Amadeus

In scena fino al 15 dicembre al Teatro della Pergola, Firenze

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Amadeuscon: Geppy Gleijeses e Lorenzo Gleijeses

di: Peter Shaffer

traduzione: Masolino D’Amico

e con: Giulio Farnese, Gianluca Ferrato, Roberta Lucca, Giuseppe Bisogno, Anita Pititto, Elisabetta Mirra, Agostino Pannone, Brunella De Feudis, Dario Vandelli

musiche: Wolfgang Amadeus Mozart

scenografo realizzatore: Roberto Crea

costumi: Luigi Perego

movimenti coreografici: Ramune Chodorkaite

artigiano della luce: Luigi Ascione

elaborazione musiche: Matteo D’Amico

aiuto regia: Giuseppe Bisogno

regia: Andrei Konchalovsky

produzione: Gitiesse Artisti Riuniti diretta da Geppy Gleijeses

in coproduzione con: Fondazione Teatro della Toscana

con il contributo di: Regione Lazio

ATTO UNICO

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Tramite quel piccolo uomo, Dio riusciva a far giungere a tutti la propria voce, irrefrenabilmente, rendendo più amara la mia sconfitta ad ogni nota”.

Amadeus”, opera teatrale del drammaturgo inglese Peter Shaffer, non è un semplice dramma sul mistero della morte del compositore Wolfgang Amadeus Mozart, bensì una rappresentazione sui grandi temi ed i grandi dilemmi che tormentano l’essere umano, i conflitti interiori, i dualismi, i dogmi dell’esistenza.

Geppy Gleijeses (coadiuvato dal figlio Lorenzo) impersona Antonio Salieri, figura portante dello spettacolo, “bardo” degli spettatori, narratore per i posteri; il pubblico ascolta il suo racconto – confessione (quasi come se stesse davvero dialogando con lui), la sua lotta contro se stesso, contro Mozart, contro Dio. Quando un uomo devoto e talentuoso, dedito all’ispirazione divina di cui la musica è portatrice, incontra un genio prodigioso incarnato in un “fanciullo osceno, sfrontato, baldanzoso, vanaglorioso e sconcio, non può far altro che rinnegare i suoi ideali, irridere il suo credo e convogliare tutte le sue forze nel tentativo di distruggere il suo nemico.

L’ingiustizia percepita da Salieri sarà la sua rovina, portandolo ad ammettere la propria inferiorità; scavando nella sua psicologia egli ne esce come un uomo disperato e mediocre e basta poco perché riveli la sua natura. Ponendosi a confronto di un uomo come Mozart, possessore di una genialità espressa in maniera del tutto anticonformista e di un fuoco segreto capace di trasformare in leggenda una melodia qualunque, lui, geloso ed impotente si abbandona alla detestazione ed allo scontento.

Scenografia del dramma è la Vienna del classicismo musicale Settecentesco, riportata alla vita sul palco dagli sfarzosi e curatissimi costumi di Luigi Perego e da raffinati elementi di scena quali il pianoforte ed il sofà “tête-à-tête” (o “divanetto dell’amore”).

Così come nel pluripremiato ed omonimo film di Milos Forman, anche qui la colonna sonora è affidata totalmente alle composizioni capolavoro di Mozart.

La regia dell’eccentrico Andrei Konchalovsky è fresca e scorrevole, audace ed a volte molto accentuata, con un gran tocco di epicità nelle scene finali.

Lo spettacolo si svolge in un unico atto della durata di due ore circa.

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