Romeo e Giulietta di Shakespeare al Teatro Eliseo di Roma

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fotoEvento speciale al Teatro Eliseo di Roma dove torna in scena per soli tre giorni (repliche stasera e domani) Romeo e Giulietta di Shakespeare con la regia di Valerio Binasco, diventato in breve un vero e proprio cult. E a ragione.

Un capolavoro, accolto con strepitoso e ininterrotto successo da due anni a questa parte: se Deniz Ozdogan è confermata nel cast come sensibile e adolescenziale Giulietta folle d’amore, sempre più convincente e a suo agio nel ruolo della sfortunata amante, la novità più eclatante della nuova edizione è la presenza di Francesco Montanari, già Libanese nella serie cult Romanzo criminale. Nel frattempo Montanari è tornato a teatro con Piccoli equivoci, la commedia di Claudio Bigagli e con la leggerezza degli intrecci amorosi di Marivaux: adesso eccolo nel ruolo di Romeo, raccogliendo egregiamente l’eredità di Riccardo Scamarcio, star della prima messinscena che aveva contribuito e non poco al lancio iniziale inondando i teatri di teenager in visibilio.

Per il resto lo spettacolo si conferma quel che è: un capolavoro, uno Shakespeare come non si era mai visto considerando anche il rischio (quasi inevitabile e qua evitato) di prevedibili deja vù.

E invece Binasco inventa qualcosa di nuovo attimo dopo attimo perché davanti alla scena unica di Carlo de Marino (una palazzo fatiscente) che si trasforma ora in piazza con i tavolini del bar, ora in salone, ora in chiesa, ora in cripta, accade davvero di tutto e con una varietà stilistica sorprendente.

La traduzione e l’adattamento di Fausto Paravidino e di Valerio Binasco offrono un’ottica diversa e moderna, quasi imprevedibile, di una vicenda che non cerca astrazioni di sorta, ma che è molto italiana e viene totalmente radicata proprio a Verona, affidandosi spesso e volentieri anche ad attori con l’accento del Nord.

Punto di partenza a obiettivo di Binasco è quello di osservare la crudeltà spesso involontaria, ma molto più spesso consapevole delle azioni che viene scatenata dalla stupidità umana con conseguenze disastrose: in mezzo a un mondo efferato e violento (nella società e nei rapporti familiari) fanno eccezione solo Romeo e Giulietta, salvati da un innamoramento tanto provvidenziale quanto distruttivo. Intorno a loro si muove una società brutale e feroce che cita quasi il Padrino (quasi rievocato nella malinconica fisarmonica delle musiche di Arturo Annecchino) e che è inesorabile, nella sua ottusità, nella sua stupidità e nella sua ineluttabilità.

Punto forte di questo Romeo e Giulietta sono anche la rilettura e l’approfondimento di ciascun personaggio di contorno che sembra essere ciò che sta quasi più a cuore al regista. E così se Romeo diventa un eroe romantico e pensieroso, con gli occhiali da nerd perso nell’amore a prima vista e Giulietta vive con entusiasmo e trasporto avventato quasi infantile i suoi 18 anni, tutti gli altri personaggi vengono accentuati in qualche loro tratto caratteristico.

La nutrice è volgarotta e indossa tronchetti rossi, Lady Capuleti è sempre attaccata alla bottiglia, Paride diventa un damerino sciocco, Tebaldo è quasi caricaturale nella sua violenza ossessiva, Mercuzio è sbruffone e sfrontato, il padre di Giulietta violentissimo anche verbalmente, Fra Lorenzo ha la forza comunicativa di una rock star con tanto di t shirt degli Iron Maiden.

Ed è sorprendente il modo in cui Binasco passa con nonchalance dai toni di una commedia a tratti scanzonata e quasi adolescenziale per virare repentinamente nella tragedia con la morte (memorabile e commovente) di Mercuzio, alla fine del primo atto.

In tre ore di spettacolo ci sono moltissime scene belle o bellissime, una serie di invenzioni visive che si susseguono l’una dopo l’altra, dalla festa in maschera in casa Capuleti (che diventa una sorta di pacchiano veglione di fine anno con palme multicolor) alla scena dell’innamoramento quasi da fumetto con i palloncini di luce che rimbalzano teneramente alla celeberrima scena del balcone (tutta giocata in orizzontale con gli accendini da stadio) per arrivare a un finale quasi diverso dal testo originale che racconta con grazia la morte dei due infelici protagonisti (che giacciono a terra esamini nella scompostezza della morte) ricostruendo l’accaduto attraverso un lungo flashback davanti agli occhi (anche dei defunti Mercuzio e Tebaldo) di tutti.

E l’intero cast è fantastico (Andrea Di Casa, Filippo Dini, Francesco Formichetti, Massimiliano Frateschi, Simone Luglio, Riccardo Morgante, Fulvio Pepe, Giampiero Rappa, Sergio Romano, Marcela Serli, Roberto Turchetta, Gianluca Viola, Antonio Zavatteri, Milvia Marigliano) in ogni dove, e sempre. È un Romeo e Giulietta appassionante e appassionato, pop e sorprendente, che sotto l’accattivante impatto visivo, è incredibilmente romantico e tragico, davvero moderno.

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