Luigi Crenna, La Resistenza e Le Negazioni agli Ebrei

Recensione di Maria Rizzi

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Il testo di Luigi Crenna, che la figlia e la nipote hanno deciso di dare postumo alle stampe, è un’originale Raccolta di brani in prosa e liriche, introdotto magistralmente da Nazario Pardini e pubblicato dai tipi della Guido Miano Editore con il titolo La Resistenza e le negazioni agli Ebrei. Si tratta di un libro quanto mai attuale, perché induce a riflettere sul dato di fatto che al di là della demagogia e delle inutili parole ci prepariamo per la guerra come giganti precoci e per la pace come pigmei ritardati. E oggi le differenze reali di tutto il mondo non sono tra ebrei e arabi; protestanti e cattolici; musulmani, croati e serbi. Le differenze sono tra coloro che abbracciano la pace e coloro che vorrebbero distruggerla; tra coloro che guardano al futuro e coloro che si aggrappano al passato; tra coloro che conservano le armi e le persone che sono determinate a ripudiarle. La dedica scritta dall’Autore mette a fuoco proprio questo concetto, infatti recita: «Il ricordo di ogni guerra / deve stimolare alla pace / altrimenti sarà eterna guerra».

Il Nostro è nato nel 1937, quindi al tempo della Seconda Guerra Mondiale non era in trincea, ma viveva i giorni delle continue esplosioni, delle fughe nelle cantine, o sotto il grande castagno del bosco “Marconi”. Crenna cita le frazioni di Varese e i luoghi cari agli abitanti di esse. Egli dedica la prima lirica, che è strazio e condivisione, al momento delle fughe e dei veloci abbracci: «Addiaccio, precari rifugi; / desolate capanne, baite abbandonate. / Cercarsi subito ansiosamente; / raggrupparsi, organizzarsi. / La cometa rischiara enorme pugno / or sopra un monte or sopra l’altro / e un grido, eco chiaro tra i monti, / rimbalza sui dossi e percorre le valli: / “Libertà! Libertà!”» (Nella bufera, una chiara luce). Narra le vicende dei partigiani, di coloro che ‘furono il lievito della rivolta’ e cita personaggi determinanti come il colonnello Carlo Croce, al comando del “Gruppo Cinque Giornate”. Quest’ultimo mantenne le posizioni fortificate di San Martino di Vallata e con soli 180 uomini sostenne la furiosa lotta con 3000 tedeschi, infliggendo gravi perdite, abbattendo aerei. Riuscì ad aprirsi la strada fino al confine svizzero trasportando gli invalidi e ritirandosi per ultimo, dopo aver fatto saltare il forte.

L’Autore in questo testo narra le vicende che non abbiamo imparato sui libri di scuola e che, per indolenza, abbiamo rifiutato di ascoltare dalle parole dei nostri cari. La guerra, purtroppo, è di chi la vive. Fin troppo diffusa la verità del ‘silenzio del reduce’. Nessuno vuole ascoltare storie di guerra quando tutto è passato, e così ci si trova incapaci di dare senso alla propria esperienza attraverso racconti condivisi. Crenna, tramite le sue pagine di dolore e patriottismo, sa trasmettere storie e valori. «Tra balze buche e dirupi tra i castagni agguati; / ordini urlati e cenni in angoscioso affanno / improvvisi crepitii. / I nemici costretti in ritirata / giù fino al paese. / ma risalgono» (Megolo). Proprio la battaglia di Megolo, situata tra Anzola d’Ossola e Pieve Vergonte, segnò l’inizio della guerra partigiana in Italia. Tra l’altro l’Autore cita la visita a Cortavolo, passando da Megolo, con il giapponese Okada Zenko, anti – nazista, che dopo aver letto la poesia Donne nella Resistenza di Crenna, volle visitare i luoghi più significativi nei quali si erano svolte le battaglie dei partigiani. I due camminavano in silenzio … «capo chino in mesta preghiera». La lirica citata del Nostro è dedicata alle staffette partigiane, come la signora Maria Carla Jucci. «E sul serpeggiante / malsicuro viottolo / intrico di radici / pietre e rami, / i logori scarponi /nuovamente graffiano / l’ansia / e ferrea volontà arpiona / spesso l’affannoso respiro».  La fatica di questa donna in bicicletta è fermata nei versi, resa eterna come il suo coraggio, come la sua devozione alla causa. D’altronde le donne, accanto agli uomini, pedalando veloci, hanno scritto sui cammini impervi la storia della nostra Italia.

