Il vizietto

In scena al Teatro Nuovo di Milano fino al 2 febbraio 2020

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Il viziettoIl vizietto (La Cage aux Folles il titolo originale) è una commedia francese di Jean Poiret che ha debuttato nel 1973 al Palais-Royale di Parigi ed è rimasta in cartellone per ben 5 anni, visto l’incredibile successo di pubblico e di critica. Dieci anni dopo Édouard Molinaro ne fece un film, con gli indimenticabili Ugo Tognazzi e Michel Serrault e la colonna sonora di Ennio Morricone, film che poi si trasformò in una trilogia.

Una commedia che appare oggi, negli anni del politicamente corretto, dove tutto può essere pensato ma nulla deve essere detto, talmente irriverente da sembrare offensiva, eppure – forse proprio perché non siamo più abituati a questo genere di comicità così dissacratoria – incredibilmente divertente.

Questa produzione firmata Claudio Insegno, in scena al Teatro Nuovo di Milano fino al 2 febbraio, non rende però del tutto giustizia alla commedia, a causa di qualche zoppicamento del cast che non riesce a mantenere il ritmo serratissimo del copione.

I due protagonisti: Claudio Insegno, nel ruolo di Renato, e Eraldo Moretto (meglio noto come La Cesira, una delle più famose Drag Queen della scena milanese), nel ruolo di Alben non sono forse riusciti a trovare la giusta chimica sul palcoscenico, perdendo spesso il ritmo e incespicando sui tempi comici. Certo, il copione (questo va detto) è di una difficoltà estrema e il paragone con i due mostri sacri del cinema è inevitabile, ma il confronto appare davvero spietato.

Anche il resto del cast si appiattisce decisamente su questa linea, aggiungendo qualche nota di colore meridionale che poco si incastra davvero al contesto del copione. Insomma, una regia e un cast non memorabile, fatta eccezione forse per Guido Ruffa, nei panni del padre bacchettone Simon, che abbiamo trovato il più aderente al personaggio originale.

Nonostante questo, comunque, la serata scorre piacevole e le risate non mancano anche se viene da pensare: fosse stato trattato in maniera diversa il copione, forse, ci saremmo divertiti ancora di più.

1 COMMENT

  1. Mi sembra che l’autore dell’articolo non abbia ben compreso il lavoro fatto sul testo di questa ripresa teatrale: proprio per evitare il confronto impari con la versione cinematografica, il testo è stato pesantemente rivisto. Le note di colore meridionale hanno proprio lo scopo di “ricreare” una situazione diversa rispetto al film ma sono moltissime le modifiche rispetto alla versione cinematografica. Proprio il personaggio di Simon è stato quello meno modificato e pertanto, essendo il più fedele alla versione cinematografica, il meno riuscito di questa ripresa teatrale. Secondo me è una contraddizione affermare che gli attori perdono il ritmo sui tempi comici e poi dire che “la serata scorre piacevole e le risate non mancano”: quando si perdono i tempi comici le risate scompaiono. E in questa ripresa teatrale (come affermato in tutte le altre recensioni) il pubblico ride a crepapelle dall’inizio alla fine

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