Icaro

Andato in scena al Teatro delle Spiagge, Firenze

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Con Francesca Becchetti, Debora Benincasa, Marco Gottardello

Regia Michele Mariniello

Drammaturgia Debora Benincasa

Scenografia Adele Gamba

Costumi Simona Randazzo

Disegno luci Andrea Gagliotta

Produzione Anomalia Teatro

Creta è la città perfetta. C’è il mare, c’è un re premuroso e c’è sempre qualcosa da festeggiare. Si sorride tutti, con un ghigno perfetto e violento, perché si è tutti dannatamente felici di essere incatenati a questa strabordante perfezione.

A Creta tutto è eccessivo in misura perfetta: ogni dolce è ripieno di crema tanto quanto basta a godere della sua fuoriuscita al primo morso; ogni ballo è sguaiato tant

o quanto basta a farlo apparire spontaneo; ogni urlo di paura è soffocato tanto quanto basta a farlo sembrare una grassa risata.

Nessuno vorrebbe andarsene da un luogo come Creta. Tranne Icaro.

Icaro è una ragazzina – sì, una femmina – testarda e ribelle, che si annoia, capisce le pers

one e balla solo quando le va, da sola, al ritmo dei suoi pensieri.

Anomalia Teatro porta in scena un mito che spesso leggiamo solo in superficie, perdendoci tutta la cremosità del ripieno. La ribellione, l’azzardo, la fuga sono solo la corteccia di una storia brutale e straordinaria. Una storia ricca di spunti e ispirazioni che la drammaturgia di Debora Benincasa riesce a cogliere in tutta la loro intricata complessità, che diventa però, in scena, limpida e ironica.

C’è sempre, quando si parla di ‘rivisitazione moderna’ di un mito o di un classico – perché di questo si tratta, nonostante l’usura dell’espressione stoni con la reale originalità del testo e della messinscena – un velo di sottintesa polemica, una malcelata presunzione di inferiorità al cospetto dell’inarrivabile. E invece questa Icaro è maledettamente greca e maledettamente contemporanea, con la sua brutalità e la sua irriverenza, con la sua delicata metafora e la sua implicita violenza; con l’intelligente stigmatizzazione della commedia e la straziante universalità della tragedia.

E se “la via d’uscita è solo attraverso”, allora solo attraverso questo teatro possiamo oltrepassare i limiti del nostro labirinto e guardare le cose dall’alto.