Katharina Zeller racconta Josephine Baker

Oggi, martedì 4 maggio, alle ore 16.00 a "Ma che musica!", la rubrica di Greta Marcolongo

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Il tema dei diritti civili torna prepotentemente nel dibattito in tutto il mondo e tornano anche i testimoni che si sono battuti per il riconoscimento dei fondamentali diritti alla libertà e alla diversità. “Ma che musica”, l’iniziativa del Cristallo diretta da Greta Marcolongo prosegue il suo itinerario sul proscenio della storia della canzone d’autore e, dopo Nina Simone, propone un’altra protagonista della musica impegnata e delle lotte contro razzismo e apartheid.
La puntata di martedì 4 maggio, in onda sul canale YouTube alle ore 16 è dedicata alla cantante creola afroamericana Josephine Baker (ospite Katharina Zeller) la prima star nera e tra le più acclamate vedette di Parigi. La Baker ottenne la nazionalità francese nel 1937, e nel corso della Seconda guerra mondiale ebbe un ruolo importante nel controspionaggio francese. In seguito usò la sua grande popolarità nella lotta contro il razzismo e a favore dell’emancipazione dei neri, in particolare sostenendo la lotta per i diritti civili di Martin Luther King.
Vestita solo di un gonnellino, scatenata nel più pazzo charleston (una musica allora ancora sconosciuta in Europa), Joséphine Baker incarnò una delle immagini tipiche degli anni Venti.
La passionalità delle sue interpretazioni ed il sincero interesse per l’arte popolare le impedirono di cadere nell’esotismo di maniera e suscitarono l’entusiasmo dei parigini per il jazz e la musica afroamericana. Nel 1947 si sposò con il direttore d’orchestra Jo Brillon. Insieme acquistarono il castello di Milandes in Dordogna, dove accolsero e adottarono 12 bambini provenienti da diversi paesi del mondo, che lei definirà affettuosamente “la mia tribù arcobaleno”. Per provvedere al mantenimento del castello spese completamente la sua fortuna e fu costretta ad aumentare i concerti e gli spettacoli per incrementare le proprie entrate e proseguire la sua opera. Negli anni Cinquanta fu coinvolta dalle proteste contro il razzismo negli States e partecipò nel 1963 alla marcia organizzata a Washington da Martin Luther King
Quando le difficoltà finanziarie la condussero alla completa rovina, Baker ricevette il sostegno della principessa Grace di Monaco. Gli anni Settanta segnarono una nuova fase di successo, con spettacoli in tutta Europa e negli Stati Uniti. Dopo una rappresentazione della sua ultima revue a Parigi, l’11 aprile 1975 Baker fu trovata esanime e morì poche ore dopo.

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