Aida

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Opera in quattro atti di Giuseppe Verdi

su libretto di Antonio Ghislanzoni

Prima rappresentazione: Il Cairo, Teatro dell’Opera, 24 dicembre 1871

Prima rappresentazione al Teatro alla Scala (e in Italia): 8 febbraio 1872, messa in scena da Giuseppe Verdi

Allestimento del Teatro alla Scala (2006)

Direttore GIANANDREA NOSEDA 

PIER GIORGIO MORANDI(il 17 nov.)

Regia e scene FRANCO ZEFFIRELLI

Regia ripresa da MARCO GANDINI

Costumi MAURIZIO MILLENOTTI

Coreografia VLADIMIR VASILIEV

Personaggi e interpreti principali

Aida Hui He / Liudmyla Monastyrska

Amneris Nadia Krasteva / Ekaterina Semenchuk

Radamès Marco Berti / Jorge De León

Ramfis Marco Spotti

Il Re Alexander Tsymbalyuk

Amonasro Ambrogio Maestri / Željko Lučić

Orchestra, Coro e Corpo di Ballo del Teatro alla Scala

Maestro del Coro BRUNO CASONI

Direttore del Corpo di Ballo MAKHAR VAZIEV

L’opera per definizione, perfetta dalla prima nota all’ultima, pur nella varietà di esotismi, eroismi, cori, marce e danze moresche. Fiaba archeologica senza lieto fine, raccolse ai tempi della prima italiana uno dei maggiori successi della storia del Teatro alla Scala. Solennità ed epica militaresca s’alternano alle tensioni dell’amore contrastato. Terrena e metafisica. Esemplare.

Gianandrea Noseda guida una compagnia di canto internazionale che allinea alcune delle voci migliori del momento per questo titolo vocalmente impervio.

Date:

venerdì 25 ottobre 2013 ore 19.30 ~ prima rappresentazione

lunedì 28 ottobre 2013 ore 19.30 ~ turno A

giovedì 31 ottobre 2013 ore 19.30 ~ turno B

domenica 3 novembre 2013 ore 15.00 ~ fuori abbonamento

martedì 5 novembre 2013 ore 19.30 ~ turno C

giovedì 14 novembre 2013 ore 19.30 ~ fuori abbonamento

sabato 16 novembre 2013 ore 19.30 ~ turno E

domenica 17 novembre 2013 ore 15 ~ fuori abbonamento

martedì 19 novembre 2013 ore 19.30 ~ turno D

Prezzi: da 210 a 13 euro

Infotel: 02 72 00 37 44

www.teatroallascala.org

L’opera in breve

di Claudio Toscani

dal programma di sala del Teatro alla Scala

Ismail pascià, kedivè d’Egitto, desiderava inaugurare nel modo più degno quell’impresa ciclopica che era stato il taglio dell’istmo di Suez. Al Cairo aveva appena costruito un teatro d’opera, aperto nel 1869 con Rigoletto; ora desiderava farvi rappresentare un’opera su un soggetto “nazionale”, una storia ambientata nell’antico Egitto da affidare alle cure di uno fra i massimi compositori europei dell’epoca. Il kedivè incaricò perciò Auguste Mariette, l’egittologo al suo servizio responsabile degli scavi archeologici nell’intero Egitto, di contattare Verdi (o in subordine Wagner e Gounod) per sondarne la disponibilità a collaborare al progetto. Mariette mandò uno “scenario” – uno schema di libretto d’opera – su un soggetto egiziano a Camille Du Locle, librettista e direttore dell’Opéra-Comique a Parigi, e questi lo sottopose a Verdi, che trovò la storia interessante e ricca di situazioni teatrali. Chi fosse l’autore di questo intreccio, che denota l’esperienza di un uomo di teatro, non s’è mai saputo con esattezza (Du Locle sostenne che era opera del viceré e di Mariette); fatto sta che Verdi accettò, il 2 giugno 1870, di utilizzarlo per scrivere un’opera nuova, che sarebbe andata in scena al Cairo nella stagione invernale successiva.

