permesso di concepire e realizzare il crimine dei campi di concentramento.

Se questo è un uomo riporta in suono e immagine l’importanza imprescindibile dell’opera di Levi, imponendosi come un ulteriore documento storico atto alla conservazione della memoria: «come», dice Malosti, «se quelle parole apparissero scolpite nella pietra».

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Se questo è un uomo

dall’opera di Primo Levi (pubblicata da Giulio Einaudi editore)

condensazione scenica a cura di Domenico Scarpa e Valter Malosti

uno spettacolo di Valter Malosti

assistente alla regia Elena Serra con la collaborazione di Leda Kreider

scene Margherita Palli

assistente alle scene Eleonora Peronetti

luci Cesare Accetta

costumi Gianluca Sbicca

progetto sonoro Gup Alcaro

tre madrigali (dall’opera poetica di Primo Levi) Carlo Boccadoro

video Luca Brinchi, Daniele Spanò

in scena Valter Malosti

e Antonio Bertusi, Camilla Sandri

cura del movimento Alessio Maria Romano

scelte musicali Valter Malosti / Musiche di Joren Ambarchi, Johann Sebastian Bach, Ludwig van Beethoven, Cracow Kletzmer Band, Morton Feldman, Alexander Knaifel, Witold Lutoslawski, Oy Division, Arvo Pärt, Franz Schubert, John Zorn / madrigali eseguiti e registrati dai solisti dell’Erato Choir: soprani Karin Selva e Caterina Iora, contralto Giulia Beatini, tenori Massimo Lombardi e Stefano Gambarino, bassi Cristian Chiggiato e Renato Cadel

direzione musicale Massimo Lombardi e Dario Ribechi

produzione TPE – Teatro Piemonte Europa / Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale / Teatro di Roma – Teatro Nazionale.

progetto realizzato in collaborazione con Centro Internazionale di Studi Primo Levi

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