“Non si sa come” di Luigi Pirandello

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fotoPirandello è un maestro nell’indagare i comportamenti umani. La sua tematica gioca sul filo della finzione, dell’inganno e della doppia identità, la verità non esiste, l’uomo diventa una persona solo sotto lo sguardo degli altri e assume tanti ruoli e tante maschere quante sono le persone che lo vedono. Questo è il comportamento della nostra vita quotidiana. In ogni momento della giornata tutti noi indossiamo una maschera, quella che più si adatta in quel momento. Ed è così frequente l’esercizio del metterla e toglierla che alla fine non sappiamo più quale é la maschera e quale il volto. Nell’ultima sua commedia “Non si sa come” Pirandello si spinge oltre il comportamento, scava nelle viscere dell’inconscio e arriva alla conclusione che a volte un atto moralmente censurabile (come l’adulterio) o addirittura l’omicidio se commessi in un momento di tensione esistenziale, senza la volontà di offendere, insomma “non si sa come”, vengono cancellati dalla coscienza assumendo una identità onirica. Evidentemente la mancanza di senso di responsabilità ha per Pirandello un valore catartico. Orasi può capire che per un momento di coscienza obnubilata, di esasperazione, di esaltazione passionale si commettano “delitti”, ma non si può accettare che il giustificazionismo diventi irresponsabilità che attenua o addirittura cancella la colpa. Siccome in quel momento non c’ero con la testa non mi sento responsabile, perché è successo non si sa come. Per venire per un attimo ai giorni nostri la teoria pirandelliana è confermata da quel signore che si è trovato proprietario di un appartamento a Roma “a sua insaputa”.

Pirandello racconta la storia di due coppie di amici della borghesia agiata, musicisti per diletto, che conducono apparentemente una vita spensierata. In realtà uno dei due amici Romeo deve liberarsi la coscienza e quindi cancellare una singolare fattispecie di senso di colpa per avere, in un momento di passione incontrollabile, sedotto Ginevra la moglie del suo amico Giorgio. Per sentirsi libero anche da fantasmi giovanili che gli ricordano l’uccisione di un amico per un futile motivo, Romeo deve raccontare in una seduta collettiva (in una sorta di psicanalisi di gruppo) la storia “dell’incidente” giovanile e dell’adulterio con Ginevra che, da parte sua, conferma senza fare un plissé. E’ stato un sogno, dunque il residuo di colpa è cancellato. Che poi alla fine Giorgio uccida con un colpo di pistola Romeo non fa che confermare l’esile trama, in termini di forma e contenuto, di questa commedia che vedono assolti solo i bravi attori: Sandro Lombardi, Elena Ghiaruov, Pia Lanciotti, Francesco Colella e Marco Brinzi. Non si è notata, quindi buona, la regia di Federico Tiezzi. Funzionali le scene di Pier Paolo Bisleri.

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