“Una tigre del Bengala allo zoo di Baghdad” inaugura il Teatro Eliseo di Roma

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Foto di Bepi Caroli
Foto di Bepi Caroli

Una tigre del Bengala allo zoo di Baghdad di Rajiv Joseph inaugura in prima nazionale il 29 settembre alla ore 20 la nuova stagione del Teatro Eliseo di Roma completamente ristrutturato e restituito alla città da Luca Barbareschi che qualche mese fa si è lanciato in un’impresa che sembrava quasi impossibile.

Ancora non ci credo, ma siamo arrivati al debutto – esordisce il neo direttore artistico del Teatro presentando il testo – questo spettacolo è anche la storia di come un sogno possa diventare realtà e di come la passione e la volontà possano vincere le difficoltà e superare le barriere, anche temporali.”

E la piéce del giovane drammaturgo Rajiv Joseph, finalista al Premio Pulitzer 2010, e portato in scena a Broadway nel 2009 con Robin Williams come protagonista, non è un testo scelto a caso: prodotto, diretto e interpretato da Luca Barbareschi, mette subito in luce il nuovo iter del teatro in cui “il pubblico deve essere consapevole di vedere il testo e non l’attore. Mi auguro che sia questa la nuova linea artistica dell’Eliseo che punta l’attenzione su un teatro di drammaturgia e sulla centralità dell’autore” sottolinea il regista.

Il testo, che trae spunto da una storia tanto vera quanto assurda, si ambienta in una Baghdad devastata dall’occupazione americana in vista dell’epurazione del vecchio regime: una tigre viene uccisa per il suo insaziabile appetito (ah, l’istinto!), ma continua ad aggirarsi come uno spettro per filosofeggiare e disquisire incarnando l’ombra e il pensiero di un’umanità dilaniata da sentimenti contrastanti.

Sono molto onorato di aprire la stagione del Teatro con questo lavoro che ha una lunga genesi – racconta l’autore – Questo testo nasce nel 2003 quando era scoppiata da poco la guerra in Iraq e non riuscivo a interpretarla bene anche in merito alle notizie che arrivavano. Tutto nasce da un trafiletto di un giornale che ho letto e che raccontava di due marines americani messi a guardia di una tigre allo zoo di Baghdad: quello che mi ha colpito è stata la realtà surreale della vicenda che si concentra su tre personaggi improbabili che si trovano ad operare in un contesto difficile. Dopo aver proposto le prime dieci pagine della pièce, l’ho accantonata e poi ho ripreso a scrivere il testo. Nel frattempo mi sono confrontato con reduci di guerra e cittadini iracheni e ho descritto una guerra che non capisco, ma parlandone in modo apolitico e primitivo attraverso il punto di vista di una tigre.

Alternando tempi drammatici e comici, senza tralasciare l’ironia attraverso uno sguardo lucido e crudele, il testo del giovane Rajiv Joseph, classe 1974 esempio perfetto del melting pot americano, racconta in modo mai banale la guerra nella sua follia descrivendone l’orrore attraverso le sue assurdità, la sua irrazionalità e tutte le sue contraddizioni scavando nelle problematiche etiche e morali della società contemporanea.

A volte sono i testi che inseguono noi. Ho avuto la possibilità di poter mettere ora in scena un testo che mi riflette in un momento di maturità artistica e credo che questo sia lo spettacolo giusto per riaprire l’Eliseo – continua Barbareschi – Il mio personaggio, la tigre, rappresenta una sorta di spina dorsale della pièce anche quando non sono in scena incarnando l’aspetto istintivo rispetto al controllo sociale e alle istituzioni. Questo è uno spettacolo di attori in cui si abbatte la quarta parete”.

A riflettere la forza eversiva di un testo a tratti grottesco concorre un cast multietnico che vede come protagonisti Denis Fasolo e Andrea Bosca che interpretano i due marines americani, Sabrie Khamiss (è Hadia che rappresenta l’innocenza e la freschezza), Nadia Kibout nel duplice ruolo di una lebbrosa e di una donna irachena, Marouane Zotti (il traduttore), Hossein Taheri (il figlio di Saddam Hussein).

L’artista deve tornare ad essere uno scienziato delle idee che continua a porsi delle domande: il teatro non deve essere un luogo politico com scelta di posizione, il potere uccide l’arte e la posizione dell’artista non deve essere stumentalizzato. La vera rivoluzione consiste nell’operare all’interno del proprio lavoro” conclude Barbareschi pronto al debutto. In scena da martedì 29 settembre a domenica 11 ottobre. Tutti i dettagli su www.teatroeliseo.com.

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