L’Autore ci descrive i caratteri dei due comandanti partigiani che diressero le operazioni nella sua zona. «Filippo Beltrami era la democrazia in persona»; Carlo Croce, come si è già evinto, era un interventista, ma i due si potevano senz’altro definire accomunati dai «i pensieri, la forza e la strenua volontà». Va detto che un libro come questo necessita delle pagine in prosa, in quanto gli eroi meritano le poesie, ma vanno anche narrati con nerbo letterario. Crenna dedica versi struggenti a molti uomini caduti in guerra, come Ezio Barbieri, Ezio Mazzoleni e, naturalmente, si sofferma sul padre, amante delle gare bocciofile, che incontrò la morte proprio mentre era dedito alla sua passione. L’Autore indugia appena su questo evento. Forse ne fugge lontano, consapevole che i due più grandi tiranni della terra sono il caso e il tempo. Descrive a fondo, invece, ‘il credo partigiano’, palesando, come ogni essere intelligente, i dubbi circa i sacrifici sopportati da tanti: «Perché ho scritto / e ancora scrivo sulla Resistenza? / Perché da me intimamente, profondamente sentita. / E le mie poesie sono profonde, / sofferte immedesimazioni. / Resistenza fattore unificante / Resistenza all’opposizione nemica, / forte anelito alla liberazione / riscossa morale, / lotta e perseguimento / dei valori di giustizia e libertà, / senza i quali la vita / sarebbe insignificante, degradata».

L’uomo e il Poeta sembra rivolgersi a se stesso, darsi ancora e sempre una spiegazione. Anche dietro le battaglie partigiane c’erano lotte, vinti e vincitori. Esisteva l’odio per il nemico, così simile in fondo a loro… Il peggior nemico, in guerra, è la paura e occorre darle un volto. Crenna introduce il popolo che ha subito l’Olocausto, perché probabilmente faceva più paura degli altri, con la poesia Le negazioni agli Ebrei: «Inenarrabile calvario. / Nel burrascoso, infuriato vento / ucciso il loro tempo. / D’improvviso dichiarati nemici, / confiscati i loro beni. / Negato loro ogni diritto di avere, / studiare, agire, fare, lavorare: il diritto di essere. / Nessuna tutela giuridica / alla loro esistenza. E nessuna solidarietà / aiuto soccorso conforto: / “Ebreo ti vogliamo morto”. / Nel silenzio del mondo,/nella totale indifferenza /sempre più miserabile esistenza».

Credo che l’Autore concluda la sua disamina sulla Guerra e sulla Resistenza trattando la vicenda ebraica in tutto il suo surrealismo, marcando un concetto, che vale per tutte le forme di odio: l’indifferenza. Come disse Albert Einstein: «il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che compiono azioni malvagie, ma per coloro che osservano senza fare nulla». Ritengo doveroso per i miei coetanei e per i nostri figli e nipoti leggere il libro di Luigi Crenna. La Storia ci appartiene e dobbiamo imparare ad ascoltarla. Credo inoltre sia da valorizzare il tributo di Claudia Crenna e Arianna Cerri al padre e al nonno. Loro rappresentano l’Esempio da seguire e dimostrano quanto la vita può iniziare a finire quando diventiamo silenziosi sulle storie che contano.

Maria Rizzi

Luigi Crenna, La resistenza e le negazioni agli ebrei, pref. Nazario Pardini, Guido Miano Editore, Milano 2021, pp. 64, isbn 978-88-31497-58-9, mianoposta@gmail.com.