Terapia di massa

La lente d’ingrandimento di Lucia Calamaro sulle condizioni di una famiglia in cattività

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Si nota all’imbrunire
Foto di Maria Laura Antonelli

Per la Stagione corrente del Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale approda al Teatro Carignano l’ultima produzione di Lucia Calamaro, storia di un vedovo che alterna ai festeggiamenti del proprio compleanno la commemorazione della moglie defunta. Premesse drammatiche in senso lato, non necessariamente teatrale: le difficoltà di comunicazione del protagonista (Silvio Orlando) con il fratello (Roberto Nobile) e i tre figli (Vincenzo Nemolato, Alice Redini e Maria Laura Rondanini) sorgono dalla sua invincibile apatia, sfociando nell’abitudine di eco beckettiano di non camminare, trascorrendo la maggior parte del tempo seduto.

Orlando interpreta il suo scomodo ruolo quasi rifiutando di rimanere nel personaggio, abbandonandosi spesso a un confronto diretto con il pubblico che sembra frutto di un’improvvisazione istrionica e non prevista da copione. Oppure la caratterizzazione metateatrale del vedovo – che già caratterizza il testo e la regia di Calamaro – è la rappresentazione delle psicosi derivanti dalla solitudine?

Si nota all’imbrunire (Solitudine da paese spopolato) è uno spettacolo che parte da profonde fondamenta di ricerca socio-psicologica: per tematica e visione artistica, potrebbe essere una drammatizzazione de I soli di Giorgio Gaber, affrontando la questione di una solitudine auto-imposta che rischia di sfociare nell’eccesso di individualismo.

L’improbabile famiglia in cattività (dentro le pareti di una grossa villa di campagna che tuttavia assume l’aspetto di una claustrofobica casa di cura) è soltanto la somma disomogenea di tanti individui che poco hanno di che spartire tra di loro. Non per questo è una famiglia meno verosimile, anzi risulta decisamente rappresentativa dei rapporti familiari contemporanei spezzettati in varie forme di egoismo, egocentrismo e protagonismo.

Lucia Calamaro indaga la piaga della “solitudine sociale”, una patologia tipica dei giorni d’oggi, srotolando un testo squisitamente ironico e assurdo, iperrealista come un Beckett, benché «la solitudine rischia di diventare un’epidemia», come ritiene l’autrice. Un’epidemia di cui Orlando si fa promotore e propagatore, diffondendo una propensione al solipsismo altamente contagiosa.

Si nota all’imbrunire, in definitiva, rivolge al pubblico la stessa diagnosi che i parenti preoccupati riconoscono nel protagonista: una condizione di solitudine sociale che potenzialmente conta già molti affetti in platea.

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Si nota all’imbrunire (Solitudine da paese spopolato)

di Lucia Calamaro

con Silvio Orlando

e con Vincenzo Nemolato, Roberto Nobile, Alice Redini, Maria Laura Rondanini

regia Lucia Calamaro

scene Roberto Crea

costumi Ornella e Marina Campanale

luci Umile Vainieri

produzione Cardellino srl in collaborazione con Napoli Teatro Festival

in coproduzione con Teatro Stabile dell’Umbria

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