Du Locle si recò a Sant’Agata, nella residenza del compositore, per stendere un libretto in prosa francese, sotto l’attento controllo di Verdi stesso. Il compito di ricavarne un libretto d’opera italiano in versi fu affidato invece ad Antonio Ghislanzoni. Verdi si mise rapidamente al lavoro; ma a partitura praticamente ultimata intervenne a complicare le cose, inaspettata, la guerra franco-prussiana. Le scene e i costumi, preparati a Parigi, non potevano uscire da una città isolata e sotto assedio; fu così che le scadenze per l’allestimento al Cairo, previsto per il gennaio 1871, non poterono essere rispettate. Verdi ne approfittò per rivedere e perfezionare il libretto e la partitura, oltre che per programmare con cura un allestimento dell’opera alla Scala di Milano, che avrebbe seguito la rappresentazione egiziana. La “prima” ebbe luogo, finalmente, al Teatro dell’Opera del Cairo il 24 dicembre 1871, con Giovanni Bottesini alla direzione d’orchestra, in una cornice fastosa e mondana, alla presenza di ambasciatori e teste coronate. Poco dopo, l’8 febbraio 1872, Franco Faccio diresse con altrettanto successo la “prima” italiana dell’opera al Teatro alla Scala. Da quell’epoca, il successo internazionale toccato ad Aida non è mai venuto meno.

La vicenda della schiava etiope Aida affonda le radici nell’antico Egitto. Il soggetto, tuttavia, non interessò Verdi per gli effetti esotizzanti che se ne potevano facilmente ricavare: il compositore non utilizzò temi “etnici”, né strumenti particolari al di fuori delle trombe diritte (che egiziane, comunque, non sono). L’ambientazione esotica, semmai, era il punto di partenza per sperimentare quel rinnovamento dell’opera italiana che per Verdi, e per il pubblico dell’intera penisola, era un’esigenza primaria di quegli anni. Per sottrarre il melodramma nazionale alla gabbia di schemi e convenzioni, Verdi creò un ibrido, una sorta di grand opéra italiano, attingendo ai modelli francesi degli anni Sessanta. Fece propria la propensione alla spettacolarità, esaltata dalle danze, dai cori e dalla celebre scena del trionfo; integrò il balletto nell’azione drammatica; fece sfoggio di un’inedita ricchezza armonica e timbrica; irrobustì la scrittura sinfonica, facendo circolare nella partitura una serie di motivi ricorrenti. I più importanti dei quali si presentano già nel preludio, simboleggiando il conflitto che muove l’azione: un tema morbido, lirico e cromatico, associato alla protagonista e alle scene d’amore con Radames, e un tema più vigoroso e inquieto, che esprime la minaccia della casta sacerdotale.

Ma altrettanto evidente della volontà di rinnovamento, nell’opera, è il legame con la più autentica tradizione italiana. Aida è costituita da una successione di “numeri” chiusi, benché inseriti in una trama musicale continua, e da un linguaggio melodico prevalentemente regolare e simmetrico.

Sulle arie prevalgono i duetti, che permettono ai conflitti interpersonali di emergere in tutta la loro evidenza. Anche il nucleo drammatico, che consiste nel conflitto tragico tra inclinazioni private e pubblici doveri, è dei più tradizionali; Aida, Amneris e Radames soccombono alle ragioni del potere, che schiaccia come l’antico fatum chi vi si oppone: da questo punto di vista, Aida è uno dei melodrammi più “classici” tra quelli verdiani.

Non c’è dubbio che al grande successo e alla popolarità di quest’opera concorrano da una parte l’invenzione melodica rigogliosa, che si manifesta in pagine accattivanti come “Celeste Aida”, dall’altra gli apparati scenici grandiosi, la marcia trionfale del secondo atto, le danze, i cori, le pagine di color locale disseminate un po’ ovunque. Aida è un titolo ideale per le grandi rappresentazioni all’aperto, all’Arena di Verona come alle Terme di Caracalla a Roma. Eppure, il baricentro della più spettacolare tra le opere verdiane sta in un conflitto di natura tutta privata, che permette a Verdi di spingere a fondo l’introspezione psicologica. Come in tutto il suo teatro, in Aida Verdi mette in atto quei meccanismi drammatici, concisi e pregnanti, che incatenano l’attenzione dello spettatore facendo leva – più che sugli aspetti esteriori – sul dramma interiore dei personaggi che agiscono sulla scena.

