Alessandra Fumai – intervista

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Collettivo Itinerante CIFRA – Alla scoperta di equilibri in viaggio.
Intervista con Alessandra Fumai

Venerdì 2 settembre 2022 presso il Parco fluviale Gesso Stura andrà in scena, all’interno del Festival Mirabilia, l’intervento site-specific Iperbosco, interessante progetto del Collettivo CIFRA – Collettivo Itinerante Formazione Ricerca Azione, un gruppo di arti performative nato a seguito del corso di perfezionamento per il danzatore contemporaneo “azione silenziosa 2019” diretto da Giovanni Di Cicco presso il Teatro dell’Opera Carlo Felice di Genova. Gli interpreti provengono da esperienze poliedriche che spaziano dal mondo della danza al mondo del teatro e del circo, realizzando nel collettivo la ricerca di una coralità in controtendenza rispetto al mondo contemporaneo e nella comunità umana il senso profondo dell’espressione artistica. Per conoscere meglio l’universo di CIFRA e approfondire gli ambiti di ricerca del gruppo, abbiamo realizzato un’intervista con la danzatrice, antropologa e ricercatrice di canti tradizionali Alessandra Fumai, fra le fondatrici del collettivo performativo. Grazie, Alessandra, per la tua disponibilità. La prima domanda che vorrei farti è: che cos’è CIFRA per te?
CIFRA, per me, è un esperimento umano prima di tutto e di conseguenza artistico, perchè siamo umani che comunicano e si esprimono attraverso l’arte, e ci stiamo mettendo alla prova. Siamo in una civiltà consumistica e neoliberista che veicola le esperienze collettive quasi esclusivamente attraverso simulacri e mode emulative totalizzanti. C’è un forte desiderio di condivisione, ma la società non offre contesti adeguati per realizzarla in modo libero e consapevole. Per me, quindi, CIFRA in primis è un esperimento umano proprio nella dialettica concreta fra singolo e gruppo, in un’occasione vera di condivisione e responsabilità, presenza e cura del contesto in cui agiamo. A livello artistico siamo anche particolari sulla scena della danza contemporanea in Italia, perché il nostro gruppo è numeroso e perché la nostra direzione non è verticista, ma orizzontale nella creazione, nella drammaturgia, nelle scelte.
CIFRA è, al momento, un collettivo composto da 9 persone, 9 artisti e artiste, che si occupano di danza, anzi di danze, afro, contemporanea, classica, danza teatro, ma anche di teatro, di uso della voce, di canto, di circo e di drammaturgia, di regia.

Perchè definite itinerante il vostro collettivo?
Collettivo itinerante perché nasciamo tra Torino, Genova, l’Emilia Romagna, il Veneto. Quando ci siamo conosciuti eravamo dislocati in regioni e spazi differenti. Poi, nel tempo, alcuni di noi sono andati a vivere stabilmente a Genova e adesso siamo operativi maggiormente fra i territori della Liguria e del Piemonte.
L’aggettivo itinerante ha anche la valenza di “itineranza” fra le arti, perché attraversiamo diverse arti, le viviamo, le ibridiamo. Il riferimento simbolico in cui ci siamo ritrovati ricorda quello gitano, con l’idea del viaggio fra le materie espressive e i luoghi, proponendo performance che si spostano in ambienti naturali e favoriscono nelle persone un viaggio simbolico, emozionale, fra immaginari.

Quali sono i principi del vostro lavoro?
Per rispondere a questa domanda bisogna dire che ci siamo incontrati ad un corso di perfezionamento tenuto da Giovanni Di Cicco, innescando una complicità creativa profonda e complementare. Fin da subito abbiamo deciso di realizzare un percorso che mettesse insieme le nostre peculiarità artistiche all’insegna di alcuni principi condivisi. Abbiamo quindi sperimentato diverse metodologie e modalità di lavoro. Stiamo cercando e siamo in una dialettica di creazione, anche in senso fisico, di incontro di materie ed elementi diversi per dare vita a una cosa nuova. L’idea è un po’ quella del caos che produce partendo da elementi eterogenei una materia unica e del tutto nuova. Quindi non abbiamo a priori dei
veri e propri principi che ci guidano, li stiamo scoprendo durante il lavoro, come lo scultore che ricava bellezza dal blocco di marmo grezzo. Sicuramente un punto fondamentale è l’elemento della coralità, ossia lavorare sulla dialettica fra singolo e gruppo: che spazio ha il singolo con la sua immaginazione, con la sua volontà, con le sue competenze, con la sua propria cifra stilistica? Come si afferma o meno, collabora, viene soffocato, si esprime, con tutte le variabili, nel gruppo o attraverso il gruppo? Come il gruppo è in grado di sostenere, come a volte può ostacolare, come può esaltare, utilizzare in modo creativo le risorse del singolo? Queste sono alcune domande alle quali cerchiamo risposta in scena, attraverso il lavoro che si è sviluppato dalle idee e visioni di alcuni di noi su determinati temi e che poi
hanno ispirato la creazione, la ricerca.
Come è strutturata la vostra direzione artistica?
All’interno del collettivo ci sono diverse spinte tematiche da quella onirica a quella sociale, partendo sempre da uno sguardo poetico sulla natura e sull’umano. Il lavoro che facciamo internamente è quello di tenere insieme queste diverse anime. C’è una sorta di metadiscorso, che è parte integrante della nostra ricerca, e possiamo dire che il nostro discorso artistico è un metadiscorso. Come una comunità umana dialoga? Come tesse le idee, le intuizioni e le trasforma in qualcosa di condivisibile, in pratica teatrale, in pratica scenica? Al di là dei vari temi che sono emersi dalle sensibilità, dal ruolo e all’estetica
femminile, alla società contemporanea, al rapporto con gli oggetti, all’ambiente, alle nuove tecnologie, emersi dai singoli e poi condivisi con il gruppo, c’è la capacità del collettivo di scindersi in vari sottogruppi per approfondire alcuni aspetti piuttosto che altri.

