Il Catalogo di Jean Claude Carrière

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Traduzione e regia  Valerio Binasco
Scene e luci   Massimo Bellando Randone
Costumi  Sandra Cardini
Musiche Arturo Annecchino
Con Ennio Fantastichini ed Isabella Ferrari

 

 

L’avere nel cast attori che perfino Hollywood ci invidia, come Isabella Ferrari ed Ennio Fantastichini, è garanzia di successo e, se a firmare la pièce è il celebre drammaturgo e sceneggiatore francese Jean Claude Carrière, l’alta qualità del risultato finale è  assicurata a priori.
Il Catalogo, conosciuto anche con il titolo originale di Aide-mémoire, è una riuscitissima commedia del 1968 che porta sulla scena due universi radicalmente diversi che si affrontano, fin quasi a respingersi, suscitando, a tratti, l’ilarità  generale.
Vero motore dell’azione è il caso: la bella Suzanne, stanca di cercare l’uomo,  causa della sua  gravidanza indesiderata, si installa, del tutto fortuitamente, nell’appartamento dell’implacabile seduttore-avvocato Jean-Jacques.
La donna, dalla personalità contraddittoria, tenera e fragile in alcune situazioni ma ben determinata in altre, dall’aria bizzarra e trasognata ma allo stesso tempo molto sensuale, come solo Isabella Ferrari sa essere, in breve tempo rompe gli argini entro cui l’incorreggibile Don Giovanni era riuscito a contenere  e soffocare i suoi sentimenti.
L’avvocato, magistralmente interpretato da Ennio Fantastichini, è inizialmente infastidito dall’ingombrante presenza di un’estranea che invade addirittura il suo armadio e sconvolge il suo appartamento che, nel meticoloso ordine, tradisce la solitudine e il grigiore della sua esistenza.
Ciò che esaspera il protagonista è anche l’intrusione di Suzanne nella sua sfera più privata, l’affascinante coinquilina non riesce, infatti, a tenersi alla larga dal suo diario su cui, per supplire ad una grave carenza di memoria, annota nomi e caratteristiche fisiche delle “prede” di volta in volta conquistate.
Nessuna ha, infatti, lasciato traccia nei ricordi dell’avvocato, che non ha mai conosciuto le gioie di un amore vero…
Rapidamente l’incallito tombeur de femmes, uomo egotico ed iperimpegnato, subirà un mutamento divenendo timido ed impacciato quando è in compagnia di Suzanne, proprio come un giovane alle prime armi.
La donna, dal marcato accento dell’est-europeo, con raggiri ed inganni e fingendo l’esistenza di ben due rivali, tenterà di testare la gelosia dell’avvocato per avere la certezza che egli la ricambi nei suoi sentimenti.
Quando la rosa rossa, riposta da Jean-Jacques al termine di ogni incontro amoroso nel frigo, per mantenerne la vitalità, e poi ripresa e rinfrescata con uno spruzzo d’acqua prima delle uscite galanti, è sostituita da un mazzo di fiori per Suzanne, il consulente legale dal cuore di ghiaccio, apparentemente sensibile solo agli impulsi  passionali, cede il passo all’innamorato che talvolta è persino eccessivamente possessivo e collerico.
La  graduale trasformazione del ruolo della donna da ospite indesiderata a presenza indispensabile a colmare il vuoto dell’esistenza dell’ex-seduttore, rievoca una celebre frase di Cesare Pavese: “Si resiste a stare soli finché qualcuno soffre di non averci con sé, mentre la vera solitudine è una cella intollerabile”.

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