“Euridice e Orfeo”, quinto appuntamento del 68° Ciclo di Spettacoli Classici al Teatro Olimpico di Vicenza “I Fiori dell’Olimpo”

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fotodirezione artistica di Emma Dante

regista Davide Iodice

riscrittura di Valeria Parrella

con Michele Riondino e Federica Fracassi

e con Davide Compagnone e Raffaella Gardon

produzione Teatro Bellini in coproduzione con Napoli Teatro Festival

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La morte è un problema di chi resta”. Punta dritta alla questione Valeria Parrella in questa sua riscrittura del mito narrato da Ovidio nelle Metamoforsi. Orfeo non si rassegna di essere sopravvissuto all’assenza di Euridice, tanto da scendere nell’Ade per cercarla. Gli viene concessa una sola possibilità: potrà ricondurre l’amata nel regno dei vivi a patto di non guardare mai il suo viso. Ormai sulla soglia del trapasso al contrario, Orfeo però cede al divieto, così Euridice svanisce, e stavolta per sempre.

Rispetto al mito antico che affronta l’esperienza del limite (la soglia che separa la vita e la morte, il tabù che tiene i due mondi separati), e più specificamente l’esperienza dell’aldilà, Parrella attualizza il mito affrontando il dolore umano troppo umano dei “sopravvissuti” a chi muore, tracciando la geografia del lutto che dapprima squarcia l’io luttuoso e poi lo ricoagula nella consapevolezza di un evento assolutamente non negoziabile. Riondino (compagno di Perrella nella vita) è bello e anche bravo, un Orfeo contemporaneo piuttosto convincente. Molto intensa l’interpretazione di Federica Fracassi, Euridice, mentre convince meno la scenografia che sceglie l’agiografia piuttosto dell’evocazione e della suggestione, così come non convincono i gesti didascalici, le falci e il manichino zombie. Presenze ingombranti che purtroppo sviano un po’ lo spettatore dalla potenza del testo e dell’interpretazione degli attori.

 

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