“Roman e il suo cucciolo” di Reinaldo Povod

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Il teatro Franco Parenti porta in scena la pièce teatrale “Roman e il suo cucciolo” di Reinaldo Povod tradotto da Edoardo Erba con uno strepitoso Alessandro Gassman che si presenta nella duplice veste di attore e regista. E’ un testo che colpisce dritto allo stomaco, uno spettacolo coraggioso che tocca i temi del disadattamento sociale. L’azione si sviluppa in uno squallido appartamento nella degradata periferia romana dove un gruppo di rumeni vivono, si incontrano e si scontrano. Nella prima parte le caratterizzazioni sono eccessivamente marcate, tutto viaggia sopra le righe, non si parla, si grida in una stretta parlata romanesca fra insulti e improvvise riconciliazioni che danno la misura dello squallore di vite perse nell’ignoranza, nella violenza. Ed è la mancanza di valori morali (surrogati da superstizioni pseudo religiose) che portano allo sfruttamento della prostituzione e allo spaccio di droga. Lo spettatore all’inizio è sconcertato e sopraffatto dal continuo ininterrotto litigare ad altissimo diapason. Ma nulla è lasciato al caso. L’autore infatti nel lungo prodromo ha voluto caratterizzare l’ambiente con tinte forti per poi, nel secondo tempo, dare libero sfogo all’umanità dei personaggi che esploderà fino alla commozione. Alla fine un’emozione intensa farà scattare il pubblico con applausi interminabili e meritatissimi.

Povod racconta la storia di un complesso irrisolto rapporto fra padre e figlio marcato dalla violenza del genitore rumeno semi analfabeta che, per ragioni culturali (una vita spesa nel degrado e nello spaccio), sarà capace solo sul punto di morte di dimostrare al figlio tutto il suo amore da sempre inespresso. Un personaggio che fa paura e tenerezza. E’ dunque una storia non ideologica, che non ha né patrie né confini. Una storia dove l’altro siamo tutti noi.

Belle nella loro semplicità e verità le scene di Gianluca Amodio e i costumi di Helga H. Williams. Molto interessante la videografia di Marco Schiavoni che proietta su un impercettibile sipario semi trasparente alcune fra le più drammatiche scene della storia. Molto funzionali infine le musiche di Pivio e Aldo De Scalzi.  

Un Alessandro Gassman in grande spolvero che, oltre ad essere un bravissimo attore (una bella voce dalle varie tonalità e sfumature, gli sguardi, la mimica facciale, la gestualità, la padronanza scenica) si conferma regista maturo. Molto bravi e convincenti tutti gli altri attori da Manrico Gammarota (Geco) a Sergio Melogrossi (Che), Giovanni Anzaldo (il figlio), Matteo Taranto (Dragos), Natalia Lungu (Lurdes) e Andrea Paolotti (pusher).

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