Dolore sotto chiave

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fotoUn atto unico scritto nel 1958 da Eduardo De Filippo, commedia breve ma pregna di significato è “Dolore sotto chiave” che ha debuttato al teatro San Ferdinando tra gli applausi convinti del pubblico. Andato in onda come radiodramma nel 1959, interpretato da Eduardo e Titina e poi messo in scena come commedia per la prima volta nel 1964, proprio al San Ferdinando, con protagonisti Regina Bianchi e Franco Parenti, e poi ancora nel 1980 con Luca De Filippo e Angelica Ippolito. Dopo il debutto al Napoli teatro festival torna di nuovo in scena.

La regia è di Francesco Saponaro, gli interpreti Tony Laudadio, Luciano Saltarelli e Giampiero Schiano danno vita ad una brillante messa in scena scandita da un ritmo incalzante e dalle risate di approvazione del pubblico. Eppure l’inizio è tetro e ci mette in guardia sul tema. Il prologo, affidato ad un becchino, è pirandelliano, ci ammonisce e allo stesso tempo ci spinge ad interrogarci sul significato della morte.

Ed è proprio di morte che si parla, scandita nelle scene e nelle luci (due porte a forma di bara, ambienti illuminati da fioche luci che lasciano spazio a silenziosi bui). Rocco Capasso, infatti, protagonista di questo atto unico, è vedovo a sua insaputa. Scopre che la moglie è morta soltanto 11 mesi dopo l’effettivo decesso. Colpa della sorella Lucia e delle assurde trame che intesse per troppo amore. Una vicenda che si colora di risvolti ironici e imprevisti. Sembra quasi paradossale fino a quando nella penombra non appaiono i tormenti dei due. Vera protagonista è la morte e il dolore personale che viene meno, strappato dall’inganno di quel microcosmo culturale fatto di ricatti e incomunicabilità che è la famiglia. Il messaggio di Eduardo giunge forte al pubblico, del maestro ne udiamo anche la voce, successivo al prologo è infatti un audio di un originale radiofonico del 1959.

Morte da esorcizzare anche con l’ultima parte dello spettacolo, la messa in scena di “Pericolosamente”, un esilarante atto unico del 1938, quasi uno sketch, in cui la rivoltella diventa l’escamotage per la pace coniugale.

Due atti unici miscelati sapientemente che rendono lo spettacolo brillante e di rara qualità.

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con Tony Laudadio, Luciano Saltarelli, Giampiero Schiano

regia di Francesco Saponaro

prologo da I pensionati della memoria di Luigi Pirandello

Le scene e i costumi sono di Lino Fiorito; le luci di Cesare Accetta; il suono di Daghi Rondanini; produzione Teatri Uniti – Napoli Teatro Festival Italia in collaborazione con l’Università della Calabria.

 

 

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