Cosa vi tiene uniti?
Per quanto riguarda me, penso che ciò che ci tiene uniti sia l’innamoramento, l’attrazione che ci ha attraversato, l’affinità, il feeling che si è generato in maniera meravigliosa già durante il percorso di formazione con Giovanni Di Cicco. Lui ci disse “Voi rappresentate gli outsider degli ambienti della danza propriamente detta e proprio grazie alla vostra estrazione eterogenea avete creato un gruppo che compone le proprie unicità in una coesione forte e originale”. Ecco, penso che questa complementarietà,
questa complicità intima, unita alle nostre provenienze differenziate, sia il collante che ci tiene insieme e che dona al collettivo una peculiarità che ci avvince e ci lega. Una famiglia bizzarra e complessa, ma comunque una famiglia.

Che tipo di progettualità artistiche portate avanti?
Il nostro discorso artistico si delinea su tre grandi direttrici: le performance site-specific, gli spettacoli e la formazione. L’intervento site-specific è la formula creativa che ci contraddistingue e con cui ci siamo confrontati in diverse occasioni a Lauriano, Cavagnolo, nel Parco Fluviale del Po, e si basa sul rapporto simbiotico e simbolico con l’ambiente naturale in cui ci troviamo. Si estrinseca in un percorso itinerante, che il pubblico fa, in un susseguirsi di scene che appaiono e scompaiono nella natura, studiato appositamente per lo spazio in cui presentiamo le performance, dandoci la possibilità di cambiare di
volta in volta la materia espressiva. Quadri e stanze in cui gli spettatori possono immergersi seguendo talvolta una storia lineare, altre volte invece le suggestioni tematiche o cromatiche proposte, per assonanza o dissonanza o attraverso altri codici espressivi. Per portarlo a termine abbiamo bisogno di un periodo in cui incontriamo lo spazio naturale in cui presenteremo la performance, per comprenderne luci, ombre, silenzi, per stabilire le atmosfere, gli oggetti da usare e anche per straniare gli ambienti verso nuove suggestioni, usando tutti i nostri materiali espressivi, la voce, il corpo danzante, il corpo acrobatico, il canto, la parola, la poesia, in modo differenziato a seconda del contesto in cui portiamo la
performance. Questo è un tipo di lavoro che ci piace molto perché ci consente di creare nuovi materiali o reinventare ciò che abbiamo già nel nostro bagaglio espressivo. A Cavagnolo, ad esempio, avevamo creato una sorta di labirinto con il filo, con dei legnetti che il pubblico seguiva verso le diverse stazioni e all’interno del quale ci muovevamo. Per quanto riguarda la formazione invece abbiamo deciso di proporre dallo scorso anno dei week end tematici incrociando le discipline artistiche su cui lavorare, con una conduzione a quattro mani, a coppie, sul teatro danza, sulla voce, sull’acrobatica e sulla danza
acrobatica, concordando quali aspetti approfondire singolarmente o congiuntamente. Per quanto riguarda lo spettacolo è il prodotto artistico più complesso, perché lo spettacolo vuole una drammaturgia, ed è l’aspetto su cui ci stiamo sfidando adesso, sempre secondo lo schema di una creazione condivisa. La caratteristica unitaria dei nostri prodotti artistici è la multivocalità, il fatto che siano fatti a più mani, a più voci, a più teste, la molteplicità di sguardi, di aspetti, di sensibilità che si orchestrano insieme, la dialettica fra singolo e gruppo. Abbiamo dedicato un intero anno a lavorare al nostro ultimo spettacolo,
Corpopernature, attraverso diverse residenze in cui abbiamo approfondito i nostri codici espressivi. Un percorso di ricerca artistica intenso con una cifra artistica legata all’accostamento creativo generativo, in cui i linguaggi scenici, come lettere dell’alfabeto, si intrecciano dando vita a soluzioni nuove e in divenire.

