Intervista al M° Marco Gemmani

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fotoFlavio Colusso | Puer natus* (2015)
Francesco Guami | Canzon vigesimaquinta** a 8 strumenti (1608)
Giovanni Gabrieli | Kyrie eleison a 8 e 12 voci 1597 | Et in terra pax a 12 (1597)
Baldassare Donato | Hodie Christus** a 8 (1599)
Giovanni Gabrieli | Canzon septimi toni (II) a 8 strumenti (1597)
Claudio Merulo | Credo (Missa Benedicam)** a 12 (1609)
Giovanni Bassano | Laetentur caeli** a 8 (1599)
Giovanni Gabrieli | Sanctus a 12 (1597)
Claudio Merulo | Agnus Dei (Missa Benedicam) a 12 (1609)
Baldassare Donato |  Verbum caro** a 8 strumenti (1599)
Andrea Gabrieli |  Deus misereatur a 12 (1587)

*Prima esecuzione assoluta
**Prima esecuzione in tempi moderni

Cappella Marciana

Direttore – Marco Gemmani

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Tra i fondatori dell’orchestra Accademia Bizantina e maestro di cappella della Cattedrale di Rimini, il M° Gemmani è dal 2000 maestro di cappella della Basilica di San Marco a Venezia. Oltre all’attività concertistica in Italia e all’estero, affianca l’opera di trascrizione e di ricerca musicologica nel campo della polifonia vocale antica e in particolare sul periodo aureo della musica veneziana. Insegna, inoltre, direzione di coro e composizione corale al Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia.

Gentile Maestro, scorrendo il programma di sala previsto per i concerti del 17 e del 18 dicembre, si può notare l’alto numero di prime assolute o di prime assolute in tempi moderni. Cosa può dirci di questa scelta nel programma?

La Cappella Marciana ha storicamente prodotto molta musica e questa è stata eseguita in tutto il mondo. Credo che riproporre lo stesso ideale, proponendo quei programmi e sperare in una successiva distribuzione, sia importante.

Tutto ciò fa parte di un lungo lavoro di recupero del materiale della Marciana.

Questo lavoro cosa comporta?

Ancora fino a dieci anni fa si poteva accedere al repertorio della Cappella Marciana o acquistando copie delle stampe antiche oppure vivendo nella città d’origine della stampa giornalmente andare nelle biblioteche apposite e trascrivere.

Oggi, invece, molti originali sono online, grazie al lavoro di molte biblioteche come Bologna, Monaco e Londra.

E il trasferimento da trascrizione ad esecuzione?

È semplice, si prende lo spartito e si canta. (ride)

Tornando seri, eventuali errori vengono risolti prima di dare lo spartito in mano al cantante. Per fortuna, il sistema di scrittura elettronico permette di controllare ciò che si fa e dopo un discreto numero di trascrizioni, è più agevole comprendere quali possano essere errori e quali invece sono reali intenzioni dell’autore.

In generale, alcuni compositori usavano certe dissonanze o certi costrutti musicali che per noi potrebbero risultare erronei ed è solo in tempi moderni che abbiamo imparato a rispettarli. Basti pensare che nel 1800, questi errori venivano corretti, mentre ora siamo molto più fedeli, sia per sonorità che per armonie.

Cosa può dirci, invece, sulla prima assoluta di Flavio Colusso?

Innanzitutto incrociamo le dita scaramanticamente, nel senso che il pezzo è stato scritto appositamente per l’organico della Cappella e quindi ci teniamo a fare bella figura.

È un brano articolato, in stile gregoriano e in forma compilativa, ovvero prende diverse strutture rielaborandole.

Sottolineo che sarà l’unico brano che eseguiremo in due locazioni molto diverse, ovvero cantoria e presbiterio poiché prevede l’uso dell’organo e quindi sarà un brano a doppio coro, nella piena tradizione veneziana.

Sarà sicuramente d’effetto.

Riprendendo quanto diceva sullo scrivere o eseguire musica nella tradizione del 1500 per poi sperare che venga riproposta, questo è il secondo anno in cui lei dirigerà un concerto, inserito nel programma della sinfonica della Fenice. Uno spiraglio di musica ‘500-‘600 in una stagione solitamente orientata all’800 e al 900.

Cosa comporta questo nella scelta dei brani o nelle aspettative del pubblico?

