Le meravigliose Wonderette di Roger Bean

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Belle le musiche, brave le quattro ragazze che interpretano le canzoni con ottima preparazione attorale e musicale, bravi anche i componenti il quartetto strumentale. Tutto bene dunque? Andrei molto cauto nel promuovere lo spettacolo. Che “Le meravigliose Wonderette” sia uno dei  musical di maggior successo degli ultimi anni non mi meraviglia conoscendo il pragmatismo dell’americano medio che va a  teatro per  rilassarsi, divertirsi, sognare (paradigmatico il Radio City Music Hall di New York). Lo spettacolo non convince per molti motivi. Non si può dire che sia un musical, spettacolo dove varie discipline (prosa, ballo, canto, coreografia) si integrano e formano un unicum spesso vincente (ricordo“Che ne è dell’amore?” di Jeffrey Sweet con la partecipazione delle sorelle Della Pasqua), il secondo motivo riguarda  la struttura drammaturgica che (se c’è) è molto debole, infine la storia che si riduce ad un  semplice pretesto per cantare un lungo rosario di evergreen anni 50 e 60, canzoni belle e meno belle. Il piccolo palcoscenico poi non aiuta. Le note positive però non mancano. Come dicevamo all’inizio le quattro wonderett Marisa e Paola Della Pasqua,  Alessia Vicardi e Stefania Pepe (di cui non conoscevo le doti canore) sono brave e meritano il successo anche per il tempo dedicato (mesi?) all’apprendimento delle numerose canzoni.  Un giusto riconoscimento anche ai quattro musicisti Gianluca Sambataro, Gabriele Bernardi, Andrea Leprotti e Stefano di Miglio.

Per concludere, tutti bravi ma, come direbbero gli economisti, è debole  il “sottostante”.

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