Luca Ferrò, la nuova promessa della danza italiana

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fotoLuca Ferrò è uno studente del primo anno del Bellini di Novara, ma anche una vera e propria promessa della danza italiana, un autentico talento naturale. 13 anni, rientrato recentemente da Mosca dove ha trascorso un mese al Bolshoi. A consegnargli la borsa di studio è stata l’étoile dell’Opéra di Parigi Eleonora Abbagnato dopo averlo visto volteggiare e danzare. Studia danza da tre anni presso il centro Arte Danza di Novara con la maestra e direttrice Barbara Gatto, la quale si è diplomata al Centro Internazionale Danza di Milano, frequentando in seguito la scuola di Enzo Paolo Turchi, perfezionandosi a Nizza al Off Jazz e lavorando a numerosi programmi televisivi, affiancando per tre anni Renato Zero come ballerina e coreografa.

Ho incontrato Luca e Barbara ed è nata questa breve ma intensa intervista.

Caro Luca, comincio con il chiederti di raccontarci la tua formazione. A quanti anni hai iniziato a danzare?

Ho iniziato a danzare all’eta di 11 anni direttamente presso il centro Arte Danza. Ho partecipato a vari stage tra cui desidero citare quelli con l’insegnante Francesca Frassinelli, Mauro Astolfi, Anbeta, Kledy, Elisabetta Terabust, Fredéric Olivieri, Paola Vismara, Alessandro Molin, André De La Roche, Chakalli, Vittoria Mucci eccetera.

Come hai scoperto questa passione?

Questa passione è iniziata per gioco in casa, di conseguenza i miei genitori mi hanno iscritto a un corso di hip hop. Mentre frequentavo questa disciplina rimanevo affascinato e attraverso la porta a vetri della sala danza mi fermavo ad assistere alle lezioni dei corsi professionali e da lì ha preso corpo la mia passione.

Prima della danza frequentavi altri tipi di palestre?

Non ho mai frequentato corsi da ginnasta, l’unico sport è stato il tennis.

Che ricordi hai della trasmissione “Io Canto”, la quale ha permesso al grande pubblico di farti conoscere?

E’ stata un’esperienza molto divertente, ho imparato com’è il mondo della televisione visto dall’interno. Ricordo con piacere la simpatia di Gerry Scotti.

Grazie a questa trasmissione televisiva Eleonora Abbagnato ti ha consegnato una borsa di studio per il Bolshoi, ci racconti le tue emozioni quando hai appreso la notizia?

Sono rimasto impressionato e quando me l’ha offerta ho detto subito ai miei genitori ma che volevo andarci, pensavo alla lontananza e avevo il timore di non trovarmi a mio agio mentre una volta arrivato a destinazione non volevo più rientrare. Successivamente alla trasmissione mi sono recato in qualità di ospite al teatro dell’Opera di Roma durante il Premio Jaruskaia, sede in cui materialmente l’étoile Eleonora Abbagnato mi ha consegnato la borsa di studio.

Com’è stata l’esperienza alla scuola del Bolshoi?

Prima di tutto c’erano alcuni ragazzi italiani e i primi giorni mi hanno aiutato con lo svolgimento delle giornate, perché tutto era scritto in russo e anche gli insegnanti parlavano solo madrelingua, ma guardando le lezioni sono riuscito a capire e a comprendere. La scuola era molto affascinante per la maestosità degli spazi, venti sale di danza e una trentina per le lezioni di scuola giornaliere.

Come si svolgevano le tue giornate a Mosca e cosa hai imparato maggiormente da questa trasferta?

Riguardo alla danza dal lunedi al sabato lezioni giornaliere di classico per un totale di 9 ore settimanali sempre con la stessa insegnante. Ho studiato danza storica, una disciplina molto particolare più a terra senza salti, la quale mi è piaciuta molto. Facevo ginnastica, più che altro stretching e riscaldamento, due lezioni settimanali. Tutti giorni ho studiato lezioni di russo per 2 ore. L’unico giorno libero era la domenica. Con i miei genitori ho fatto un giro panoramico della città in quanto essendo minorenne non potevo uscire dall’Accademia da solo, nei weekend sono uscito qualche volta con due ragazzi italiani per andare a fare la spesa e un’altra volta con una ragazza di 16 anni al Gorky Park tramite autorizzazione dei miei genitori.

Tra la danza classica e la modern cosa preferisci?

Ho iniziato a fare classica perché la base serviva e infatti anche il mio attuale maestro Alexandru Frunza dopo questa esperienza moscovita dice che sono migliorato molto e in effetti amo entrambe le discipline. Dopo questa esperienza al Bolshoi ho apprezzato maggiormente la danza classica.

Come vuoi descrivere la tua insegnante Barbara Gatto?

Unica e diciamo che la considero la mia seconda mamma.