Sabato 20 agosto avete portato in scena il primo studio di Corpopernature che fa parte del progetto Iperbosco. Che cos’è il progetto Iperbosco?
Iperbosco è un progetto ambizioso che vuole indagare la relazione essere umano-natura da tanti punti di vista con uno sguardo non ingenuo, mitizzante o idilliaco ma in cui la natura è concepita come un insieme di forze, in cui è presente violenza, manipolazione da parte dell’uomo, coercizione, armonia, convivenza funzionale. Iperbosco nasce dalla visione di alcuni di noi che è poi è stata sposata dal gruppo ed è stata di fatto la prima esperienza performativa del gruppo, avvenuta nel Comune di Lauriano, di immersione nell’ambiente naturale del Parco Fluviale del Po. Iperbosco è un grande cappello che vuole lavorare sugli immaginari collettivi, un lavoro di ricerca artistica di carattere antropologico con la comunità locale, sviluppando un rapporto di fiducia specifico con le persone del territorio in cui stiamo attualmente operando: canavese, basso monferrato, Genova e provincia,
cuneese. Il progetto Iperbosco vuole lavorare con le comunità, raccogliendo, con l’azione “Atlante dell’Immaginario”, testimonianze e interviste alle persone sui territori che fanno emergere punti di vista differenti su, ricordi, emozioni, innestando nuovi immaginari attraverso la ricerca artistica. Iperbosco è contenitore grande in cui ci mettiamo tutto questo: lavoro sul territorio, risorse naturali, comunità, ricercaartistica, spettacolo, performance. L’altro elemento su cui Iperbosco è incentrato è il metadiscorso che
sottende tutta la nostra ricerca, lavorando su noi stessi come gruppo, osservando come il gruppo interagisce, crea dialettica, affronta la materia creativa, con uno sguardo che è sia interno che esterno al collettivo stesso, tessendo relazioni dentro e fuori di esso. Il nostro maestro Giovanni Di Cicco ha parlato in questo senso di dinamiche arboree, definendo il nostro lavoro una sorta di “botanica dei corpi”, prendendo spunto dalla convivenza delle specie vegetali, un sistema non piramidale in cui ognuno ha il proprio spazio in relazione alla comunità.
L’elemento naturale in Iperbosco è centrale mettendoci in contatto fisico e sensoriale con le architetture arboree, con le foglie, i tronchi, il terreno, le radici, per poi gettare uno sguardo poetico sull’umano che vi entra in relazione. Un altro concetto basilare è quello di sistema, che rimanda al nostro metadiscorso, osservando la struttura relazionale della comunità vegetale, traendone costante ispirazione per operare sempre in modo funzionale al gruppo e non in modo egoico.

Come si inserisce Corpopernature nel progetto Iperbosco?
Corpopernature nasce dalla volontà di indagare l’elemento naturale e di rappresentare la natura delle forze che ci animano, tentare di rispondere alla domanda del singolo, qual è la mia forza, come posso entrare in contatto con la forza dell’altro, come posso farmi colorare dalla sua forza, dalla sua energia. ll primo studio Corpopernature è partito da Iperbosco per diventare uno spettacolo pensato per uno spazio scenico teatrale tradizionale, con palcoscenico, luci, quinte. La regia è collettiva con diverse soluzioni espressive, come la creazione di diverse scene dirette da ciascuno/ciascuna di noi con la supervisione del gruppo. Ora siamo nella fase di organizzare il moltissimo materiale prodotto, strutturare una drammaturgia comune che possa far convergere i diversi punti di vista attraverso una dinamica di gruppo di co-creazione e condivisione, fra spinte umane e naturali.

Quali sono i prossimi appuntamenti di CIFRA?
Il primo appuntamento della stagione 2022/2023 è stato il 20 agosto presso il Circo Zoè di Cuneo con lo studio dello spettacolo Corpopernature, il 2 settembre invece nell’ambito del Festival Mirabilia presenteremo la performance site-specific Iperbosco nel Parco fluviale Gesso Stura. Seguirà poi il 18 settembre a Lauriano un nuovo progetto, Terre Mobili, un concerto con musica, danza e canto, che coinvolge anche artisti esterni al gruppo incentrato sui canti della cultura afro-brasiliani e che parla di viaggio e della trasformazione che il viaggio opera in noi. Infine abbiamo avviato un nuovo filone di ricerca diretto da me chiamato Materiale Umano fra umano e tecnologie che è ancora in fase embrionale in cui vedo molto potenziale.

Intervista realizzata il 16 agosto 2022

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