Il cappellaio

Andato in scena il 22 e 23 novembre 2019 al Teatro Ghirelli di Salerno

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Il cappellaioLiberamente ispirato ad “Alice nel Paese delle Meraviglie” di Lewis Caroll

di Linda Dalisi

con Fabio Pasquini, Sabrina Iorio e Peppe Papa

Musiche Alberto Falco

Disegno luci Omar Scala

Costumi Sara Berto

Realizzazione scena e oggetti di scena Enrico de Cappa e Mauro Varchetta

Trainer Sabrina Iorio

Aiuto regia Alessandro Chini

Collaborazione al testo Luca Dalisi

Drammaturgia, ideazione spazio scenico e regia Tommaso Tuzzoli

Produzione Tinaos/Casa del Contemporaneo

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Misurarsi con le favole non è mai semplice e in particolar modo con “Alice nel paese delle meraviglie” dove è fiorito tutto quello che la fantasia può elaborare ed ancora di più.

Trasformare le parole scritte in nero su pagine bianche in una realtà tridimensionale può evidenziare il limite della trasposizione che per quanto ricercata risulta spesso inadeguata.

Il teatro, scatola magica di emozioni e suggestioni, dove tutto può microscopicamente trasfondersi nell’immensamente grande o viceversa, non sempre riesce nell’intento che si era prefisso, non sempre mantiene la promessa fatta agli spettatori di condurli sulle ali poetiche, o fossero anche prosaiche, della divagazione fantasmagorica.

Il non-sense ha un senso (la ripetizione è voluta) laddove le linee di confine possano essere travalicate, ma per poterlo fare devono necessariamente essere indicate.

Svolazzare come e quando senza una intuitivamente linea a spirale diventa solo una scia di fumo che si perde ed evapora senza neanche essere stata vista chiaramente, o perlomeno percepita.

Rumori e voci sovrapposte diventano fastidio, effetto sicuramente cercato, e creano confusione, ma rendono bene il groviglio di pensieri e di domande che affollano la mente mentre danno l’avvio alla trama evanescente. Segmento fermo nel tempo, che è il vero protagonista insieme alla sua assenza.

Memoria presente o assente? Ricerca di parole che riportino nel giusto equilibrio ciò che sembra indigesto. Riassorbire l’eccesso di meraviglia. Dov’è? O forse bisognerebbe chiedersi:” C’è ancora?” nel nostro tempo, fuori dagli schemi e dai contorni della favola quanto tempo c’è ancora per la meraviglia?

E quanto spazio?

Elemento scenografico dello spettacolo “Il cappellaio” è un’altalena, se così si può definire l’insieme di due sbarre sovrapposte che girano intorno ad un perno centrale. E diventa coadiuvante nei movimenti di regia permettendo figurazioni interessanti, che fermano nel tempo ritratti di una memoria di gioco.

I tre attori si muovono in un ambito ristretto della scena quasi a focalizzare il centro del palco, a rendere claustrofobico lo spazio.

È casa mia” – “È la mia casa!” gridano fronteggiandosi a muso duro la Regina di cuori (Sabrina Iorio) e lo Stregatto (Peppe Papa) che regalano anche un momento di delicata delizia con un duetto di miagolii recitati, cantati e quasi danzati in una girandola di movenze e gestualità sensuali ed accattivanti.

Attonito e svagato, il cappellaio interpretato da Fabio Pasquini condivide con il pubblico la sua visione. Declamando l’alfabeto ripercorre verbi e sostantivi che gli servono per mettere insieme i pezzi del suo cilindro.

Non è mio! Io li costruisco e poi li vendo!

Costruttori di sogni e venditori di fumo . Dal famoso cilindro uscirà forse un coniglio anzi undici o dodici come i numeri segnati sull’orologio, e messi tutti in fila formeranno un ponte per andare lontano o forse ritornare a casa.

La strada è ancora lunga, ma per fortuna siamo in cammino.

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