Periferie Artistiche – Centro di Residenza Multidisciplinare

Le Residenze sono partite da ottobre e si prolungheranno fino a dicembre

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PERIFERIE ARTISTICHEProgetto dedicato all’ospitalità di residenze artistiche volte alla realizzazione di indagini creative nell’ambito delle diverse discipline dello spettacolo dal vivo. Sono incoraggiati i progetti multidisciplinari e di contaminazione dei linguaggi, è dato ampio spazio alla creazione giovanile e la ricerca artistica si alimenta dall’incontro tra gli artisti e il territorio, attraverso sperimentazioni, indagini, interviste, incursioni e azioni mirate che producono materiale per la scrittura scenica.

Il Centro svolge la sua attività in sedi diverse, operando nelle province di Roma, Rieti e Viterbo. Gli spazi dedicati sono: ad Antrodoco il Teatro Comunale Sant’Agostino, ad Arsoli il Teatro Comunale La Fenice, a Ladispoli il Centro d’Arte e Cultura, a Tuscania il Supercinema, il Teatro Comunale Rivellino – V. Luchetti e l’Ex Tempio di Santa Croce, a Vitorchiano la Sala Escher dell’Ex Convento di Sant’Agnese.

PERIFERIE ARTISTICHE Centro di Residenza Multidisciplinare del Lazio è diretto da Loredana Parrella, Gloria Sapio, Lorenzo Pasquali e Silvana Barbarini.

Nei primi due anni di attività ha ospitato in residenza: Nogu Teatro, Giuseppe Vincent Giampino, Compagnia Malombra, Biancofango, Sabrina Fraternali, Riccardo Sinibaldi, Cr.An.Pi, Sara Angius, Stefano Iagulli ed Elisabetta Raimondi, Cia Altagama, Maria Stella Pitarresi, Tiziano Teodori, Lucia Carrano, Giovanni Impellizzieri, UnterWasser, C&C Company, Enclave Danza, Chiara Taviani ed Henrique Vieira, Giulia Angeloni, Zerogrammi, Dante Antonelli, Jessica Leonello.

Negli ultimi tre mesi del 2019, ben cinque progetti in residenza attraverseranno PERIFERIE ARTISTICHE.

Per il mese di ottobre, è in corso la I fase di residenza del progetto All’ombra degli alberi della Compagnia Merli-Pachera, ospitata dal Teatro La Fenice di Arsoli  dal 8 al 17. A partire dal tema del cibo, il duo elabora un questionario con una serie di domande da porre ad una singola persona alla volta per riuscire a ritrovare le varie sfaccettature del ricordo, della consapevolezza, dell’etica e della paura che si nascondono dietro al cibo. L’intento di questo progetto è lasciare la libertà alle persone di costruirsi un’opinione ponderata e di riuscire a riappropriarsi di una consapevolezza che oggi sembriamo aver dimenticato.

Dal 21 ottobre al 4 novembre, al Teatro Il Rivellino di Tuscania il danzatore Diego Sinniger porta in residenza Coma, progetto in cui il mondo verrà mostrato con aspetti tribali, che sono sradicati dalla nostra vita quotidiana, nella speranza di creare un collegamento con la nostra essenza e rivelare ciò che è necessario per riscoprire di nuovo il nostro percorso.

Il terzo appuntamento è fissato con Freetime, un progetto per 10 attori in residenza per la regia di Pierpaolo Sepe e testi di Gian Maria Cervo e dei Fratelli Presnyakov, dal 29 ottobre al 12 novembre al Supercinema di Tuscania. Al centro del testo sono le paure, la solitudine, la materia oscura dell’universo, il bisogno di qualcuno nella propria esistenza di un gruppo di persone le cui relazioni ed esperienze erratiche descrivono il mondo erratico di oggi che è sempre solo a un passo dalla caduta.

Si continua con la musicista Flavia Massimo impegnata nel progetto Corda Sensibile dal 30 novembre al 14 dicembre, presso il Teatro La Fenice di Arsoli. La ricerca avrà come scopo principale quello di esplorare le diverse voci del violoncello: verrà sviluppata nella “casa” di massima espressività del violoncello nel periodo classico, il teatro, ma anche nei luoghi naturali, storici e artistici limitrofi svolgendo altresì, nei giorni di residenza, attività di fieldrecording campionando materiale sonoro.

Dal 2 al 11 dicembre, verrà sviluppata la II fase di residenza, al Supercinema di Tuscania, di Beast without beauty dove ritornano i temi costitutivi dell’estetica di C&C Company attraverso il linguaggio dei corpi usato come pratica di scrittura drammaturgica e l’arte scenica del performer come portatrice di una memoria collettiva. Il linguaggio adottato da Carlo Massari si offre a un doppio uso, dando la possibilità di lavorare per astrazioni e nello stesso tempo permettendo di fare ricorso a frammenti della cultura artistica europea, dalle composizioni di Wagner ai testi di Brecht e di Beckett, come segni eterocliti da inserire nella complessità dell’opera.

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