COLORart a Palazzo Maffei

Dal 14 aprile i profili social di Palazzo Maffei si tingono ogni settimana di un colore diverso - a partire dal blu - alla ricerca di raffinate sinestesie tra arti visive, musica e letteratura

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Palazzo MaffeiUn percorso espositivo dalla “doppia anima”, tra antico e moderno, che attraversa oltre cinque secoli, con oltre 350 opere in dialogo tra le arti: pittura, scultura, arti applicate e architettura.

Un importante focus sulla pittura veronese e la passione per il Futurismo italiano e la Metafisica. Autentici capolavori dell’arte moderna e contemporanea e i grandi Maestri del XX secolo: da Picasso a de Chirico, da Mirò a Kandinsky, da Magritte a Fontana, Burri e Manzoni.

Sarà un’affascinante casa-museo, un nuovo punto di riferimento per gli amanti dell’arte, un percorso eclettico tra capolavori e curiosità che attraversano più di cinque secoli, accomunati da una caleidoscopica passione collezionistica.

A Verona nel cuore della città apre una nuova eccellenza culturale.

Un evento importante sotto tanti profili.

Da un lato il restauro completo di uno dei più scenografici e noti palazzi seicenteschi della città, Palazzo Maffei, quinta suggestiva di Piazza delle Erbe, con la sua facciata barocca ora risplendente, l’imponente scalone elicoidale autoportante, gli stucchi e le pitture murali del piano nobile; dall’altro una raccolta d’arte di grande interesse che spazia dalla fine del Trecento fino ad oggi, frutto di oltre cinquant’anni di passione collezionistica dell’imprenditore Luigi Carlon.

Il risultato è l’apertura di “Palazzo Maffei – Casa Museo”, un’iniziativa culturale promossa da Luigi Carlon, imprenditore e collezionista veronese, su progetto architettonico e allestitivo dello studio Baldessari e Baldessari e da un’idea museografica di Gabriella Belli, con contributi scientifici di Valerio Terraroli e Enrico Maria Guzzo.

La proposta e il percorso sono sorprendenti, con oltre 350 opere, tra cui quasi 200 dipinti, una ventina di sculture, disegni e un’importante selezione di oggetti d’arte applicata (mobili d’epoca, vetri antichi, ceramiche rinascimentali e maioliche sei-settecentesche, ma anche argenti, avori, manufatti lignei, pezzi d’arte orientale, rari volumi) e con una scelta espositiva dalla “doppia anima”.

Nella prima parte, connotata dagli affacci sulla piazza, si privilegia il dialogo con gli ambienti del piano nobile del palazzo a ricreare l’atmosfera di una dimora privata, ma anche il senso di una wunderkammer e di una sintesi tra le arti, con nuclei tematici d’arte antica in cui irrompe all’improvviso il dialogo con la modernità; nella seconda parte, dedicata al Novecento e all’arte contemporanea, si è invece voluta creare una vera e propria galleria museale, ove spiccano molti capolavori, si scorge la passione per il Futurismo e la Metafisica e s’incontrano alcuni dei massimi artisti del XX secolo: Boccioni, Balla, Severini, ma anche Picasso e Braque; de Chirico, Casorati e Morandi accanto a Magritte, Max Ernst, Duchamp.

E ancora Afro, Vedova, Fontana, Burri, Tancredi, De Dominicis, Manzoni e molti altri.

Per Luigi Carlon, Cavaliere del Lavoro, le opere raccolte negli anni sono racconti di vita, gesti d’amore, testimonianze di quella sensibilità unica e singolare che egli ha colto negli artisti fin da giovane e dalla quale è stato affascinato e colpito.

La collezione contiene molti nuclei significativi, che testimoniano l’organicità delle acquisizioni, mentre l’interesse per la storia artistica veronese rappresenta un elemento di forte valore identitario della raccolta d’arte antica che vanta una sorta di compendio di storia dell’arte del territorio scaligero, con opere tra gli altri di Altichiero e Liberale da Verona, Nicolò Giolfino, Zenone Veronese, Bonifacio de’ Pitati, Antonio e Giovanni Badile, Felice Brusasorci, Jacopo Ligozzi, Alessandro Turchi, Marc’Antonio Bassetti, Antonio Balestra, Giambettino Cignaroli.

Dalla visione privata, dall’intimo della residenza quotidiana, questo patrimonio d’arte diventa ora ricchezza condivisa con la città e con il pubblico, in un edificio fortemente simbolico come è appunto Palazzo Maffei, il cui nucleo originario tardo -medievale sorge nell’area del Capitolium, il complesso votivo dedicato alla Triade Capitolina, costruito quando Verona divenne municipio romano (49 a.C.), e di cui nei sotterranei del palazzo restano ancora le evidenze.

Il percorso si sviluppa quindi cronologicamente e per temi, lungo 18 sale, dove si susseguono quei corto circuiti emotivi che ben rispondono alla sensibilità e al gusto collezionistico di Luigi Carlon: è il caso dei tagli rossi di Fontana – uno tra i notevoli Concetti spaziali esposti – accostati a tavole a fondo oro d’arte sacra del tre-quattrocento; della monumentale Maternità di Arturo Martini, a tu per tu con antiche e importanti rappresentazioni iconografiche della Madonna con Bambino; o ancora dei potenti affondi sul tema della guerra e del conflitto con Lencillo, Marino Marini e Alberto Burri – una magnifica combustione, Tutto nero, del 1957 – in dialogo con le eroiche battaglie di Matteo Stom e Antonio Calza.

Un crescendo di emozioni, passando tra le protagoniste femminili della storia e del mito e le vedute di Verona, per poi percorrere tutto d’un fiato le principali avanguardie del Novecento costellate di imperdibili capolavori, fino alle istanze più attuali con Pistoletto, Cattelan, De Dominicis, Erlich, Nannucci ecc.

Palazzo Maffei non vuole essere solo uno spazio espositivo ma un’opportunità, un vivace e propulsivo luogo di cultura in dialogo stretto con la città e le grandi Istituzioni culturali di Verona e non solo. Eventi, incontri, laboratori didattici e iniziative diverse animeranno in breve tempo le giornate a Palazzo Maffei, che offre anche una biblioteca specialistica su prenotazione e – dalla balconata che sormonta il palazzo, a dominare con le sue statue Piazza delle Erbe – un’impagabile, emozionante vista sulla città e le colline circostanti, di struggente bellezza.

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