Cosa rappresenta per te la danza?

Tutto, diciamo che quando sono stanco fisicamente dico che vorrei saltare la lezione ma quando entro in sala danza non vorrei finisse più… è la mia vita!

Hai vinto tanti concorsi di danza anche molto prestigiosi. Desideri diventare un ballerino professionista e dedicare la tua vita al palcoscenico?

Spero un domani di poter intraprendere la carriera di danzatore professionista in una Compagnia, questo è il mio sogno.

Arte Danza Novara è diventata la tua seconda famiglia, cosa trovi di speciale in questa scuola?

Innanzitutto gli insegnanti, il gruppo in cui mi trovo ora lo considero il migliore in assoluto, ho trovato dei veri compagni e ho capito il valore dell’amicizia.

Qual è il tuo ballerino preferito?

Mi piace molto Roberto Bolle.

Tra tutte le coreografie che hai interpretato qual è la tua preferita?

Riguardo alla coreografia di gruppo mi piace molto L’illogica allegria con cui abbiamo vinto il recente Tripudium al Milano Danza Expo poi invece riguardo agli assoli sono tutti belli ma variano anche dal genere, il primo assolo ad esempio era bello ma studiavo solo da 5 mesi, era basato sulle caratteristiche fisiche che avevo, invece l’ultimo assolo era totalmente diverso, il primo era minimalista mentre l’ultimo sulla musica di Chaplin “Passi da gigante” ritengo sia teatrale.

C’è un’arte che ami maggiormente dopo la danza?

No, mentre ho un hobby che è la lavorazione del fimo, una pasta modellabile con la quale mi diverto molto a creare a seconda della mia fantasia qualsiasi oggetto, anche per i regali di compleanno…

Un tuo sogno nel cassetto?

Diventare un grande ballerino ma non ho ancora idealizzato tra le due discipline, se classico o moderno.

Cara Barbara, quando ti sei accorta del grande talento di Luca?

Già dalla sua prima lezione mi sono accorta che c’era questa grande predisposizione fisica.

Tra voi si è instaurato un rapporto di complicità e di grande affetto, quali sono, secondo te, le sue maggiori doti?

Oltre alla doti fisiche, che comunque risaltano proprio le sue qualita e le sinuosità del corpo, praticamente possiede tutto quello che serve per danzare. Oltre a quello lui ha la grande capacità di essere come una spugna, di assorbire molto gli input che gli vengono dati. A livello umano, inizialmente non era pronto per una correzione continua e la viveva come un “non so fare le cose” mentre ora ha capito queste correzioni ed è molto generoso, altruista. Preferisce fare un regalo piuttosto che riceverlo.

Cosa gli auguri per la sua carriera?

Sicuramente per la sua carriera di scegliere la strada che ami di più. Di trovare la giusta ricompensa per la fatica perché la vita di un ballerino è fatta di grandi sacrifici. Gli ho sempre indicato un’Accademia che abbia degli sbocchi successivi lavorativi e secondo me lui possiede le qualità impeccabili per entrarvi attraverso delle borse di studio offerte per il suo valore. L’importante che il lavoro venga riconosciuto e predomini la meritocrazia. Lui sta già facendo un percorso importante ma per cambiare gli auguro di trovare un luogo dove poi si trasformi in una professione, tipo il Royal Ballet o l’Opéra di Parigi, dove poi abbia lo sbocco che metta in risalto le sue qualità per entrare nel mondo della danza da assoluto professionista e protagonista.

Sei una maestra di successo e gestire gli allievi dev’essere molto bello ma anche difficile: quali sono per te le principali sfide, a livello tecnico e a livello umano, ogni volta che c’è da realizzare una nuova coreografia?

Per me, innanzitutto, sono cresciuta proprio a livello adolescenziale fino ad adesso con valori umani ben stabili. I sentimenti che ritengo intoccabili e di assoluto pregio sono l’ironia e l’autocritica che dimostrano intelligenza. Mi piace il gioco e quindi i miei lavori vengono dal mio io e la forza naturale viene quando tiro fuori quello che mi appartiene di più.

La tua carriera è intensa e ricca: sei stata ballerina, ora insegnante e coreografa. Se dovessi presentarti, cosa diresti di te?

Che non mi sento mai arrivata, c’è sempre da imparare e e da conoscere sempre più a fondo se stessi. Amo incondiziontamente il mio lavoro, i miei allievi e soffro molto quando ci sono altri ragazzi che seguono strade sbagliate e vengono carpiti da persone che li illudono senza avere le giuste qualità e non riesco a far finta, da direttrice, mi indispone molto questa ingiustizia. Sono una persona determinata ad avere risultati lavorando a più non posso, e a volte questa determinatezza e conoscenza viene scambiata per presunzione e boria. Essendo così meticolosa nel volere il meglio lo sono in tutto.

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