Il soggetto

a cura di Claudio Toscani

dal programma di sala del Teatro alla Scala

Atto primo

Sala del palazzo del re a Menfi.

Ramfis, il capo dei sacerdoti, informa il capitano delle guardie Radames che gli Etiopi sono insorti e minacciano la valle del Nilo. La dea Iside gli ha appena comunicato il nome del condottiero che guiderà l’esercito egiziano: il sacerdote si reca a informarne il re. Rimasto solo, Radames coltiva la segreta speranza di essere il prescelto, esaltandosi al pensiero della gloria e soprattutto di Aida, la schiava etiope che ama appassionatamente. L’espressione del suo volto non sfugge ad Amneris, la figlia del re, che lo ama in segreto e teme d’avere una rivale. All’arrivo di Aida, il turbamento di Radames e quello della schiava stessa rafforzano i sospetti di Amneris. Preceduto da guardie, ministri e sacerdoti giunge il re. Un messaggero racconta dell’invasione degli Etiopi, che alla guida del loro re Amonasro stanno per attaccare Tebe. A tutti i presenti, che invocano la guerra, il re comunica che Iside ha designato Radames quale capo dell’esercito. Questi esulta; Amneris gli consegna una bandiera e tutti lo esortano a tornare vincitore. La sola Aida è disperata: non può augurarsi né di vedere il suo popolo sconfitto e Amonasro, che è suo padre, ridotto in catene, né di perdere l’amato Radames.

Interno del tempio di Vulcano a Menfi.

Ramfis, con i sacerdoti, è ai piedi dell’altare; dall’interno giunge il canto delle sacerdotesse che invocano il dio Fthà. Nel tempio viene introdotto Radames. Mentre le sacerdotesse danzano, un velo è steso sul capo del condottiero, che viene rivestito delle armi sacre. Ramfis gli affida le sorti dell’Egitto.

Atto secondo

Una sala nell’appartamento di Amneris.

Tra le danze degli schiavi mori, Amneris si fa abbigliare dalle sue schiave, preparandosi alla festa trionfale in onore del vincitore Radames. Giunge Aida, con aria afflitta. Sospettosa, Amneris finge di condividere il suo dolore per la sconfitta del popolo etiope. Le dà poi la falsa notizia che Radames è stato ucciso in battaglia: la disperazione di Aida conferma ad Amneris che la schiava è sua rivale in amore. Le due donne si confrontano; Amneris, nel massimo furore, minaccia Aida e le impone di assistere al suo imminente trionfo.

Uno degli ingressi della città di Tebe.

Entra il re, con il suo seguito, e siede sul trono; gli sono accanto la principessa Amneris con le sue schiave e Aida. Il popolo inneggia all’Egitto, a Iside, al re. L’esercito vittorioso, preceduto da una fanfara, sfila davanti al re; al termine del corteo trionfale compare Radames. Amneris gli pone una corona sul capo e il re lo invita a chiedere ciò che vuole. Aida, intanto, scorge tra i prigionieri etiopi il padre Amonasro, vestito come un semplice ufficiale; lo abbraccia ma non ne rivela, per non tradirlo, la regale identità. Amonasro si presenta al re e invoca clemenza per il popolo vinto. Il popolo egiziano commisera i prigionieri, ma Ramfis e i sacerdoti invitano il re a non avere pietà. Interviene allora Radames, che chiede la vita e la libertà per gli etiopi sconfitti; il re acconsente alla richiesta, stabilendo – su consiglio di Ramfis – che solo Aida e il padre siano trattenuti in pegno di pace. Accorda poi la mano di Amneris a Radames, che regnerà un giorno sull’Egitto. All’esultanza di Amneris fa eco la disperazione di Aida.

