Teatro dell’Opera di Roma, “The Bassarids” di Henze secondo Mario Martone

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Foto di Yasuko Kageyama-Opera 2015
Foto di Yasuko Kageyama-Opera 2015

Dopo il song play di John Adams e Mahagonny di Kurt Weill, il Teatro dell’Opera di Roma apre la nuova stagione 2015/2016 nel segno del Novecento: il sipario si apre venerdì 27 novembre alle ore 19 (in diretta su Rai Radio Tre) con The Bassarids di Hans Werner Henze.

Tratto da Le Baccanti di Euripide su testo dei poeti W. H. Auden e Chester Kallman, il capolavoro di Henze, debutta in prima assoluta a Roma in un nuovo allestimento del Costanzi con la regia di Mario Martone, i costumi di Ursula Patzak, le scene di Sergio Tramonti, le luci di Pasquale Mari i movimenti coreografici di Raffaella Giordano. Dirige il Maestro Stefan Soltesz.

Composta nel 1965, The Bassarids, il cui titolo deriva da Bassarai o Bassarides, tragedie perdute di Eschilo che aveva raccontato lo stesso truce mito tebano, si inderisce perfettamente nella linea di rinnovamento in corso nel teatro romano (incluedendo anche il successo dell’inaugurazione di Specchi nel tempo, la stagione sinfonica di contemporanea che qualche giorno fa ha fatto il tutto esaurito): la più oscura e brutale delle tragedie di Euripide (e forse di tutta la drammaturgia greca) racconta lo scontro fra Dioniso, dio dell’ebbrezza e dell’irrazionalità che spinge all’accesso, e il re di Tebe, il giovane asceta Penteo che rifiuta il nuovo culto e reprime l’istinto del proibito. La sua fine (lo sparagmòs) sarà semplicemente atroce.

Il Teatro dell’Opera di Roma ha un debito nei confronti di Henze che ha vissuto in Italia: nel 1954 il Costanzi fu teatro di un episodio storico, ma vergognoso nei confronti dell’autore che fu contestato dopo Boulevard Solitude – spiega Alessio Vlad, direttore artistico dell’Opera introducendo il dramma musicale che apre la stagione- Il teatro si divise in due fazioni diverse, una pro Henze, guidata da Luchino Visconti, l’altra che lo osteggiò profondamente, ma in realtà Henze è stato un autore che è riuscito a rivitalizzare il teatro musicale in crisi nonostante sia stato egli stesso vittima dell’ideologia”.

Ma perché The Bassarids a inaugurare la stagione?

Il coraggio dell’Opera non sta tanto nel proporre un’opera contemporanea, ma il vero coraggio sta nella consapevolezza di capire quello che il teatro è in grado di produrre – continua Vlad – Mettere in scena The Bassarids è stato un vero e proprio cimento: al Teatro alla Scala è stato rappresentata una sola volta, nel 1968 perché è un’opera molto complessa da rappresentare. Il coro è straordinario, e l’Orchestra addirittura non entra nemmeno nella buca: Henze recupera il gigantismo di Mahler, ma lo stile è del canto classico, da Mozart alla tradizione italiana: la conferma arriva dal fatto che nessuno dei cantanti è specialista del repertorio contemporaneo”.

Costruita come una sinfonia classica in quattro movimenti, The Bassarids è un’opera di estrema complessità: all’Opera va in scena la versione senza intermezzo per favorire un maggiore coinvolgimento emotivo del pubblico.

È un piacere per me lavorare a Roma – ha dichiarato il Stefan Soltesz e la presenza nel Coro del Maestro Roberto Gabbiani è stata per me una garanzia. Inoltre è importante proporre Henze che si è trasferito in Italia dopo aver avuto problemi in Germania per le sue posizioni politiche dato che era schierato a sinistra in un momento in cui il paese stava virando su posizioni di destra.

La partitura di questo dramma musicale presenta molte differenze: si va dalle sonorità cameristiche in stile Debussy a momenti grandiosi in stile Mahler e la difficoltà consiste anche e soprattutto nel passare da una fase all’altra. Nelle lunghe prove abbiamo lavorato per trovare i giusti colori dei suoni in questo contrasto musicale”.

Ho accolto con entusiasmo la proposta di tornare all’Opera dopo le esperienze con Britten all’Ara Coeli. Ho accolto con entusiasmo la proposta di mettere in scena The Bassarids, ho sempre amato la musica di Henze e come regista è una grande sfida – spiega il regista Mario Martone alla terza collaborazione con il Costanzi – Le Baccanti sono la più misteriosa e perturbante delle opere e il libretto mi consente di continuare il mio lungo viaggio nella tragedia greca.

Le Baccanti sono la più misteriosa delle opere che offre solo domande e scava nel disordine indomabile che è dentro ogni essere umano e di conseguenza dentro ogni società: si tratta dell’ultima delle tragedie greche in cui di fatto non c’è catarsi. Esiste un mondo di persone la cui vita viene stravolta dalle lotte di potere – prosegue Martone parlando di una sorta di legame ideale fra le tragedie di Sofocle ed Euripide e con i suoi precedenti lavori – Di fatto sono i conflitti di potere che sconvolgono la popolazione: ne è l’esempio Agave, la madre di Penteo, che diventa in un certo senso la vittima dello scontro di potere nella vita degli essere umani. Le Baccanti racconta nodi un caos originario attraverso un duplice aspetto, uno personale e l’altro sociale e politico: la grandezza di Auden e Kallman è di aver intrecciato in una trasposizione drammaturgica di altissima qualità i due livelli e saranno proprio i due piani, quello interiore e quello politico, che cercherò di mettere in scena nello spettacolo.

Le Baccanti inoltre sono una tragedia in cui sono presenti molti elementi contemporanei: da una parte c’è un dio che scatena la violenza e dall’altra c’è un re che opprime e chiede leggi severe, ma tutto si presenta sotto un segno capovolto: qui chi libera è violento (Dioniso), chi reprime è la vittima (Penteo). Dunque nonostante l’attualità del testo nelle Baccanti non c’è alcuna possibilità di poter ricondurre la tragedia all’attualità e ai fatti contemporanei in modo schiacciante. Le Baccanti sembrano voler suggerire al lettore che è non è possibile semplificare, ma è necessario confrontarsi con la complessità, un messaggio difficile, ma estremamente contemporaneo”.

Ringrazio molto il Sovrintendete Fuortes – conclude Vlad – perché mi ha dato l’opportunità come direttore artistico di poter credere in questo progetto che pone il teatro in condizioni impegnative in tutti i livelli. The Bassarids è fra le opere più complesse di tutta la storia della musica ed è una delle poche opere che mettono a dura prova l’organico del teatro”.

Sul palco, con il Coro del Teatro dell’Opera di Roma diretto dal Maestro Roberto Gabbiani, un cast internazionale composto da Ladislav Elgr nel ruolo di Dionysus, Russell Braun nel ruolo di Pentheus, Mark S. Doss nel ruolo di Cadmus, Erin Caves sarà Tiresias, Andrew Schroeder un Capitano della guardia reale, Veronica Simeoni interpreterà Agave, Sara Hershkowitz sarà Autonoe e Sara Fulgoni sarà Beroe.

Dopo il debutto di venerdì 27 novembre alle ore ore 19 e in diretta su Rai Radio3, The Bassarids sarà in replica domenica 29 alle ore 16.30 e nel mese di dicembre, nelle giornate di martedì 1 (ore 20), giovedì 3 (ore20), sabato 5 (ore 18), giovedì 10 (ore 20). Per informazioni: operaroma.it

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