Curated by Carlos – Triple Bill

Recensione di Letizia Cantù

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Birmingham Royal Ballet

Sadler’s Wells, Londra

4 Novembre 2021

C’è stato un momento in cui il tempo sembra essersi fermato nel triple bill Curated by Carlos del Birmingham Royal Ballet, ed è stato il momento del pas de deux di Alessandra Ferri e Carlos Acosta nell’ultimo pezzo in scena, Chachona di Goyo Montero.

Questo è stato il debutto della ballerina italiana con il BRB, anche se la partnership con Acosta è già stata sperimentata negli anni a partire da quella Manon a Cuba di 21 anni fa.

Dopo percorsi diversi i danzatori si trovano ora di nuovo insieme, entrambi a vivere un nuovo inizio dopo un’importante carriera alle loro spalle: Acosta nelle vesti di nuovo direttore artistico del BRB dal gennaio 2020, Ferri in una sorta di rinascita (l’abbiamo vista infatti poche settimane fa al Linbury Theatre con L’heure exquise di Béjart).

La loro performance insieme è un’esperienza quasi mistica, che ci porta in una dimensione senza spazio e senza tempo.

Il pas de deux si integra perfettamente con l’architettura geometrica di Chachona, pièce già di per sé intensa per movimento e musica.

Le note di Bach sono suonate live e la sola presenza fisica degli strumenti in scena colloca il pezzo su un altro (e molto alto) livello.

Il movimento è di ispirazione classica ma dal cuore contemporaneo per intensità e tensione. Come leggiamo nel programma di sala, l’intento del coreografo con Chachona è quello di spingere i danzatori fuori dalla loro ‘comfort zone’, al loro limite estremo. Questo infatti è il solo modo per crescere e per provare sensazioni nuove che, per quanto possano spaventare, restituiscono emozioni uniche. 

Interessanti anche gli altri due ‘bills’ in programma.

City of a Thousand Trades di Miguel Altunaga è una lettera d’amore alla città di Birmingham e, in senso lato, ad ogni città che ognuno porta nel cuore. Birmingham viene presentata come una dimensione ricca di contrasti, opportunità, sogni che diventano realtà, come ‘il workshop del mondo’, per usare le parole del coreografo. Un mix di opposizioni riflesse in musica dai suoni metal delle batterie collocate sullo sfondo, e ancora una volta presenti in scena, che si mischiano alle parole del poeta Casey Bailey, creando un sound particolarmente d’effetto.

Imminent esplora ancora una volta il tema dell’istinto verso lo sconosciuto, un mondo che non conosciamo e che ci fa paura ma che ci permette di ritrovare la speranza di una prospettiva migliore fuori dalla nostra routine. 

Daniela Cardim trova l’origine del tema dalla sua preoccupazione per I cambiamenti climatici e dalla reazione della politica e della società in merito. Sembra che nessuno abbia fatto nulla per troppo tempo, fino al momento in cui ci si è resi conto di essere al limite per cambiare la situazione prima che sia troppo tardi. Stessa realtà che si è verificata durante la pandemia, quando l’umanità intera ha prestato attenzione a dettagli e valori dati per scontati per lungo tempo. Imminent ci propone di nuovo un mondo di contrasti: il peggio da un lato e il senso di speranza per evitarlo dall’altro.

Buona la performance del corpo di ballo, totalmente a proprio agio in questo turbine di stili ed mozioni.

Curated by Carlos sancisce anche il debutto della nuova piattaforma digitale del Sadler’s Wells, che rende disponibili on demand diverse opera riproposte in scena. 

Ulteriore segno del teatro del voler ampliare il proprio pubblico rendendo la sua arte disponibile e alla portata di tutti.