Atto terzo

Le rive del Nilo.

Dal tempio di Iside giunge un canto in onore della dea. Da una barca che approda scendono Amneris, Ramfis, alcune donne velate e guardie. È la vigilia delle nozze, e Amneris si reca al tempio per pregare. Giunge Aida, coperta da un velo: attende Radames, che le ha dato un appuntamento.

Mentre aspetta l’amato ripensa al suo sogno d’amore infranto e alle bellezze della sua patria, che non rivedrà più. Le compare innanzi Amonasro. Il padre, che si è accorto del suo amore per Radames, le prospetta il ritorno in patria e la felicità amorosa; ma gli egiziani dovranno prima essere sconfitti: perciò le chiede di carpire a Radames il segreto della via che seguirà l’esercito. Aida dapprima si oppone, poi finisce per cedere alle insistenze di Amonasro, che la chiama schiava dei faraoni e minaccia di ripudiarla. Amonasro si nasconde. Giunge Radames, che si confida con Aida: spera in un’altra vittoria, che gli faccia ottenere dal re, come ricompensa, il permesso di sposarla. Aida gli propone invece di fuggire in Etiopia, dove potranno vivere felici; vinta l’iniziale esitazione di Radames, i due si preparano alla fuga. Aida chiede a Radames come sfuggire all’esercito, e questi risponde che sino all’indomani le gole di Nàpata saranno sgombre. Amonasro, udito il nome del luogo, esce allo scoperto e rivela di essere il re degli Etiopi. Radames, annientato, capisce d’aver tradito la patria. Quando Amneris esce dal tempio, accusando Radames di tradimento, Amonasro si scaglia su di lei per ucciderla; ma Radames si frappone, riuscendo a evitare che la colpisca. Fa poi fuggire Aida e suo padre e si consegna a Ramfis.

Atto quarto

Sala nel palazzo del re.

Amneris è disperata: Radames sta per essere processato per tradimento. Lei continua ad amarlo ed è decisa a fare di tutto per salvarlo. Lo fa condurre in sua presenza e lo scongiura di discolparsi; ma Radames rifiuta, sostenendo che il suo onore non è macchiato e che è deciso a morire, avendo perduto Aida. Amneris gli rivela che la fanciulla è viva e libera, e gli promette la vita se rinuncerà a lei: ma Radames ribadisce la sua ferma volontà di morire. Amneris vede passare i sacerdoti che entrano nel sotterraneo per pronunciare la sentenza. Radames, accusato d’aver tradito la patria, d’aver disertato la battaglia e d’esser venuto meno alla fiducia del re, rifiuta di difendersi ed è condannato a essere sepolto vivo. Amneris, nella massima disperazione, maledice i sacerdoti.

Nel piano superiore, interno del tempio di Vulcano; nel piano inferiore, un sotterraneo.

Due sacerdoti chiudono la pietra del sotterraneo in cui è sepolto Radames. Questi sente, nell’oscurità, un gemito e scorge una figura che s’avanza: è Aida, introdottasi furtivamente nel sotterraneo e decisa a morire tra le braccia dell’amato. Radames e Aida, che già vede avvicinarsi l’angelo della morte, prendono insieme commiato dalla vita terrena e si apprestano a volare in cielo. Nel tempio Amneris, vestita a lutto, prega Iside per l’anima di Radames.

APPUNTI PER UNA NUOVA LETTURA DI AIDA

di Franco Zeffirelli

dal programma di sala del Teatro alla Scala (2006)

Con Aida, Giuseppe Verdi ha operato una delle più straordinarie creazioni nell’universo del Teatro.

Ci fa rivivere passioni, sentimenti, debolezze, visioni storiche e fantasiose in un tutto meravigliosamente compiuto.

Inoltre ha saputo stimolare la nostra immaginazione e la nostra fantasia per cui ogni volta che ci troviamo a rivisitare quest’opera scopriamo emozioni, significati, valori sempre nuovi.

