Marzia Carocci, icona fiorentina del fare cultura

Intervista alla poetessa e scrittrice toscana Marzia Carocci

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Marzia CarocciMarzia Carocci, classe ’60, Aretina di nascita, vive a Firenze, è poetessa, scrittrice e critico-recensionista letterario dal 1986, è un’icona fiorentina del fare cultura. Direttore editoriale della Casa Editrice A&A di Marzia Carocci, Presidente dell’Associazione Culturale “Autori e amici di Marzia Carocci”, Presidente e Ideatrice del Premio di Letteratura “Ponte Vecchio”, giornalista freelance /responsabile della sezione cultura presso Free lance International Press, ha collaborato con le riviste “Il salotto degli autori” di Torino, “Poeti nella società” di Napoli, “Oubliette Magazine” sul web, con la rivista L’Attualità e tante altre. I suoi articoli sono presenti in numerose riviste del settore. Ha pubblicato libri di poesie e narrativa. Numerosi i primi premi e importanti segnalazioni in prestigiosi concorsi Nazionali e Internazionali. Nel 2007 con l’adesione del Presidente della Repubblica, della Regione Toscana e Campana riceve il Premio alla Carriera de “I protagonisti dell’Arte e della Scienza”. Ha curato collane editoriali a sfondo benefico. Si potrebbe aggiungere molto altro. Ma lasciamo che siano le sue parole a raccontarci qualcosa in più.

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Ci vuoi raccontare di cosa parla questo tuo ultimo lavoro letterario?

Intanto grazie per questa opportunità. L’ultimo lavoro ormai datato 2015 è “Il taccuino rosso di Eleanor” edito da TPLM. Devo dire che questo libro è stato scritto con “febbre emotiva”una metafora che indica quella sensazione che spesso hanno gli scrittori quando hanno l’impellenza di dire qualcosa nell’immediatezza. Ho scritto il libro in pochissimo tempo proprio perché era qualcosa che dovevo tirare fuori da me. Si tratta di una violenza fisica e psicologica di una giovane ragazza che non trova appoggi e aiuti fuori e dentro di sé. Un urlo verso il bisogno di tante Eleanor mai veramente guardate negli occhi e ascoltate

C’è un altro libro a cui sei particolarmente legata, anche non tuo? E perché?

Ogni mio libro è parte di me. Tutti i miei libri di poesia sono frammenti di un’anima che ha necessità di comunicare momenti belli e brutti di vita vissuta. Sono osservazioni che fanno parte di tutti poiché la vita è similare nei sentimenti umani. Nèmesis è fra i più amati ma anche “Di poesia ho vissuto”, Introspezioni” “Nel mio volo”…

Qualche riconoscimento, anche personale, di cui vai fiera?

Devo dire che non amo mai parlare dei miei premi. Sono caratterialmente molto intima su questo. Ho comunque nel cuore tutti i miei 25 primi premi, il premio alla Carriera, il Premio per il riconoscimento come operatrice culturale. Sono passi importanti che mi hanno fatto piacere ma con l’andare degli anni non mi sono più esposta a concorrere. Diciamo che non mi sono più occupata di Marzia Carocci ma di tantissimi artisti giovani e meno giovani da portare avanti nelle loro manifestazioni artistiche.

Quale peso o responsabilità credi che abbia la cultura nella società di oggi rispetto al passato?

Il nostro è un presente “pesante” e difficile. L’arte dovrebbe fare riflettere e non solo sognare. La poesia, l’arte figurativa, quella musicale, la narrativa e la fotografia sono armi bianche che possono condividere mondi da esplorare, situazioni da esternare e morali da condividere. Purtroppo a differenza del passato, l’artista fa difficoltà ad emergere, questo perché troppi amanti dell’arte si mettono in discussione e capita che proprio perché sono in troppi, soffocano la visualizzazione del meritevole che nonostante abbia ottime qualità, non riesce a brillare come dovrebbe.

Quale rapporto hai con la città nella quale vivi, anche come fonte di ispirazione?

Caro Emanuele, tocchi un tasto dolente ma la mia sincerità che spesso può sembrare antipatia, mi obbliga a dire ciò che penso. La mia città, non mi ha mai sostenuta. In trentacinque anni di eventi, reading, incontri, organizzazione di mostre e altro non ho mai avuto una minima considerazione. I primi anni pagavo le sale, i circoli, gli spazzi di tasca mia perché mi rifiutavo e mi rifiuto ancora di chiedere danaro per venire agli eventi. Adesso sono facilitata dall’Associazione artistico Culturale che presiedo.

Credi ancora che la collaborazione e la condivisione tra artisti e scrittori sia l’anima del fare cultura?

Sono convinta che l’arte vada vissuta in massa e non in solitudine. La condivisione artistica è fondamentale per costruite un moto continuo che finirebbe se espresso da soli. È chiaro che l’artista segue il suo percorso in piena autonomia ma il vivere insieme agli altri i propri successi, soddisfazioni e traguardi, renda tutto più ricco di senso e di valore anche emozionale.

Non amo però dividere l’artista famoso dall’esordiente, anzi, penso che il lavorare insieme stimoli colui che ancora non ha trovato la giusta dimensione in campo artistico. Chi ha più esperienza dovrebbe valorizzare o consigliare chi ha bisogno di stimoli o di confronto.

Parlando dei tuoi scritti ricordi un passo a memoria? Come mai proprio questo?

Ricordo spesso una frase di una poesia che ho scritto una trentina di anni fa “Come una foglia vibrerò nell’aria a testimoniar ch’esule dal ramo ancora vaga” Forse questo passo è in sintesi una verità alla quale credo. La foglia (io stessa) che si stacca dal ramo (la fine della vita terrena) e attestare la continuità…

Chi sono i tuoi riferimenti letterari o artistici in generale?

Ho amato Baudelaire, Leopardi, Carducci, Montale, Merini ma anche scrittori come Pratolini, Pavese, Sciascia, Jane Austen e tantissimi altri. In tutti loro ho trovato qualcosa di mio, qualcosa che è parte di me ma che non potrei ampiamente definire perché mi è impossibile scindere riflessi che appartengono alla mia essenza emotiva.

Sicuramente i lettori di Teatrionline vorranno sapere: qual è il tuo rapporto con il teatro?

Amo il teatro che trovo magico. L’attore sa diventare un altro, scinde il sé da chi deve interpretare. Deve spogliarsi di tutto, dimenticare di esistere e scordare il mondo che lo circonda. Si nutre della parte che deve interpretare e cosa più difficile fare vedere allo spettatore quella trasformazione che dovrà essere credibile attraverso la mimica, il respiro, l’espressione e ciò che ha captato nel testo che dovrà fare suo. Saprà piangere, ridere, impressionare; sarà maschera e sarà vita, sarà morte e continuità. Il teatro è la doppia vita di chi lo vive con sacrificio, impegno e determinazione. Un’ arte eccelsa da amare come la amo io.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Essere la Marzia di sempre, la Marzia che ama l’arte, che crede nella condivisione, che piange per una poesia e si emoziona per un dipinto. La Marzia che chiama a raccolta artisti da tutta Italia come faccio da anni, la Marzia che nonostante le fatiche, gli impegni, le difficoltà anche personali continua a credere che domani è ancora possibile farlo.

Un progettino nel cassetto però ce l’ho…

Un libro-raccolta di tutte le mie poesie scritte da quando avevo vent’anni fino ad adesso che ne ho… due o tre in più.

Grazie Emanuele, grazie di questa opportunità.

Marzia Carocci è un’icona fiorentina del fare cultura.

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