La sciantosa Serena Autieri

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fotoLa bella Serena Autieri veste i panni de “La sciantosa” (con sottotitolo “Ho scelto un nome eccentrico”), nell’allestimento in scena al teatro Diana di Napoli. Lo spettacolo scritto da Vincenzo Incenzo e diretto da Gino Landi vuole essere un omaggio ad Elvira Donnarumma, sciantosa napoletana molto famosa tra fine Ottocento ed inizio Novecento.

Ma la realizzazione è lontana dagli intenti, la messa in scena si presenta infatti come qualcosa di diverso dal musical che ci si aspetterebbe. In “La sciantosa” è quasi tutto “cantato” e poco recitato, tanti i brani eseguiti dall’Autieri con un’orchestra dal vivo ad accompagnarla. Bellissimi i costumi, bravo il ballerino Alessandro Urso, ma scarsi i momenti di vera recitazione.

Manca nella costruzione dello spettacolo un filo narrativo. Pochi infatti sono i flash in cui si accenna alla biografia della Donnarumma. Di lei scopriamo che ebbe un grande amore, il maestro Alberto Montagna, suo accompagnatore al pianoforte e nella vita, e che soffrì per la sua prematura mancanza a causa di una malattia. Di Elvira sappiamo inoltre che fu apprezzata all’epoca da Matilde Serao ed Eleonora Duse, ma che fu costretta ad abbandonare le scene a causa di una malattia e che morì nel 1933.

Una vita così piena e vissuta al tempo dei café chantant poteva essere materia per una grande rappresentazione di quegli anni: epoca di grandi cambiamenti, la nascita del Futurismo, la Prima guerra mondiale, l’avvento dei Fascisti (elementi che nello spettacolo vengono confusamente chiamati in causa).

Insomma occasione persa per narrare la vita di una grande protagonista di quegli anni. Così non accade sul palco dove i pochi sprazzi recitati non riescono a fornire un’idea allo spettatore di cos’era essere una cantante, una sciantosa di quegli anni. Non riesce il tentativo di portare lo spettatore ad inizio secolo, anzi per strappare una risata in più al pubblico si tenta di mescolare le carte con la contemporaneità (vedi la aspirante canzonettista Ruby che si presenta al provino).

Tanti i luoghi comuni: da Pulcinella (un tentativo di rendere omaggio al padre della Donnarumma che recitava proprio quel ruolo) a Napoli come “mamma buona”.

La Autieri coinvolge il pubblico scendendo in platea per la mitica mossa, ma la sua bravura sta tutta nel canto dove eccelle incantando gli spettatori con la sua esibizione: da “Comme facette mammeta” a “’A tazza ‘e cafè”, passando per la struggente “Santa Lucia luntana” lungamente applaudita. Un plauso all’interprete, convince meno la struttura in cui è calata.

 

lighting design VALERIO TIBERI
costumi MONICA CELESTE
in scena ALESSANDRO URSO
con il QUINTETTO POPOLARE ITALIANO

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