Cosa “vedi” quando senti la musica di Aida? Un pianeta di sovrumana bellezza e ricchezza, il Nilo, le Piramidi, l’Impero dei Faraoni, che hanno per millenni sedotto l’immaginazione del mondo. La città di Menfis, il cui ricordo si perde nelle millenarie leggende, è il centro di attrazione fatale del mondo antico. Moltitudini di pellegrini e di visitatori hanno attraversato deserti e foreste, varcato montagne e fiumi per poter vedere, anche una sola volta nella loro vita, quel luogo sacro e leggendario.

La storia che Verdi ha scelto di raccontarci è una storia di amori difficili, di passioni, di orgoglio e di dolore. Una grande storia d’amore che Verdi ha immerso in una fantasia risplendente di oro e di gemme. Ma è anche un mondo di intensi misteri e soprannaturali prodigi.

La presenza dei Sacerdoti nella storia che Verdi narra è particolarmente suggestiva e incombente. La potenza delle grandi immagini sacre e la loro varietà stimola a recepire la vita di ognuno come dominata dal senso del sacro.

Verdi evoca in modo prorompente la presenza, ad esempio, di sacerdotesse le cui voci angeliche sono sospese nell’aria sopra le teste dei comuni mortali come echi di un mondo celeste. Ha dedicato a queste entità femminili configurazioni musicali memorabili.

Forte di queste indicazioni io ho immaginato nel cuore della splendida e potentissima Menfis la presenza inquietante di un’altra creatura spirituale, una sacerdotessa a cui ho anche dato un nome, Akhmen, che sento presente nei momenti nodali della storia di Aida, Radamès e Amneris come una “conduttrice” di energie celesti per proteggere e accompagnare il cammino difficile e fatale dei tre personaggi. È lei che eseguirà con le sue sacerdotesse la danza rituale al Tempio per consegnare la spada a Radamès, prima della battaglia. Mentre il canto interno della voce angelica di una sacerdotessa (che sembra la voce della stessa Akhmen) accompagna il rito. Sarà lei che nel giorno della vittoria guiderà la Marcia Sacra con cui culmina il Trionfo alla presenza delle immagini dei grandi Dei. Ed è a lei che Radamès riconsegnerà la sacra spada vittoriosa.

Ritroveremo più tardi, sulle sponde del Nilo, Akhmen con le sue compagne a ricevere Amneris che si reca al Tempio per chiedere protezione dalla Dea per le sue nozze con Radamès. Ed è lei ancora che avvertirà l’intrusione di una energia nuova che minaccia Amneris, quella dell’Amore di Aida.

Sarà a questa forza che gli Dei, impotenti, dovranno alla fine inchinarsi. E ad Akhmen resterà soltanto il potere di proteggere Amneris che ha perduto l’Amore, ma potrà essere invece la nuova, grande regina d’Egitto.

Verdi, alla fine, vuole dirci che il Dio più grande, più forte ed invincibile, è l’Amore.

GIANANDREA NOSEDA

Direttore Musicale del Teatro Regio di Torino
Conductor Laureate della BBC Philharmonic
Principale Direttore Ospite della Israel Philharmonic Orchestra
“Victor De Sabata Guest Chair” della Pittsburgh Symphony Orchestra
Direttore Principale dell’Orquesta de Cadaqués
Direttore Artistico dello Stresa Festival

Considerato oggi tra i più eminenti direttori d’orchestra del panorama internazionale, è Direttore Musicale del Teatro Regio di Torino dal 2007, che ha collocato stabilmente nella mappa dei grandi teatri d’opera, vi dirige ogni anno produzioni operistiche e concerti sinfonici, oltre a tournée e residenze all’estero. Le nuove produzioni di Don Giovanni, Salome per la regia di Robert Carsen, Thaïs, La donna di picche, La traviata, Boris Godunov – per la regia di Andrei Konchalovski -, I vespri siciliani, Fidelio, Tosca, Onegin sono state accolte da unanimi consensi del pubblico e della critica. Ha guidato i complessi del Teatro Regio in tournée in Giappone, Spagna e al Théâtre des Champs Elysées di Parigi, dove torna ogni anno per presentare opere in forma di concerto che sono ormai un appuntamento molto atteso dal pubblico parigino. Nel maggio 2013 ha portato per la prima volta i complessi del Teatro Regio Torino a Dresda e a Vienna.

