Il sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare

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Quella in scena al Teatro Elfo/Puccini è sicuramente, di quelle viste, la versione più interessante e divertente del “Il sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare. Merito del regista Elio De Capitani che ha saputo precipitare in elegante e intelligente farsa i segmenti comici della piéce armonizzandoli con l’ironico sviluppo della vicenda. Ha dato spazio alla semplicità e originalità della scenografia curata da Carlo Sala, alla bellezza dei costumi di Ferdinando Bruni, alle belle e funzionali musiche di Mario Arcari, ai cori di Giovanna Marini, alle luci di Nando Frigerio, alla recitazione dei bravissimi attori impostata sulla fisicità, sensualità e gestualità volutamente sopra le righe. “Il sogno di una notte di mezza estate” che Peter Brook definiva “una celebrazione del teatro”, è una commedia ad un tempo piacevole e misteriosa, un compendio di tenerezza, passione e magia. Il tessuto drammaturgico intreccia realtà e sogno su piani sovrapposti. Il primo è caratterizzato da due racconti, quella della corte di Atene dove Teseo e di Ippolita stanno predisponendo la grande festa nuziale e quella di due coppie di giovani che dapprima si amano, si rincorrono, si ripudiano, si odiano e alla fine si ricompongono. L’inspiegabile inversione dei sentimenti cui le due coppie di innamorati soggiacciono (con l’inevitabile corollario di litigi, smarrimenti e disperazione) è causata dai filtri magici che sbadatamente il folletto Puck versa nei loro occhi. Ma questi amori a fasi alterne, questo inseguirsi e sottrarsi vuole essere la metafora delle tempeste (ormonali e sentimentali) giovanili e dell’alternarsi dei sentimenti cui tutte le coppie nella vita sono soggette. Il secondo piano è rappresentato dal mondo onirico, notturno e incantato di Oberon e di Titania re e regina delle fate e del loro “sbadato” folletto Puck. A parte c’è un mondo buffonesco e reale di artigiani che si improvvisano attori per concorrere alla selezione indetta dal re per allietare la festa. I quattro divertenti commedianti preparano un intermezzo ispirato alla storia di Piramo e Tisbe e termina con l’esilarante rappresentazione di questa “farsa molto tragica”. Tutti gli attori meritano l’applauso per la padronanza scenica, la gestualità e la capacità di gestire con tonalità acconce situazioni (apparentemente) drammatiche e (realmente) comiche. In particolare colpiscono la vis comica esibita dal bravissimo Elio De Capitani nel ruolo di Bottom e l’interpretazione di Ferdinando Bruni che, con l’amplificazione della bella voce profonda riesce a creare un’atmosfera evocativa. A proposito della voce non possiamo lasciare cadere l’osservazione che all’attore piace spesso ascoltarsi quant’è bravo (d’altra parte è talmente bravo che un po’ di narcisismo può essergli perdonato). Ricordiamo infine la brava Sara Borsarelli nel doppio ruolo di Ippolita e Titania e la perfetta caratterizzazione del bravissimo Luca Toracca. E ancora Corinna Augustoni e i fantastici giovani Clio Cipolletta, Sarah Nicolucci, Vincenzo Giordano, Loris Fabiani, Giuseppe Amato, Andrea Germani, Marco Bonadei e Federica Sandrini. Gli applausi calorosi e frequenti di un pubblico appagato sono l’ultima notazione di una bellissima serata. Spettacolo godibilissimo da non perdere. Traduzione di Dario Del Corno

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