Il mistero buffo (nella versione pop 2.0) di e con Paolo Rossi

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È dal Mistero buffo del Premio Nobel Dario Fo che nasce il Mistero buffo di Paolo Rossi nella versione pop 2.0 che torna al Teatro Vittoria di Roma dopo lo strepitoso successo dello scorso anno.

I misteri non finiscono mai: il maestro Dario Fo non ha finito di raccoglierli e in ogni angolo della strada troviamo nuove storie che diventano parte del nostro mistero e si integrano con l’originale, lo arricchiscono, lo trasformano – dice Paolo Rossi – Come è successo nel 1969, anche il nostro Mistero Buffo è un’operazione politica: come 40 anni fa, la nostra è ancora un’epoca in cui difendere dei valori significa difendere la sopravvivenza. Ma è anche un’operazione culturale perché vuole recuperare insieme al pubblico le radici profonde del teatro popolare. Abbiamo capito che il teatro, unico animale vivo, non cambierà il mondo ma può cambiare noi e aiutarci a resistere”. E Paolo Rossi si confronta allora con il maestro Dario Fo, giullare moderno e irriverente, e gli rende omaggio con uno spettacolo in fieri, spettacolo popolare e grandioso allo stesso tempo.

L’idea di partenza è alquanto paradossale: che cosa accadrebbe se oggi, proprio oggi, Gesù tornasse sulla terra? Bella domanda. Ce lo racconta, immaginandolo, Paolo Rossi, inventando e rielaborando i Vangeli, raccontando fra il serio e il faceto le improbabili conseguenze. Istrionico, irriverente, quasi debordante giullare moderno (che la regia di Della Calle Casanova riesce a stento a imbrigliare) Paolo Rossi coinvolge il pubblico con la satira politica d’ordinanza (ma con brevi, incisivi cenni, lo affabula con il grammelot di Fo, bislacco miscuglio di padano e inglese, latino e italiano, mescola vecchi e nuovi misteri, racconta la nascita del giullare dal dolore e dalla sofferenza, facendoci riflettere sul ruolo fra potenti e umili.

Ed allora ecco procedere con lo sfavillante racconto di un’ultima cena decisamente rivisitata nei particolari, i segreti inediti dell’infanzia di Gesù, i primi stentati miracoli, le angosce motivate di Giuseppe, primo padre putativo della storia… e molto altro.

In piena sintonia con Emanuele dell’Aquila (alla chitarra, anche compositore delle musiche) non una semplice spalla, ma un vivace comprimario, Paolo Rossi, partendo da un canovaccio, reinventa sera dopo sera uno spettacolo sempre diverso, un incontenibile show in fieri, dalle imprevedibili trovate (come l’entrata in scena con abiti da frate) ispirandosi alla tradizione del giullare e della commedia dell’arte (rievocata cavalcando le tavole di legno del palco) e omaggiando Dario Fo, ma dimostrando di aver appiano compreso la lezione, mai ricopiandolo meramente, ma anzi, personalizzando la lezione del maestro e allontanandosi non poco dall’originale.

Gli inaspettati e repentini cambi di registro poi sorprendono di continuo la platea dimostrando piena maturità artistica. Mirabile esempio è l’entrata in scena di Lucia Vasini, nel finale cabarettistico, nel ruolo della svampita e distratta attrice chiamata ad interpretare la Madonna in un’improbabile Passione. Ma è tutto il contrario di ciò che sembra: la svampita si trasforma immediatamente fino a commuovere il pubblico con una preghiera di una Madonna semplicemente sconvolta dal dolore che contempla il Cristo sotto la croce riuscendo ad ammutolire il pubblico. Il Mistero buffo diverte e commuove solleticando di continuo le coscienze: lo spettacolo continua a parlare di noi, di tutti noi, della nostra società, dei nostri mali attraverso la feroce ironia del comico, ma sempre tenendo conto che “la vera trasgressione di oggi è rimanere lucidi”. Da vedere o rivedere.

In scena fino al 13 novembre al Teatro Vittoria di Roma.

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