PIAZZA DEGLI EROI

In scena presso il Teatro della Pergola di Firenze, fino al 27 Febbraio

689

di Thomas Bernhard

regia Roberto Andò

traduzione Roberto Menin

 

con

Renato Carpentieri

Imma Villa

e Betti Pedrazzi, Silvia Ajelli, Paolo Cresta, Francesca Cutolo, Stefano Jotti, Valeria Luchetti, Vincenzo Pasquariello, Enzo Salomone

scene e disegno luci Gianni Carluccio

costumi Daniela Cernigliaro

suono Hubert Westkemper

produzione Teatro di Napoli, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Fondazione Teatro della Toscana

diritti di rappresentazione Suhrkamp Verlag – Berlino

rappresentata in Italia da Zachar International – Milano

foto di scena Lia Pasqualino

 

Ultima opera teatrale di Thomas Bernhard, mai rappresentata prima in Italia, Piazza degli Eroi è un manifesto politico di profonda e sofferta indignazione che ha scosso l’Austria del dopoguerra, denunciando apertamente, con forza e chiarezza, il cronico perpetuarsi dell’ideologia nazifascista nell’Europa della fine del Novecento e vaticinando, con lugubre e sinistra amarezza, la decadenza delle culture democratiche.

Una straordinaria prova di regia, che ha magistralmente coinvolto gli attori, guidati, con profonda accuratezza ed immersi in una cornice scenografica incredibilmente suggestiva,   riporta sulle scene un messaggio tremendamente attuale, un violento e disperato grido di protesta mai sopito che, in queste ore drammatiche, proprio mentre il popolo di Kiev affronta l’invasione russa di Putin, si fa più forte, estremo, insopportabile, accompagnato dall’eco simultaneo delle sirene e delle bombe, che, questa volta, hanno veramente raso al suolo la distinzione tra teatro e realtà.

Culto delle memorie iconografiche, cupa rigidità, narrazione corporea del contenimento emotivo, clima autunnale che evoca l’alba della decadenza, tronchi spogli e sospesi, senza radice, riportano alle ore che seguono la morte e il funerale di un suicida, nel vuoto animato dalla presente assenza, nel vorticoso rincorrersi dei pensieri, delle domande e dei ricordi, alla fine annientati dal desiderio di non sopravvivere, di non voler rinascere e accrescere ancora l’esausta sfiducia nel progresso e nella vita.

Pièce rivoluzionaria, di analisi decostruttiva e distruttiva, che prende la spinta dalla crisi dei valori occidentali, per penetrare la storia del pensiero, sino alle sue fondamenta e alle origini della tradizione cristiana, imponendo allo spettatore, sino alla rivisitazione de l’Ultima Cena, una frastornata  immedesimazione nel flusso di coscienza tormentato di coloro che assistono al martirio cristologico degli innocenti, accompagnandoli con una litania di lamentele,  senza effettivamente fare niente.

Proprio nell’indifferenza si annida il seme della distruzione totale dell’umanità, nel dilagante, ipocrita e vergognoso pseudosocialismo, nella perdita di coscienza collettiva, nello stordimento delle masse, nella dispersione dei valori, nel disorientamento fanciullesco della società, pericolosamente in cerca di un padre, di un regista unico, come tramanda  coraggiosamente Roberto Andò e il lavoro di altissimo impegno di tutti gli interpreti dei personaggi.

Capolavoro della metadecadenza e anatema del vecchio che muore col vecchio, trascinando sul fondo, con sé, i rimpianti dell’intera umanità, sotto il peso lapideo della storia.

 

Ines Arsì