“In fuga con me stessa” di Irene Romano

Perché a volte l'unico modo per ritrovar se stessi è proprio la fuga. E poco importa se dura solo qualche giorno: l'importante è partire.

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In fuga con me stessaPerché a volte l’unico modo per ritrovar se stessi è proprio la fuga. E poco importa se dura solo qualche giorno: l’importante è partire.

Andate e ritorni. Queste pagine ne sono piene. Già, perché a volte l’unico modo per ritrovar se stessi è proprio la fuga. E poco importa se questa dura solo qualche giorno, l’importante è fuggire, dalla consuetudine, da ciò che ci è noto, da tutte quelle rassicuranti abitudini che costituiscono la nostra quotidianità.

Ecco allora una giovane donna di trent’anni, che un giorno decide di mettersi uno zaino in spalla e partire, da sola, per raggiungere città mai viste prima. Quello che all’inizio non è altro che una scommessa con se stessa, finirà per rivelarsi il miglior modo per tornare a respirare, ad aprire gli occhi e meravigliarsi delle piccole cose.

Ne vien fuori una raccolta di pensieri ed emozioni, che, tra disavventure e preziosi incontri, si fanno via via sempre più vivaci. Così come i passi, instancabili e curiosi, che a forza di andare avanti, consegnano al lettore uno sguardo inedito su sei città, quello di una giovane donna in cammino, verso il mondo e se stessa.

Chi sono

Mi chiamo Irene e sono nata in un paesino della provincia di Firenze, dove tutti si conoscono e un tempo i bambini si avventuravano per le strade ad inventar passatempi. Da piccola stavo fuori casa da mattina a sera, un vizio che mi porto dietro anche adesso che mi son fatta grande e che la mia vita s’è spostata in città.

Laureata in Storia Contemporanea, amo tutto ciò che mi porta altrove: la musica rock, le illustrazioni e le storie, soprattutto quando si stringono tra le dita e profumano di carta.

Oltre a leggerne, di storie ne ho anche scritte. Scrivere è infatti un modo per stare al mondo; per mantenermi leggera, proprio come quando metto lo zaino in spalla e parto, ma sempre per tornare, eh, ché di qualcosa bisogna pur vivere.

Segretaria di giorno, di notte scrivo. A trent’anni ho una doppia vita e a tratti ne azzardo una terza, tra sogni, amici, smarrimenti e amore… finché dura.

Perché ho scritto questo libro?

Se vi dicessi che l’idea del libro c’era sin dall’inizio, quando in una grigia mattina d’autunno ho deciso di lanciarmi in questa avventura zaino in spalla, darei l’ottima impressione di chi nella vita ha sempre tutto sotto controllo. Ma le bugie, si sa, hanno le gambe corte, allora vi dirò la verità: questo libro è nato per caso, quasi senza che me n’accorgessi, macinando passi e pensieri in città sconosciute, fino a quando un giorno mi son detta, e se questi mie pensieri diventassero parole?

Quale è il mio rapporto con la scrittura?

Non ricordo esattamente quand’è che la scrittura ha fatto il suo ingresso nella mia vita, ma sono certa non abbia dovuto bussare molto perché la facessi entrare. Erano i tempi in cui, poco più che ventenne, mi muovevo per le strade di Firenze con l’entusiasmo e la curiosità di una studentessa universitaria pronta a darsi in pasto alla vita. Da allora, di racconti ne ho scritti diversi: molti se ne stanno ancora in un cassetto, alcuni invece sono stati pubblicati su antologie, altri su riviste, come “L’indiano” e “Buoni propositi”, che lo scorso anno sono comparsi sulle pagine indipendenti di Streetbook Magazine.

Con la mia “Lettera ad un cervello in fuga”, nel 2017 ho vinto la XIII edizione del Festival delle Lettere di Milano. Un’esperienza unica, che difficilmente dimenticherò.

Scrivere è per me un modo di stare al mondo, sarà per questo che ogni cosa, anche la più piccola, rappresenta un pretesto per buttar giù parole. Così, dal 2012 ho preso a collaborare con Teatrionline (Portale Nazionale di Informazione Teatrale) e da un anno ho un blog tutto mio www.ireneromano.it dove scrivo di persone, incontri e dove, ovviamente, non possono mancare i miei viaggi.

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