Il mandarino meraviglioso / Il castello del Duca Barbablù

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Musica
Béla Bartók

Direttore
Zsolt Hamar

Regia e coreografia
Jo Kanamori

Scene
Tsuyoshi Tane
Lina Ghotmen
Dan Dorell

Costumi
Yuichi Nakajima

Luci
Masakazu Ito
Jo Kanamori

Il Duca Barbablù
Matthias Goerne

Judit
Daveda Karanas

Il bardo
Andras Palerdi

Orchestra e Coro del  Maggio Musicale Fiorentino
Noism Dance Company
MaggioDanza

Nuovo allestimento in coproduzione con il Saito Kinen Festival

Nel nome di Bartók, un’occasione preziosa. In collaborazione per regia e coreografia con Jo Kanamori ed in coproduzione con il Festival Saito Kinen, il giovane direttore d’orchestra ungherese Zsolt Hamar, già Direttore principale ospite della Filarmonica Nazionale d’Ungheria, più volte sul podio dell’Opernhaus di Zurigo per importanti produzioni e prossimo Direttore principale dell’Hessischen Staatstheater di Wiesbaden, profondo conoscitore del repertorio musicale operistico e sinfonico del Novecento, affronta dapprima le sinistre atmosfere notturne e l’incalzante tensione erotica, che la musica di Bartók evoca nel balletto Il mandarino meraviglioso, in una scrittura di eccezionale potenza evocativa e di agghiacciante valenza espressionistica. Segue l’unica opera scritta da Bartók, Il castello del Duca Barbablù, non meno inquietante nel suo universo simbolico. L’inesausta volontà di sapere di Judit, che la condurrà ad un tragico destino, si snoda attraverso un percorso, dal buio della scena iniziale alle tenebre finali, che da ambienti claustrofobici si apre all’esterno, ma su tutto, interni ed esterni, domina un senso di morte, la presenza del sangue e un sottile gioco erotico. Ogni porta chiusa cela un frammento di verità, ma all’aprirsi di esse non muta il panorama di violenza che intride il castello, sia che si sveli la stanza della tortura o il lago di lacrime. E ben presto Judit è conscia di ciò che l’attende, ma deve condurre fino in fondo il suo percorso di conoscenza, finché dietro alla settima e ultima porta, appaiono tre mogli: quella del mattino, del mezzodì e della sera. Judit sarà quella della notte: il suo destino è segnato; seguirà le tre compagne dietro quell’ultima porta che definitivamente si chiude alle sue spalle. L’orchestra di Bartók, mobilissima e ricca di sfumature, accompagna con assoluta precisione ogni momento dell’azione e l’alternarsi di luce e tenebra, con pianissimi che ritornano con insistenza, alternati a scoppi di straordinaria potenza sonora, quale quello che erompe all’aprirsi della quinta porta, la sala del regno.
Al di là delle atmosfere inquietanti che accomunano le due parti di questo dittico, un altro elemento appare comune: l’indicibile vincolo che lega la vittima al suo carnefice.

 

Per informazioni: www.maggiofiorentino.it

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