Gianandrea Noseda è anche Direttore Ospite Principale dell’Orchestra Filarmonica di Israele, Conductor Laureate della BBC Philharmonic, “Victor De Sabata Guest Chair” della Pittsburgh Symphony Orchestra e Direttore Artistico del Festival di Stresa. E’ stato inoltre il primo Direttore Ospite Principale straniero nella storia del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, nonché Direttore Ospite Principale della Filarmonica di Rotterdam e dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI.

Nato a Milano, dove ha compiuto gli studi musicali, dirige le più importanti orchestre sinfoniche del mondo: Chicago, Pittsburgh e Philadelphia negli Stati Uniti, la London Symphony, l’Orchestre de Paris e la Filarmonica della Scala in Europa, mentre in Giappone è ospite regolare della NHK Symphony Orchestra. Nella stagione 2012/13 ha debuttato con la Filarmonica di Los Angeles e la Cleveland Orchestra, oltre che al Musikverein di Vienna. Intensa e felice la collaborazione con il Metropolitan di New York, dove dirige ogni anno dal 2002 e dove tornerà nel 2014 con due produzioni, tra cui una attesissima nuova produzione de Il principe Igor di Borodin per la regia di Dmitri Tcherniakov. Come Chief Conductor della BBC Philharmonic ha guidato l’orchestra in tournée in Giappone (nel 2004 e nel 2008) e in Europa, oltre ad aver scritto una pagina storica nel 2005 quando un milione e mezzo di utenti hanno scaricato dalla rete le Nove Sinfonie di Beethoven offerte dal sito della BBC nell’ambito del progetto “The Beethoven Experience”.

Tra i momenti più significativi delle passate stagioni, il War Requiem di Britten con la London Symphony Orchestra, presentato al Barbican Centre di Londra e al Lincoln Centre di New York, e salutato dalla critica americana come uno degli eventi dell’anno. Inoltre, il personale successo nel Macbeth al Metropolitan, insieme a quello della Luisa Miller scaligera, dei Vespri siciliani all’Opera di Vienna e del Rigoletto al Festival di Aix-en-Provence, lo hanno imposto come sicuro punto di riferimento per il repertorio verdiano nel mondo.

Dal 2002 Gianandrea Noseda è legato all’etichetta discografica Chandos, per la quale ha registrato oltre 30 cd dedicati a musiche di Bartók, Dvořák, Karłowicz, Liszt, Mahler, Prokof’ev, Respighi, Šostakovič, Smetana. Un posto particolare nella discografia di Gianandrea Noseda occupa la musica di Rachmaninoff, a cui ha dedicato diverse incisioni che comprendono tutte le sinfonie e le tre opere. Ha inoltre avviato “Musica Italiana”, un progetto dedicato ai compositori italiani del XX secolo, che ha portato alla riscoperta della produzione sinfonica di grandi personalità come Casella, Dallapiccola, Petrassi e Wolf-Ferrari attraverso registrazioni discografiche accolte dalla critica musicale internazionale con plauso unanime. Nell’ambito della collaborazione con Deutsche Grammophon, ha inciso il debutto discografico di Anna Netrebko con la Filarmonica di Vienna, mentre con l’Orchestra del Teatro Regio di Torino ha diretto l’album mozartiano di Ildebrando D’Arcangelo e i due progetti discografici dedicati all’anniversario verdiano con Rolando Villazón e Anna Netrebko.

Sempre attento ai giovani musicisti, ha collaborato con il Royal College of Music e con l’Orchestra della Guildhall School di Londra, con la National Youth Orchestra of United Kingdom e con l’Orchestra Giovanile Italiana. Inoltre, dirige regolarmente la European Union Youth Orchestra in tournée in Europa.

Gianandrea Noseda è Cavaliere Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana.

 

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