Sogno di un uomo ridicolo

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Il Teatro Laboratorio all’Arsenale apre la sua intensa stagione 2011/2012 con il testo di Dostoevskij “Sogno di un uomo ridicolo” sabato 15 ottobre ore 21.00 con replica domenica 16 ottobre ore 16.30. Traduzione, adattamento e regia di Francesco Laruffa anche protagonista.
Il racconto di Dostoevskij è una lucida parabola che va dritta al cuore della natura umana. Il protagonista (un pazzo? un visionario illuso? un predestinato?) è un tipico personaggio dello scrittore russo, un “umiliato e offeso”, che la notte in cui decide di uccidersi si addormenta,”sogna” il suo suicidio e, dopo la morte, un’altra vita su di un pianeta identico al nostro, una sorta di Eden in cui gli uomini vivono in un’armonia assoluta. Ma in sogno accadrà qualcosa che, una volta sveglio, cambierà la sua esistenza.
Dalla natura duplice dell’Uomo ridicolo, in cui si intrecciano accavallandosi bene e male, ingenuità e perfidia, slanci e apatìe, Dostoevskij fa emergere il suo straziante amore nei confronti della fragilità e della debolezza dell’essere umano. Ma l’Uomo ridicolo è tale anche per la sua disperata illusione di poter andare a raccontare, a “predicare”, ciò che ha visto nel sogno e cioè la salvezza dell’Umanità che passa attraverso la sua dannazione. Sono, questi, concetti talmente alti ed elevati che nel tentare di tradurli in una messa in scena il rischio di venirne schiacciati è incombente. E qui Laruffa dichiara di entrare nel campo dei motivi irrazionali, emozionali (e personali) di questa operazione teatrale. “Sono partito da una immagine -dice- questa immagine volevo che rappresentasse una costrizione, una impossibilità; e l’ho realizzata (ho provato a realizzarla) legando il protagonista ad una sorta di lapide/sudario per tutta la durata dello spettacolo e scegliendo un repertorio musicale e sonoro che accrescesse il senso di questa struggente solitudine. La bianca lapide/sudario che spicca nel buio, dalla quale l’Uomo ridicolo fa uscire il suo fiume di parole, diventa un luogo ancestrale, immutabile, metafora dei limiti della condizione umana”. Francesco Laruffa, romano, interprete intenso e vibrante, è attore cresciuto con Fersen e con grandi nomi del teatro da Giuseppe Patroni Griffi, Armando Pugliese, Franz Muller a Franco Zeffirelli e Gabriele Lavia, accanto ad artisti come Alida Valli, Mario Scaccia, Marisa Fabbri.

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