Il “Bambolo” chiude la stagione del teatro del Grillo

Recensione di Vito Fabio

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A Soverato (Cz) Linda Caridi ha interpretato un monologo intenso sulla patologia dell’anoressia

Il “Bambolo” di Irene Petra Zani per la regia di Giampiero Judica ha chiuso nel fine settimana appena trascorso la stagione del teatro del Grillo di Soverato di cui è direttore Claudio Rombolà. Si è trattato di un monologo interpretato mirabilmente da Linda Caridi sulla comica tragedia della relazione tra una donna e un bambolo gonfiabile.

E’ il racconto di una donna sulla riva del mare con un bambolo gonfiabile. Lei non sa nuotare. Lui, ovviamente, neppure. I suoi occhi senza sguardo sono gli unici occhi da cui la donna riesce a farsi guardare. La relazione esiste da più di diecimila anni. Questo amore è difficilmente degradabile, come la plastica. Come un’illusione.

Attraverso la comica tragedia di un amore impossibile, il testo affronta la patologia dell’anoressia, intesa nell’accezione di sintomo e difesa a seguito di un abuso avvenuto nell’infanzia.

Linda Caridi debutta come attrice nel 2015, sia sul grande schermo che sul piccolo rispettivamente con il film Antonia – che la vede interpretare la poetessa Antonia Pozzi – e la fiction televisiva su Lea Garofalo Lea in cui veste i panni della figlia Denise. Nata e cresciuta a Milano, Linda Caridi ha origini meridionali: i suoi nonni sono calabresi e le hanno lasciato in eredità l’amore per la propria terra a cui l’attrice racconta di essere molto legata e ama particolarmente il mare. Nel 2018 è protagonista della pellicola Ricordi che le vale il premio Nuovolmaie Talent Award 2018 come attrice italiana emergente alle Giornate degli autori di Venezia e una candidatura ai David di Donatello come miglior attrice protagonista.