Parallelamente al concerto nella stagione Sinfonica, abbiamo anche un appuntamento nell’ambito del festival estivo in Fenice, dove ci siamo spinti a secoli più vicini.

Se l’anno scorso il programma era più incentrato sul ‘600 sconosciuto, questo per rompere con la tradizione degli anni precedenti, quest’anno siamo passati ad un ‘500 più conosciuto, con le composizioni di Giovanni Gabrieli, per esempio.

Anche se compositori come Bassano, Donato e il Merulo, vocale, sono comunque poco conosciuti.

Io, per esempio, sono rimasto piacevolmente stupito da Donato, compositore vessato ai suoi tempi da Zerlino, ma di altissima levatura, almeno al pari di Giovanni Gabrieli.

E non abbiamo voluto toccare Andrea Gabrieli, cui dedicheremo, in tempi successivi, sicuramente un programma, così come al secondo Seicento, con Legrenzi.

Immancabile poi non pensare a Monteverdi, magari in occasione delle celebrazioni fra qualche anno, soffermandoci sulla parte meno conosciuta, quella scritta a Venezia.

Lei parallelamente insegna composizione e direzione corale al Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia. Nella sua attività artistica, questo cosa comporta? Qual è il rapporto con allievi o ex allievi?

Si potrebbe ipotizzare che attraverso il Conservatorio faccia scouting di giovani promesse.

Invece frequentatori giovani della Cappella scoprono che dovrebbero imparare, approfondire, conoscere i e quindi passano ad iscriversi al Conservatorio

Per quanto riguarda invece l’unione fra didattica, ricerca e attività artistica, la soluzione è semplice: non fare altro. Mia moglie vuole andare in vacanza e invece nulla. (ride)

Siamo nel suo sedicesimo anno di attività come maestro di cappella della Basilica di S. Marco. Guardandosi indietro che bilancio trae da questa esperienza? E che progetti prospetta per il futuro?

Al mio arrivo la Cappella era composta da dodici persone, molto volenterose, ma inesperte e la situazione era di totale abbandono.

Con il decisivo aiuto del patriarca Scola si fece la scelta di infondere energie organizzative e monetarie, per risollevare l’istituzione e prospettare un futuro.

Oggi, posso contare su un gruppo di persone di buon livello. Anche se la strada è ancora lunga.

Quindici anni di costruzione e per il futuro?

In quindici anni, la Cappella ha cantato sempre meglio e ora vogliamo puntare ancora più in alto, alzando l’asticella della qualità.

La funzione base della Cappella rimane comunque il servizio liturgico ed è proprio in quelle occasioni che diamo il meglio, perché è lì che sperimentiamo nuove possibilità, nuove soluzioni acustiche e nuovi programmi.

Tutte le domeniche ci impegniamo in una messa tematica, o con una cerchia ristretta di compositori dello stesso periodo, o un compositore unico.

Tra i programmi futuri, rivalutare tutto l’800 musicale della Cappella, un patrimonio sacro probabilmente il più importante del mondo che nessuno conosce e mai valutato.

E spero di poter comporre ed eseguire mie composizioni.

Parlando di futuro prossimo, nel 2016 la Cappella festeggerà i 700 anni, quindi, organizzeremo qualcosa di particolare.

Chiaramente la data è “storica”, esistendo un documento, trascritto nel 1700, di un possibile utilizzo dell’organo nel 1316, perché sicuramente c’era una cappella e un organo. Mentre un vero repertorio è presente solo dagli anni ’20, ’30 del 1400, comunque sempre prima della Cappella Sistina.

Qualche ultima informazione sul programma? Mi diceva poi che oltre ai concerti del 17-18, ci sarà una replica, giusto?

Il programma è veramente bello e brioso e verremo aiutati da strumentisti , due cornetti e sei tromboni, di caratura nazionale, molto bravi.

Il brano più impegnativo sarà la sconosciuta Missa Benedicam di Claudio Merulo, di cui eseguiamo per la prima volta il Credo, composizione molto complessa che faremo alla veneziana, ovvero con due solisti e due complessi strumentali separati e coro nel centro.

Una novità esecutiva forte.

E per rispondere all’ultima domanda, sì, replicheremo anche il 20 dicembre, a Mestre, in Basilica. Ad eccezione del brano di Colusso, purtroppo ineseguibile negli spazi della Basilica di S. Lorenzo.

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